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Libro Bianco sulla Comunicazione

09/05/2006

Anche questa settimana riprendiamo l'argomento sul Libro Bianco della Comunicazione con un nuovo contributo

Riprendiamo il discorso dedicato al Libro Bianco sulla Comunicazione con un nuovo contributo tratto dalla Newsletter ComunicatoriPubblici del 3 maggio 2006
L'Europa che comunica, il Libro Bianco definirà i criteri
La Delegazione siciliana dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale ha organizzato, il 29 aprile scorso, presso la sala degli Specchi del Comune di Giarre, un incontro volto a presentare e discutere sul "Libro bianco della Commissione Europea sulla comunicazione".Introdotti da Rosario Gullotta, responsabile dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Giarre, in provincia di Catania, che ha patrocinato l'evento, dopo il saluto del Sindaco Maria Teresa Sodano, sono intervenuti la delegata siciliana della FERPI, Amanda Jane Succi, Adriana Laudani dell'Università di Catania e componente il Comitato scientifico dell'Associazione, Gigi Ronsisvalle, segretario nazionale aggiunto della FNSI, Giuseppe Candura, delegato regionale di "Comunicazione Pubblica". Ha chiuso i lavori il segretario generale dell'Associazione, Alessandro Rovinetti.Un campanello d'allarme per l'Europa è suonato quando Francia e Olanda hanno espresso parere negativo ai referendum sulla Carta costituzionale Europea. "La maggior parte dei cittadini dice "no" all' Europa perché ha paura di vedersi imporre modelli schiaccianti" ha evidenziato Rosario Gullotta."In democrazia non ci sono scorciatoie, i cittadini o ne fanno parte o non sono in presenza diun'istituzione democratica e partecipativa" sostiene Adriana Laudani la comunicazione può giocare un ruolo forte nel garantire democrazia"."E' ancora più importante che la presentazione del Libro Bianco sia stata organizzata in Sicilia, ed in questo momento storico continua la Laudani perché aggiunge un ulteriore tassello al processo di comunicazione europea e contribuisce a far crescere la cultura democratica delle Istituzioni e la partecipazione della cittadinanza attiva, in questa terra che rappresenta tutti i problemi del Mezzogiorno ma che è anche terra di molti professionisti della comunicazione".All'incontro di Giarre si è parlato anche del ruolo dei media, della qualità della notizia legata alla qualità della fonte, della tv che spesso costruisce una realtà virtuale, dell'evoluzione dei mezzi di comunicazione. E' toccato a Gigi Ronsisvalle, segretario generale aggiunto della FNSI, delineare come i media debbano avere un ruolo di primo piano nelle politiche europee di comunicazione. La copertura dei temi europei da parte dei media è stata limitata e frammentaria, la stampa ha parlato dell'Europa con occhi nazionali, "del resto i giornalisti non sono e non debbono essere dei tuttologi - afferma Ronsisvalle occorre quindi che ci sia sinergia tra comunicatori e giornalisti per quanto compete ai due diversi ruoli che gestiscono rispettivamente la comunicazione e l'informazione".Giuseppe Candura, delegato regionale dell'Associazione dei comunicatori, ha posto il problema della scarsa partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica',  "ma non esiste Europa senza cittadini"; bisogna quindi coinvolgerli, ascoltarli, e saper proporre soluzioni". La distanza tra cittadini e responsabili delle politiche ostacola la democrazia e la legittimità dell'Unione europea.Alessandro Rovinetti riconduce la discussione alla realtà sovranazionale e auspica che questo Libro Bianco non sia interpretato da qualcuno come un salvagente per stare a galla nel mondo della comunicazione, a cui si guarda come ricco mercato del lavoro, per giungere poi a un nulla di fatto. L'Unione Europea con questo Libro Bianco lancia un forte messaggio, è conscia che dopo venti anni essa debba cambiare strada, sintetizzando il messaggio dell'UE, potremmo dire, continua Rovinetti, "meno pubblicità e più comunicazione", occorre quindi, come è indicato nello stesso libro, passare da un monotono monologo ad un autentico dialogo tra le Istituzioni e i cittadini. "Ma il diritto ad essere ascoltate le Istituzioni se lo devono guadagnare con la credibilità, riducendo al minimo la differenza tra quel che si racconta e quel che si fa, a tutti i livelli".In un altro passaggio importante il segretario della più Associazione "Comunicazione Pubblica" spiega che non è più possibile pensare a una comunicazione esclusivamente delle Istituzioni, che è stata la buccia di banana su cui è scivolata l'Europa, occorre pensare a una comunicazione con i cittadini; e ciò significa passare da una comunicazione centralistica a una comunicazione sul territorio.Quattro sono i principi senza i quali non si fa comunicazione, spiega Rovinetti. Il primo: mai dissociare la comunicazione dal suo contenuto, qualsiasi sia la forma con cui viene veicolato il messaggio. Il secondo: l'Europa ha un valore condiviso se non è l'Europa degli Stati ma delle Regioni e delle città, l'Europa è il territorio. Il terzo: la comunicazione va pianificata, non è una sorta di "coniglio" che tiriamo fuori dal cilindro delle nostre Amministrazioni quando non riusciamo ad entrare in relazione con il cittadino. Infine, il quarto principio: la diversità come valore, in alcuni passaggi del Libro Bianco si insiste su questo punto, l'Europa rappresenta una somma di diversità culturali, sociali, religiose, politiche.La comunicazione dunque deve essere strumento che garantisce i diritti, si pone come servizio e come espressione di valori etici attraverso l'uso della tecnologia, di un nuovo modo di fare educazione civica affinché i cittadini possano esercitare i loro diritti politici e civili e diventino attivi nella sfera pubblica europea.
Il Libro Bianco non è una legge che ordina, è un insieme di proposte per costruire una moderna agorà, un  luogo di incontro per far crescere società democratiche e libere.Rovinetti conclude con le parole di Margot Wallström, vicepresidente della Commissione europea: "La comunicazione è innanzitutto e soprattutto una questione di democrazia, comunicazione non solo come informazione ma come cultura del dialogo e della partecipazione, strumento per ascoltare e dare voce ai cittadini".Marina Mancini
 
 

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