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L'etica della comunicazione per l'impresa etica: il resoconto del convegno

15/11/2004
Come in precedenza annunciato, si è svolto l'11 novembre 2004, presso il Centro Italiano di Documentazione sulla Cooperazione e l'Economia Sociale, il convegno "L'etica della comunicazione per l'impresa etica", promosso da Legacoop Bologna, Club87, Fondazione Cesar, Retepromocoop e Confcooperative Emilia Romagna, e nato nell'ambito della riflessione sulla responsabilità sociale delle imprese e sui valori della comunicazione.Esso si riallaccia al convegno "Valori e responsabilità: comunicare l'impresa cooperativa", focalizzato sul confronto tra esperienze di comunicazione in cooperativa per comprendere specificità, opportunità e sfide per l'impresa cooperativa. L'attenzione stavolta si è concentrata sulle modalità di di comunicazione dell'impresa etica.Il background degli interventi è stato presentato da Sandro Vedovi (segretario Generale Club 87), che ha spiegato come l'attenzione all'etica da parte delle imprese profit è stata conseguente ai mutamenti sociali, in particolare alla trasformazione del destinatario finale da ‘cliente passivo' a ‘consumatore cittadino', che non cerca più in un prodotto il mero rapporto qualità/prezzo, ma è interessato ai modi in cui esso viene realizzato. Se la reputazione dell'impresa è un elemento sempre più importante e la sua comunicazione a un consumatore esigente diventa indispensabile, allora la responsabilità sociale dell'impresa si accinge a diventare un nuovo strumento di competizione sul mercato.In realtà, secondo Marisa Parmigiani (segretario generale Impronta Etica), nella comunicazione dell'impresa si trova una quota importante della sua responsabilità, nella misura in cui essa si presenta trasparente e corretta, e non un ulteriore strumento di marketing al servizio dell'immagine.Ma l'etica è una categoria, e per Roberto Grandi, prorettore alle relazioni internazionali dell'Università di Bologna, le categorie sono sottoposte a modificazioni semantiche, per cui possono essere utilizzate anche per fini diversi da quelli originari.In questo senso, Carlo Branzaglia, docente all'Accademia Belle Arti di Bologna, direttore Artlab e Mattia Miani, responsabile comunicazione Legacoop Bologna, hanno presentato due approcci diversi alla comunicazione etica. Per il primo, "Comunicare genera doveri", nel senso che il progettista della comunicazione ha una responsabilità nei confronti del consumatore prima ancora che del committente. Miani si è soffermato sui quattro modelli di comunicazione d'impresa spesso citati, ma mai considerati per il loro impatto etico. Il modello del press agent (per cui il pubblico è apatico e passivo), quello della public information (rispolverato dalla comunicazione dell'istituzione pubblica), il modello a due vie asimmetrico (tipico del marketing) e il modello a due vie simmetrico (che prevede la possibilità di confronto col pubblico): ognuno ha una premessa morale differente, e solo il quarto si adatta alla comunicazione di un'impresa socialmente responsabile. Per realizzare tale modello, il bilancio sociale partecipativo è uno strumento strategico di gestione dell'impresa che può differenziarla dalle altre.A conclusione dei lavori, Grandi ha sottolineato che la vera cartina di tornasole del comportamento etico di un'impresa è la relazione interna con i dipendenti, con cui mette in gioco la sua credibilità, nella misura in cui la comunicazione a due vie e di pari livello permette ai dipendenti di incidere sulle azioni dell'impresa stessa.Mattia MianiLeggi la sintesi dettagliata dell'interventoLeggi l'articolo di Mattia Miani alla base del suo intervento

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