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Murdoch punta su miliardari e minoranze etniche

05/09/2008

Sabato 6 in edicola con il “Wall Street Journal” il nuovo magazine del lusso: “WSJ.”. Per l’enclave indiana della Virginia la tv via cavo in lingua hindi. Ma il sogno proibito è il “New York Times”.

Lusso, minoranze etniche e un sogno ricorrente: mettere le mani sul “New York Times”. Si può riassumere così l’ultima manovra avvolgente di Rupert Murdoch intorno al mercato dei media. Sabato prossimo, in Europa, Asia e Stati Uniti i lettori del “Wall Street Journal” troveranno in allegato “WSJ.”. Il nuovo magazine trimestrale (mensile a partire da gennaio 2009) che vuole blandire il lifestyle di chi sfoglia il noto quotidiano finanziario.
Quella “high society” globale, popolata da industriali, top manager, petrolieri e finanzieri pronti a spendere per l’ennesima Bentley o per una bottiglia di Cabernet californiano del 1941 (annata a cui il primo numero dedica un ampio servizio in parallelo con l’attrice Faye Dunaway).


Per la redazione di una rivista di tale livello Murdoch non ha badato a spese: ha messo sotto contratto i migliori giornalisti del settore e l’unico direttore possibile, Tina Gaudoin, responsabile al “Times” di Londra dell’inserto trimestrale dedicato al lusso e del “Saturday Magazine”.


La presentazione di “WSJ.” è avvenuta durante una colazione per la stampa al The Morgan Library & Museum:http://www.themorgan.org/ di New York. Ma la raffinata cornice e il cibo ricercato non hanno sedotto l’inviato del “New York Observer”, che si chiede quanti siano poi questi americani senza problemi di portafoglio: “Forse 50 mila, al massimo? Di sicuro non abbastanza per mantenere anche le nuove 20 riviste del lusso nate nell’ultimo periodo”.


Bollywood in Virginia


Il tycoon australiano è solito ricordare che “sul suo impero mediatico non tramonta mai il sole”. A darne una dimostrazione è l’accordo siglato in settimana da Star TV – televisione indiana della scuderia Murdoch – con Cox Communications, uno dei principali distributori USA di contenuti audiovisivi via cavo. Grazie ad esso, la principale comunità statunitense di origine indiana, stabilita in Virginia, potrà vedere e ascoltare in lingua hindi programmi trasmessi dai canali Star India Plus, Star India Gold e Star One. Tra cui: show, soap opera e i film prodotti a nastro negli studi cinematografici di Mumbai, l’ex Bombay, noti come Bollywood.


Il sogno proibito


Come racconta un servizio del Corriere.it, la rivelazione è giunta per voce del biografo ufficiale di Murdoch – Michael Wolff – con un articolo pubblicato su “Vanity Fair”: “Rupert vuole impadronirsi del ‘New York Times’”. E non da oggi. La fissazione, infatti, risalirebbe alla gioventù, quando ancora 19enne fu ospite insieme al padre nella residenza dei Sulzberger (la famiglia che ancora oggi controlla il NYT). Addirittura voprrebbe fonderlo con il “Wall Street Journal”.
Ma la realtà è ben diversa. E al sogno si oppongono insormontabili questioni di Antitrust, le granitiche resistenze dei Salzberger e le probabili barricate che i newyorkesi alzerebbero per proteggere il loro quotidiano.
Resta comunque poco da attendere, per saperne di più sull’ascesa e le ambizioni del vulcanico magnate. È in arrivo in libreria la sua biografia ufficiale, scritta da Wolff dopo un’intervista durata nove mesi. Il titolo è il principale soprannome di Murdoch: “Il padrone delle notizie” (“The man who owns the news”).


Rosario Vizzini – Redazione Cultur-e

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