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Modello o Cornice? Come vi pare

06/06/2006

Factual self confidence, sicurezza di sé fondata sui fatti: così l'hanno definita i partecipanti alla quattro-giorni di New York! Il corpo di conoscenza esiste eccome! Non c'è più alibi…come fare relazioni pubbliche senza conoscerlo, capirlo, interpretarlo ed attuarlo? Alcuni spunti 'a caldo' di Toni Muzi Falconi.

Per trentadue ore filate, in quattro giornate piene piene, sette nostri colleghi italiani (Anna Adriani - illycaffè; Michela Bondardo - Bondardo Comunicazione; Francesca Marchi - Eli Lilly; Maria Cristina Milano - Enel; Toni Muzi Falconi - Methodos; Rossana Revello - Chiappe-Revello; Gemma Saccomanni - Eli Lilly), insieme ad altri provenienti dalla Nigeria, Corea del Sud, Svizzera, Trinidad, Portorico e Stati Uniti, con la partecipazione attiva di una ventina di docenti provenienti dall'India, Inghilterra, Sudafrica, Italia e Stati Uniti, hanno discusso sulla distanza reale esistente fra la teoria e la pratica di un modello globale di relazioni pubbliche.Impossibile sintetizzare a caldo, ma ecco alcuni spunti specifici:°per Matthew Groning, direttore delle relazioni pubbliche della Rockwell, il ruolo delle relazioni pubbliche nell'organizzazione dipende assai più dalla competenza e dalla ampiezza di vedute di chi ricopre la funzione che non dalla disponibilità dei vertici dell'organizzazione ad ascoltare. La stereotipata e classica lamentela...'si mi piacerebbe...ma il mio capo non capisce' è quasi sempre un alibi. 'Siamo noi a dover conoscere il prodotto, il business, e anche il business del business...dobbiamo parlare lo stesso linguaggio e testimoniare continuamente il valore del nostro apporto alla ricchezza prodotta dall'organizzazione. Smettiamola di portare sul tavolo soltanto problemi di comunicazione e di relazioni pubbliche e impariamo a portare sul tavolo problemi di business'. °per Richard Edelman, presidente della maggior agenzia di relazioni pubbliche indipendente del mondo, 'o cogliamo la straordinaria opportunità di questa fase per liberarci una volta per tutte dalla pubblicità e valorizziamo il dialogo, la conversazione, la relazione con gli stakeholder delle organizzazioni con le quali o per le quali lavoriamo..., oppure siamo destinati alla obsolescenza'. °per Lou Capozzi, presidente mondiale della Pubblicis Public Relations, 'la  nostra professione vive una fase importantissima di passaggio dalla rilevanza subordinata alla rilevanza strategica. Se non saremo noi a coglierla sarà qualcun altro. Ad esempio il marketing, che ormai parla solo di internal marketing, di relationship marketing, di engagement marketing, di social marketing etc... tutte dimensioni che ci appartengono ma che non riuscimao a presidiare perché siamo noi stessi i primi ad essere convinti che i problemi si risolvono con un evento o un comunicato stampa'.°così Sven Hamrefors, professore alla Stockholm School of Economics, individua per il direttore della comunicazione un ruolo di leadership contestuale posizionato al fianco del ruolo ideologico. 'La classica catena del valore si è enormemente complicata con l'arrivo della economia di rete, fondata sui flussi comunicativi. Una straordinaria opportunità per voi comuinicatori, ma soltanto se imparate a parlare il linguaggio del business'. °le linee guida del modello globale di relazioni pubbliche sono state illustrate e approfondite da James Grunig, con l'apporto di una prospettiva europea di Anne Gregory, asiatica di Sriramesh Krishnamurthy, e africana di Chris Matthews: una mattinata intera scoppiettante di 'botta e risposta' fra visioni della professione apparentemente diverse fra loro, ma in realtà integrate al punto da far dire ai partecipanti che più che un modello si potrebbe parlare di una cornice generale. °le questioni della responsabilità sociale dell'organizzazione egregiamente illustrate da John Paluszek, senior counsel della Ketchum, il concetto di cittadinanza aziendale (corporate citizenship) presentato da Cheryl Jaffer del Boston College , la pratica globale di una multinazionale come la Motorola guidata da Valerie di Maria, insieme con approfondimenti su tematiche trasversali come l'etica (Larissa Grunig), l'educazione (Elizabeth Toth), la diversità (Toni Muzi Falconi), la reputazione (John Doorley), l'identificazione dei pubblici (Fraser Seitel), la misurazione e la valutazione (Frank Ovaitt e Fraser Likely), il crisis management (Fred Garcia) sono temi che hanno appassionato i partecipanti, saturi di una enorme quantità di stimoli a riflettere, ad ascoltare, a capire, a interpretare e ad apprestarsi a cambiare l'approccio tradizionale alla professione. 19 docenti per 14 partecipanti (ma molti docenti sono rimasti in aula per giornate intere): una occasione più unica che rara!Toni Muzi Falconi

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