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Lino Cardarelli: da Montedison all'Unione del Mediterraneo

17/11/2010

Chi è _Lino Cardarelli_? Un manager di lungo corso che nella sua carriera ha conosciuto salite e discese e le esperienze più diverse: da Eni e Montedison fino all'Iraq e all'Unione del Mediterraneo passando per le Rp in Hill & Knowlton e Ferpi, di cui è stato presidente nel 1971. _Pietro Romano_ ne tratteggia il ritratto.

di Pietro Romano
La fiducia degli organismi internazionali l’ha conquistata su un campo difficile, quello del dopoguerra in Iraq, dove ha contribuito a rimettere in piedi le strutture dei ministeri del Paese e ad avviare la ricostruzione, a cominciare dalla rete idrica. Un’avventura che non si è risolta in una passeggiata per Lino Cardarelli, manager di lungo corso designato ora a firmare il rilancio in grande stile della cooperazione euromediterranea, che avrà così un motore italiano. Cardarelli è stato chiamato a ricoprire il ruolo di vicesegretario generale vicario dell’Unione per il Mediterraneo (UpM).
Arrivato nel 2003 in una Baghdad apparentemente pacificata, in poche settimane era stato catapultato in una situazione affatto diversa, tra molti rischi, scorte blindare, attacchi missilistici, attentati suicidi, protetto nel campo militare americano per «lavorare a un progetto appassionante: fornire servizi di base alla popolazione, ricostruire la corporate Iraq, magari aiutare le aziende italiane a stabilirsi nell’area». Ora il manager parmigiano ha un compito meno pericoloso, ma non meno facile. Deve mettere in piedi la struttura dell’UpM nata due anni fa a Parigi, con 43 Paesi associati tra Unione europea, ex Jugoslavia e sponda sud del Mediterraneo, 750 milioni di abitanti e circa il 25% del pil mondiale, co-presieduta da Nicolas Sarkozy e Hosni Mubarak. Cardarelli, in sostanza, ne sarà la guida operativa (il segretario generale, di cui è vice, è il diplomatico giordano Ahned Massa’deh) in forza delle sue numerose deleghe trasversali a ogni settore d’intervento: responsabile per il reperimento delle risorse finanziarie, sviluppo e crescita, per le piccole e medie imprese.
Insomma, chi pensava che Cardarelli si preparasse alla pensione dopo l’esperienza irachena, ha fatto male i conti. Benché la carriera del 73enne manager (sposato, due figli, una passione per il calcio), Tutt’altro che comune nel panorama italiano, sia iniziata nei lontani anni Sessanta e proseguita, con qualche battuta d’arresto, tra incarichi prestigiosi e un itinerario di studi mai abbandonato.
Ai tempi della Montedison
Cardarelli, laureato in economia e commercio a Parma, si perfeziona alla London School of Economics, per entrare prima alla Banca Commerciale Italiana e poi all’Agip. Durante la sua permanenza all’Eni, soggiorna in Africa, studia alla Sorbona e frequenta la Scuola di direzione aziendale del gruppo. Dopo un periodo alla Olivetti Bull, nel ‘67 approda alla multinazionale della comunicazione Hill & Knowlton, dove rimane per sei anni con l’incarico di amministratore delegato per l’Italia e membro del board europeo, diventando, nel ‘71, presidente della Ferpi, la federazione italiana relazioni pubbliche. Un’esperienza, quella alla Hill & Knowlton, molto formativa per CardarelIi: gli permette di spaziare dal mondo della comunicazione al marketing industriale e finanziario, alle analisi economiche internazionali. E anche di frequentare corsi di management finanziario alla Columbia university e di politica economica a Salisburgo. Poi, nel ‘73, lo sbarco alla Montedison, prima come direttore della Snia Viscosa, quindi come direttore generale alla holding di Zurigo, mentre continua ad alternare lavoro e perfezionamento al prestigioso senior management course della Harvard university. Finché, nel 1981, con l’arrivo in Montedison di Mario Schimherni, passa alla capogruppo, prima per diventarne direttore pianificazione, finanza e controllo, e finalmente amministratore delegato nel 1985, quando entra anche nella giunta di Confindustria e viene nominato vicepresidente di Assolombarda. L’era Schimberni è, però, al tramonto e con Raul Gardini (e soprattutto i suoi uomini, Sergio Cragnotti in resta) non c’è lo stesso feeling. Nel 1989, dopo quasi sedici anni al gruppo chimico, Cardarelli passa alla Bnl di Nerio Nesi per rilanciare la Fip, la merchant bank dell’istituto. Quindi diventa capo della branch italiana di Bankers Trust, importante banca d’affari americana, un incarico che nel ‘92 gli favorisce l’approdo alla presidenza della potente Camera di commercio americana in Italia e gli permette di seguire la ricostruzione nel Kuwait liberato dall’occupazione irachena e le prime privatizzazioni nell’Europa orientale post-comunista.
Ma è il tempo di Mani pulite e nel turbine giudiziario finisce anche Cardarelli con tutto lo stato maggiore (presente e passato) della Montedison. lI 9 dicembre del ‘93 con un volo da Londra sbarca a Mila-no per consegnarsi ai finanzieri: è accusato in sostanza di aver contribuito a dirottare 500 miliardi di lire verso le Antille Olandesi, presumibilmente per costituire fondi neri da destinare a partiti politici. Un’esperienza drammatica anche dal punto di vista umano: ad addossargli buona parte delle responsabilità contribuisce in maniera determinante proprio Schimbermi. Uscito da San Vittore, Cardarelli finisce in una sorta di cono d’ombra durato alcuni anni, diventando comunque via via vicepresidente del Mediocredito lombardo, consigliere di amministrazione della Coin, vicepresidente del gruppo tessile Legler, presidente di Cofiri Invest. Il ritorno in auge è datato 2001, quando il neo-titolare delle Infrastrutture, Pietro Lunar-di, parmigiano a sua volta, lo chiama al ministero come consigliere economico, lo indica nel consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina, lo invia nell’Iraq del dopo-Saddam per riavviarne la struttura idrica. Ma a Baghdad serve un coordinatore per la ricostruzione. Il governo italiano propone Cardarelli, cui le precedenti esperienze di lavoro con gli americani garantiscono l’incarico di numero due all’Irmo (Iraq reconstruction management office), che dura fino all’aprile del 2005, quando torna in Italia e diventa senior advisor per la Farnesina della task force Iraq. Il resto è storia recente. Cardarelli è industrial advisor per il fondo di private equity di Rhone group, siede nel aia di Erg e Merloni progetti, è presidente di Coe Clerici e vicepresidente di Ambromobiliare, quando arriva la chiamata da Barcellona, sede dell’UpM.
Occasione per le PMI
In un panorama internazionale avaro di ruoli importanti per gli italiani, Cardarelli potrebbe aprire nuovi spazi per il nostro Paese. L’Italia in quest’area esporta beni e servizi per 50 miliardi di dollari, più che in Brasile, Cina e India messi insieme. L’UpM può rappresentare un’occasione soprattutto per le piccole e medie imprese, che per le limitate risorse finanziarie e organizzative a disposizione trovano difficoltà a investire all’estero. Senz’altro in progetti significativi potranno trovare un ruolo istituti già attivi nell’area direttamente o indirettamente come la Cassa depositi e prestiti, Banca Intesa, Unicredit, CariParma, Bnl.
Cardarelli potrebbe contribuire anche a evitare che, sul fronte europeo, 1’UpM possa diventare un binomio Francia-Spagna. Non a caso, secondo quanto risulta al Mondo, proprio uno spagnolo, l’ex ministro degli Esteri di Madrid Miguel Angel Moratinos, dovrebbe sostituire Nicolas Sarkozy alla copresidenza. La Spagna si è aggiudicata l’headquarters perché ha puntato solo su Barcellona e messo a disposizione sede prestigiosa e risorse. L’Italia invece aveva tre o quattro candidature: Genova, Milano, Napoli, Palermo. Ma ora il ministro degli Esteri Franco Frattini si starebbe impegnando per ottenere la sede della Banca del Mediterraneo o del Centro di coordinamento per l’azione verso le pmi, per cui sono in lizza anche Francia e Libano. E, magari, per cercare di strappare a Moratinos, in rotta con il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, la copresidenza in quota europea dell’Unione.
Tratto da Il Mondo

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