Giuseppe de Lucia, Consigliere nazionale*
Un passaggio chiave per dare una leggittimità alla professione
Nel giorno in cui FERPI ha dedicato un seminario di approfondimento al ruolo manageriale dei Public Affairs, la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge recante la Disciplina dell’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. Una coincidenza tutt’altro che casuale, che segnala come il tema della rappresentanza di interessi sia entrato ormai stabilmente nell’agenda politica e manageriale del Paese.
Con 122 voti favorevoli e 104 astensioni, l’Aula ha dato il via libera a un testo che ambisce a colmare uno dei più rilevanti vuoti normativi dell’ordinamento italiano, regolando per la prima volta in modo organico un’attività cruciale nei processi decisionali pubblici.
Il provvedimento nasce al termine di un iter avviato nel 2023 che ha visto la Commissione Affari costituzionali svolgere un’indagine conoscitiva alla quale anche FERPI ha contribuito con un proprio paper. Il testo approvato rappresenta la sintesi delle diverse proposte presentate sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. Dopo numerosi tentativi falliti nelle legislature precedenti, la rappresentanza di interessi trova finalmente una cornice legislativa chiara, ispirata ai principi di trasparenza, partecipazione ordinata e conoscibilità dei processi decisionali pubblici.
Il disegno di legge passa ora all’esame del Senato. L’approvazione definitiva dipenderà dalla conferma del testo senza modifiche: eventuali cambiamenti comporterebbero un nuovo passaggio alla Camera.
Cuore della riforma è l’istituzione, presso il CNEL, del Registro pubblico per la trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi, unico e obbligatorio per chi svolge l’attività in modo professionale e continuativo. In linea con quanto da noi auspicato.
Il Registro sarà pubblico e consultabile online, superando la frammentazione dei registri oggi esistenti presso singole amministrazioni .
Accanto al Registro, il testo prevede l’istituzione di un Comitato di sorveglianza, obblighi di rendicontazione per i rappresentanti di interessi, il riconoscimento di diritti specifici per gli iscritti al Registro.
Il legislatore ha inoltre definito un perimetro di esclusioni, che riguarda – tra gli altri – giornalisti, organizzazioni sindacali e datoriali, nonché alcune forme di interlocuzione istituzionale già disciplinate da procedure pubbliche .
Le prime reazioni emerse nel dibattito pubblico e tra gli addetti ai lavori evidenziano un giudizio articolato. Da un lato, il provvedimento viene accolto come un passaggio storico, capace di riconoscere dignità e legittimità a un’attività che contribuisce alla qualità delle decisioni pubbliche. Dall’altro, non mancano osservazioni critiche sul perimetro delle esclusioni (come quella delle organizzazioni datoriali) e sull’effettiva capacità del sistema di garantire una trasparenza piena e omogenea.
All’interno della comunità dei Public Affairs, il giudizio prevalente è quello di una base normativa finalmente concreta, migliorabile nel prosieguo dell’iter parlamentare, ma già sufficiente a rafforzare la professionalizzazione del settore e la responsabilità degli operatori.
L’approvazione del ddl nello stesso giorno del seminario FERPI dedicato ai Public Affairs organizzato con i colleghi Fabrizio Vignati (CASP) e Vincenzo Manfredi ( FERPI LAB) – e che ha visto la partecipazione di Giulio Di Giacomo – offre uno spunto di riflessione particolarmente significativo. L’incontro con i soci FERPI ha infatti posto al centro la rilevanza manageriale del Public Affairs all’interno delle organizzazioni, sottolineando come la gestione delle relazioni istituzionali non possa più essere considerata un’attività accessoria o puramente tattica.
In un contesto normativo che evolve verso maggiore trasparenza, rendicontazione e responsabilità, il Public Affairs si conferma come una funzione strategica, chiamata a integrare competenze giuridiche, comunicative e manageriali. La nuova disciplina rende ancora più evidente la necessità di professionalità qualificate, capaci di operare nel rispetto delle regole e di contribuire in modo strutturato al dialogo tra imprese, istituzioni e società civile.
Il passaggio al Senato rappresenterà il prossimo banco di prova per il testo. Al di là dell’esito finale dell’iter legislativo, l’approvazione alla Camera segna già un cambio di passo culturale: la rappresentanza di interessi viene riconosciuta come parte integrante del funzionamento democratico e come ambito che richiede regole, competenze e responsabilità.
Un segnale forte, che rafforza il messaggio emerso dal seminario FERPI: oggi più che mai, i Public Affairs sono una leva manageriale essenziale per governare la complessità e costruire relazioni istituzionali trasparenti, efficaci e orientate al valore.
*Con delega alla Regolamentazione della Lobbying