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L’etica nella comunicazione

11/02/2009

Nel fare comunicazione sia essa informazione, giornalismo, pubblicità o relazioni pubbliche, nelle professioni e nell’industria della comunicazione una presenza etica è indispensabile. Un commento di Fausto Lupetti alle vicende di questi giorni.

Che cos’è l’etica nella comunicazione? A cosa serve?


Bella domanda. La sera della morte di Eluana ci ha dato qualche risposta. Abbiamo capito che l’etica non è un valore aggiunto nell’economia della comunicazione, se la applichi hai due costi: il primo un calo dell’audiences; il secondo che devi restituire i soldi del programma eventualmente interrotto agli inserzionisti pubblicitari. Quindi l’etica non conviene.


Per gli editori, in questo caso televisivi, il primo argomento giustifica il secondo. E’ la gente che ha scelto il “Grande Fratello” e “X-Factor”, sono gli spettatori che non hanno un’etica, preferiscono l’intrattenimento ai discorsi difficili e noiosi. E’ la teoria del media passivo, un po’ bugiarda, per convenienza. E’ un invito a prendere atto che la maggioranza è per il trash, per le cose becere.
Ma può essere questa evidenza sulla maggioranza un argomento perché non vi sia etica nella comunicazione? No, perché l’etica è quella parte o frammento di società che c’è in tutte le relazioni individuali e collettive. Non ha importanza che sia a favore o all’opposizione, irrispettosa o reverente, gridata o silenziosa.


Non c’entra nulla con la cultura, è uno stadio della civilizzazione. Nel fare comunicazione sia essa informazione, giornalismo, pubblicità o relazioni pubbliche, nelle professioni e nell’industria della comunicazione una presenza etica è indispensabile. Senza una presenza etica la comunicazione è solo manipolazione, cinismo digitale, è un agire finalizzato unicamente alla speculazione oggi più che mai annidata nel cuore del capitalismo, una pulsione che meriterebbe più attenzione e che lo spinge a distruggere e autodistruggersi. L’etica dunque conviene.


L’altra sera avevamo una occasione in più, una nuova opportunità, per riflettere in molti su come possiamo costruire una civiltà abbastanza forte per pensarsi mortale anche attraverso un’abbondanza della conoscenza. Invece hanno prevalso altre abbondanze che potevano tranquillamente attendere.


Fausto Lupetti, editore


tratto da Affariitaliani.it

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