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L’ufficio stampa è morto, viva l’ufficio stampa

19/05/2015

Daniele Chieffi

Cambiano i nomi, i ruoli, le professionalità e lo scenario di riferimento. La vera sfida è costruire, valorizzare e difendere la reputazione attraverso una comunicazione intermediata da un ampio novero di media e una comunicazione disintermediata, attraverso social network e touchpoints digital, con un unico faro da seguire: l’ascolto e la soddisfazione delle esigenze dei propri stakeholders. L'analisi di Daniele Chieffi.

Sono in molti a celebrare il funerale dell’ufficio stampa, ucciso dal Web. Le argomentazioni a riprova di questa morte sembrano solide. Sul Web i giornalisti sono una minoranza, fanno informazione influencers, bloggers magari anche semplici utenti, il tutto all’interno di communities. Per relazionarsi a tutti questi certo non bastano comunicati stampa e recall. Servono contenuti multimediali (foto, video, infografiche), ipertesti giornalistici e una conoscenza profonda delle communities. Sui Social Network, poi, bisogna saper rispondere agli utenti e realizzare contenuti pensati e costruiti per ogni singola piattaforma. A questo poi bisogna aggiungere che il Web bisogna saperlo capire, attraverso web analisys, metriche, kpi, monitoraggi e tradurre questa valanga di numeri in report comprensibili da chiunque, con buona pace delle vecchie e care rassegne stampa.

Cosa c’entra tutto questo con l’ufficio stampa? Nulla, appunto. Per fare tutto questo bisogna essere grafici, giornalisti, community manager, sviluppatori, video producer, fotografi, analisti. Essere un addetto stampa sembra diventato improvvisamente vetusto, archeologico, come i fax o le macchine da scrivere. In realtà, come i fax e le macchine da scrivere, è morto lo strumento ma non la funzione a cui assolvevano. Inviare documenti rimane una necessità, così come scrivere testi, solo che questa esigenza si soddisfa in maniera diversa, più ricca, attraverso strumenti in grado di svolgere molte più funzioni. Così sì, l’addetto stampa è morto o, quantomeno è superato, perché sono i concetti stessi di stampa, di giornalista, di produttore d’informazione e di mass media ad essere profondamente diversi.

 

La funzione a cui assolveva l’addetto stampa era di valorizzare e difendere la reputazione della propria organizzazione, personaggio, cliente, sfruttando l’autorevolezza e la capacità d’influenza che i massmedia avevano (e hanno) nei confronti del pubblico. Cambiati mass‐media e pubblico, cambia anche l’addetto stampa ma non la sua funzione, che anzi si arricchisce. Il vecchio addetto stampa si trasforma in un manager della reputazione, in grado di utilizzare tutte le piattaforme: stampa cartacea quotidiana, periodica, locale e specializzata, televisione generalista e tematica, radio, stampa online, siti specializzati, portali, aggregatori, blog, forum, social network, apps, servizi di instant messaging. In grado di interagire con tutti i protagonisti dello scenario della comunicazione, dai vari tipi di giornalista all’opinion leader, passando per il blogger, i web‐master, sino al singolo utente. Il tutto mettendo in campo skills professionali ampi e complessi.

 

Così, via i vecchi nomi di capo ufficio stampa, vice e addetto senior o junior, e spazio al reputation specialist, manager o senior manager e, soprattutto via le vecchie divisioni fra analogico e digitale, fra carta e Web. Gli uffici stampa diventino reputation management office o, se volete, relazioni esterne e siano un centro decisionale che identifichi gli stakeholders e individui le relative communities, decida le storie, le strategie, gli strumenti, e poi le declini su tutte le piattaforme disponibili, on e offline, costruendo e adattando il messaggio al linguaggio, ai tempi, alle specifiche, alle regole, ai codici e alle esigenze di ognuna di esse.

 

Perché la vera sfida è costruire, valorizzare e difendere la reputazione attraverso una comunicazione intermediata da un ampio novero di media e una comunicazione disintermediata, attraverso social network e touchpoints digital, con un unico faro da seguire: l’ascolto e la soddisfazione delle esigenze dei propri stakeholders.

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