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L'elezione di Barack Obama

13/11/2008

Dopo aver seguito in questi mesi la campagna elettorale americana, Fabio Bistoncini raccoglie gli spunti più interessanti che sono emersi in merito alla vittoria di Obama.

Elementi Politici


Crisi economica. Gli effetti sono pesanti anche sull’economia reale. Come dicono gli americani la crisi si è spostata da Wall Street a Main Street e cioè dalla piazza finanziaria alla vita di tutti i giorni. Dal momento che quasi tutti i commentatori economici hanno addebitato alle misure intraprese dall’amministrazione Bush gran parte delle responsabilità è chiaro che il favorito era l’esponente dell’opposizione è cioè Obama.


Stanchezza nei confronti dell’amministrazione Bush e dei c.d. “neocon” che l’hanno guidata dal punto di vista valoriale.


Capacità di attrarre l’elettorato non solo democratico: questo ha permesso una vittoria anche in Stati che quattro anni fa avevano votato per Bush come Virginia, Indiana e North Carolina.


Il suo elettorato non è diviso dal punto di vista “razziale” o “religioso” e cioè Obama ha vinto, sia pure in misura diversa, tra i neri, i bianchi, i giovani, i vecchi, gli ebrei e soprattutto gli ispanici che in passato hanno fortemente appoggiato l’amministrazione Bush.


Organizzazione perfetta della macchina elettorale che ha costretto McCain ad inseguire da tutti i punti di vista: quello della raccolta fondi, quello dei sondaggi, quello dei temi da discutere.


- “L’esperienza (e vittoria) di Obama con il suo inno di speranza credo abbiano stravolto il modo di fare, pensare e comunicare in politica. I suoi discorsi, la sua campagna elettorale, la sua storia ma anche semplicemente il suo volto ci fanno vedere e vivere la politica (quantomeno quella americana) con altri occhi (...) in una città come New York (e nello specifico a Manhattan dove l’85% ha votato Obama) centinaia di persone, ragazzi (e non) si sono riversati nelle strade con tamburi e palloncini per festeggiare fino alle 4 di notte. Questa volta non per una vittoria di una squadra di calcio, come spesso succede da noi, ma la vittoria di un politico, di un presidente, insomma di un governante.”
(Nicola Ventricini)


- “Nella lunga notte di ieri sera, quello che mi ha colpito di più è stata la grande affluenza alle urne ed il discorso di McCain in cui accettava il verdetto elettorale. I primi sette minuti dedicati a rendere onore al vincitore. Un fatto non scontato. Va dato atto al vecchio combattente repubblicano di aver cercato di proporre una ricetta diversa da quella democratica e, al tempo stesso, da quella dell’attuale amministrazione. Non ce l’ha fatta ma il tentativo è stato apprezzabile.”
(Fabio Bistoncini)


- “La vittoria di Obama per il momento ha dimostrato una cosa a mio avviso: che gli americani sono meno razzisti che maschilisti (e questo i democratici lo avevano capito bene) e che il voto è “identificazione”... e trovato finalmente un candidato nel quale identificarsi, l’elettorato dormiente non se l’è lasciato sfuggire. Il tempo ci dirà se l’illustre sconosciuto, ora “il burattino più potente del mondo”, avrà saputo davvero cambiare il mondo.”
(Isabella)


- “Lo aspettiamo dunque con fiducia al banco di prova. Vogliamo crederci e ci crediamo, perché ha saputo galvanizzare l’America che ha mostrato di essere così viva e vitale, benché spaventata. E non più sola come è stata. Guardiamo là con fiducia, l’ho detto e con un po’ di invidia perché gli Stati Uniti che in queste ore si sono affidati a un presidente nero di 47 anni ci fanno di colpo apparire per quello che siamo: vecchi, immobili, attanagliati dalle stesse paure degli americani ma incapaci di reagire.”
(Anna Lombroso)


Comunicazione


“You are the message” era il titolo di un bellissimo libro di Roger Ailes, spin doctor di Reagan e Bush padre, ora big boss della Fox Tv. Ebbene Obama impersonifica meglio di altri il sogno americano. Se un figlio di un immigrato dal Kenya può diventare Presidente degli Stati Uniti vuol dire che l’american dream è ancora vivo, possibile.


Non a caso Obama lo ha ricordato all’inizio del suo discorso di Chicago: “Se ancora c’è qualcuno che dubita che l’America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava”.


Stile narrativo. In ogni libro di Obama e in ogni suo discorso lo stile utilizzato è quello di raccontare delle storie. Tra i tanti esempi riporto l’ultimo, quello narrato durante il suo Victory Speech di Chicago.
È la storia di Ann Nixon Cooper, una donna nera di 106 anni, di Atlanta.
“In queste elezioni si sono viste molte novità e molte storie che saranno raccontate per le generazioni a venire. Ma una è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta. Al pari di molti altri milioni di elettori anche lei è stata in fila per far sì che la sua voce fosse ascoltata in questa elezione, ma c’è qualcosa che la contraddistingue dagli altri: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù, in un’epoca in cui non c’erano automobili per le strade, né aerei nei cieli. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle.
Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto nel corso della sua vita in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can!”.


Sound di fondo focalizzato sul futuro. Arianna Huffington, in un post sul suo Hussingtonpost, lo spiega molto bene: la “paura” è stato il tema dell’amministrazione Bush, la “speranza” è quello di Obama.


Utilizzo massiccio delle nuove tecnologie.
Alcuni esempi sono stati citati anche nei nostri post.


- “Obama sembra abbia saputo benissimo interagire e utilizzare quella capacità di creare quasi relazioni personali che internet concede. Pippa Norris da circa dieci anni parla di campagne post moderne e sottolinea questo aspetto ma, anche qui, spesso, in Italia le innovazioni sono di facciata, non diventano comportamento, si rimane alla superficie delle cose, mentre quelle di Obama sono apparse credibili, sono diventate comportamento organizzativo e hanno generato un fund raising che ha di per sé stesso rappresentato un successo unico e memorabile.
Tornando a quello che a me pare il centro della comunicazione di Obama direi che si tratta della parola e dell’equilibrio particolare stabilito tra argomentazione emotiva, emozionale, troviamo la parola e argomentazione logica basata sui facts & figures.”


Obama ha scelto sia la parola sia l’emozione, la capacità di generare feeling. Sono un po’ spaventato a sostenere questo perché di fatto è solo la conferma di quello che penso e di quello che vado dicendo da anni. Ma lo credo davvero e ringrazio tutti coloro che possono aiutarmi a “falsificare” questa teoria!


Quando parla della guerra dice… e se dovremo intervenire lo faremo ricordando che a combattere ci sono i nostri figli e le nostre figlie, fratelli e sorelle, madri e padri o qualcosa del genere. Non esprime una dottrina di politica estera ma genera una sensazione emotiva forte sostenuta da autenticità più ancora che credibilità.


Quindi in un momento molto particolare della vita americana un candidato con un patrimonio simbolico forte ha saputo affermare il proprio carisma utilizzando le professionalità migliori disponibili e utilizzando le teorie e le tecniche più appropriate al tempo. E soprattutto lasciandosi aiutare dai consulenti scelti. You are the message disse Roger Ailes e Obama ha saputo esserlo fino in fondo.


Sarò masochista perché sottovaluto la comunicazione ma penso che sia stata più importante la dimensione schumpeteriana della leadership di Obama, la sua capacità di assumere rischi e di percorrere strade innovative, della sua capacità di comunicare, insomma il prodotto più del marketing. Ma, tant’è, questo è quello di cui sono convinto. E certo una comunicazione che non fa danni e disastri ma accentua i connotati distintivi e positivi di un “prodotto personaggio” utilizzando al massimo i paid media ma anche i free media – in primo luogo i volontari – è una grande comunicazione da cui c’è tanto da imparare.”
(Mario Rodriguez)


- “Oggi a freddo sono ancora più colpito dalle proporzioni storiche di queste elezioni dal punto di vista politico, sociale e persino umano… è successo qualcosa di prepotente nel “sentiment” degli elettori americani, dell’opinione pubblica internazionale (basta scorrere un po’ facebook per comprendere le dimensioni del fenomeno) e persino degli avversari, in testa il candidato sconfitto che è uscito di scena nel migliore dei modi…”
(Sergio Vazzoler)


- “Ma mi stupisco ancora di più per tutti i non cittadini americani che hanno tifato Obama e, addirittura in alcuni casi, hanno contribuito alla sua campagna con soldi o attività di volontariato vario. Fa davvero riflettere vedere tanti giovani non americani avere una o più spillette “Hope” or “Vote for Obama” (io sono uno di quelli). Vorrei proprio capire come il presidente degli Stati Uniti è diventato una specie di profumo di marca… E pensare che una volta era una semplice saponetta…”
(Andrea)


- “Grazie al blog di Luisa Carrada, ho scoperto che il font usato per tutta la comunicazione di Obama è il Gotham. Si tratta di un font “popolare” che ha una: “semplicità squadrata e geometrica, eppure è caldo. Solido, ma amichevole. Moderno, ma familiare. Un font scelto per disegnare un orizzonte che possa includere più persone possibili.”. Così la business writer.


La comunicazione è fatta di piccole cose, che vanno sistemate/integrate strategicamente, e messe nei posti giusti. Il font è una di queste “cose”.


Non sto dicendo che Obama è il nuovo presidente americano per merito di un font. Ci tenevo invece ad evidenziare come anche l’elemento più “semplice” della campagna, curata da un “mostro” di bravura che non ha tralasciato nulla, possa fare la differenza. E che differenza! Avete paragonato i due loghi? Quello di McCain a me sembra la clipart di Word :-/.”
(Cristina)


tratto da News FB Comunicazione

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