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Milano: vecchie e nuove professioni a confronto

08/06/2011

Il mondo delle professioni intellettuali sta attraversando un momento delicato. Per la prima volta, una ricerca della _Camera di Commercio di Milano_ mette a confronto la situazione delle professioni regolamentate con quelle non regolamentate. I dati verranno presentati in una tavola rotonda in programma il 13 giugno cui partecipa Ferpi attraverso il delegato Lombardia, _Fabio Famoso._

Il mondo delle professioni intellettuali, dopo aver sperimentato una crescita divenuta impetuosa soprattutto a partire dagli anni ‘90 del secolo scorso, sta oggi affrontando una difficile transizione. La grandi aree urbane ne sono l’epicentro. Nel contesto italiano Milano è senza dubbio il sistema metropolitano in cui crescita e differenziazione del mondo professionale sono state più profonde.
La ricerca, realizzata dalla Camera di Commercio di Milano con il Consorzio Aaster, è uno dei primi tentativi di studiare in modo unitario il mondo delle professioni trasversalmente alla distinzione tra “vecchie” e “nuove” professioni, regolamentate e non regolamentate, ovvero “professioni con Ordine”, “professioni con Albo ma senza Ordine” e “professioni senza Ordine né Albo” non regolamentate.
La scelta di analizzare insieme ciò che è sempre stato studiato in maniera separata trae origine dalla convinzione che le trasformazioni di lungo periodo del modello economico e delle forme del lavoro abbiano innescato processi di convergenza tra “nuove” e “vecchie” professioni in direzione della formazione di un bacino di lavoro della conoscenza caratterizzato da forti consonanze.
In virtù della moltiplicazione dei profili lavorativi professional e technician oggi si percepisce come professionista una molteplicità di soggetti che eccede ampiamente il campo delle professioni regolamentate.
Per converso, l’istituzione sociale della professione non costituisce più la forma prevalente di regolazione delle prestazioni di servizio ad alto contenuto intellettuale. Il professionalismo, inteso come strategia di autoregolazione – mediante il conferimento di autorità da parte del potere pubblico – del knowledge e del mercato da parte dei gruppi professionali, rimane tuttavia l’ideologia di riferimento per larga parte del lavoro intellettuale. La sfida della società della conoscenza, come si è detto, modifica cornice e scena. La cifra di questo cambiamento non consiste in una professionalizzazione di massa (tutti professionisti) o nell’accesso generalizzato ad una middle class di professional socialmente integrata ed economicamente garantita. Né d’altra parte si sostanzia nel suo contrario, in una deprofessionalizzazione di tutti. Piuttosto, sembrano emergere un modello di integrazione differenziale, che trova nella moltiplicazione dei modi di essere sul mercato e nell’inflazione certificatoria del capitale umano ulteriori indicatori.
Il problema posto al centro della ricerca è il rapporto tra professionalismo e lavoro della conoscenza in generale.
Di questi temi si discuterà lunedì 13 giugno durante il convegno Vecchie e nuove professioni a Milano. Monadi, corporazioni o terzo stato in cerca di rappresentanza? dalle 9.30 alle 12.30 presso la sede della Camera di Commercio di Milano, Palazzo Turati, Sala Conferenze – Via Meravigli 9/b.
I rappresentanti dei principali ordini e organizzazioni professionali milanesi e italiani per si incontreranno per dibattere delle prospettive di questo importante segmento dell’economia milanese. Presente fra gli altri anche il delegato Ferpi Lombardia, Fabio Famoso.
Clicca qui per scaricare il programma dettagliato.

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