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Pagnoncelli: Covid-19 ha messo in luce il senso dell’interdipendenza

30/06/2020

Ada Sinigalia

Responsabilità sociale e fiducia, ma anche il modo in cui si formano le opinoni al centro dei sondaggi, sono stati i temi al centro dell'incontro con Nando Pagnoncelli durante CafFerpi dello scorso 25 giugno, intervistato dal delegato Ferpi Triveneto, Filippo Nani.

Con la pandemia la società italiana è cambiata e di conseguenza l’opinione pubblica e i comportamenti dei cittadini. Un’opinione pubblica sempre più al centro dell’attenzione delle imprese e della politica per orientare scelte e azioni con il rischio di porre maggiore attenzione al presente anziché a una visione più ampia. Non si tratta di una percezione personale ma di quanto emerso da sondaggi e ricerche di mercato che negli ultimi mesi hanno fotografato il nostro Paese. Ne ha parlato oltre ad affrontare temi come responsabilità sociale e fiducia Nando Pagnoncelli al CafFerpi dello scorso 25 giugno, intervistato dal delegato Filippo Nani. Pagnoncelli è presidente Ipsos, società leader in Italia nel settore delle ricerche demoscopiche, autore di libri e ospite fisso della trasmissione di Giovanni Floris “Di Martedì” oltre che curatore della rubrica settimanale del Corriere della Sera “Scenari”.

Pagnoncelli ha evidenziato che attraverso i sondaggi è emerso che “Covid-19 ha messo in luce il senso dell’interdipendenza, ossia una sorta di asimmetria tra la dimensione individuale e il senso di appartenenza. Questo aspetto, nella situazione che abbiamo vissuto drammaticamente, si è evidenziato nel rispetto delle regole, benché in un primo tempo ci sia stato un disorientamento generale. Ma tutto è cambiato a partire dall’8 marzo con il lockdown prima parziale e poi di tutto il Paese che ha certificato la gravità della situazione. Con l’impennata della preoccupazione, sono emersi una serie di aspetti che hanno caratterizzato i cittadini: dal rispetto delle regole alle raccolte fondi, al volontariato organizzato e a riconversioni di aziende in un clima di concordia e coesione. Sono comportamenti che si verificano generalmente nei momenti di crisi, come terremoti o inondazioni, con una crescita di fiducia per le istituzioni. Anche a dispetto di un dibattito politico e mediatico ancora acceso ad esempio per individuare i responsabili, l’opinione pubblica italiana è stata più prudente”.

Tra il pre e post Covid-19 è avvenuto un cambiamento anche da parte delle imprese nei confronti della responsabilità sociale che, secondo l’esperto, “deve essere un approccio multi-stakeholder perché i portatori d’interesse sono più di uno e quindi le aziende, che sono un soggetto economico, hanno responsabilità nei confronti della società a partire dai propri dipendenti, verso i clienti, le comunità in cui le imprese operano, l’ambiente e la sostenibilità che diventa elemento centrale delle strategie aziendali. I cittadini consumatori si aspettano quindi che le aziende esprimano valori e abbiamo consapevolezza della loro responsabilità e ruolo sociale”.

Con la pandemia sono cambiati anche i messaggi delle imprese, come ha evidenziato Filippo Nani, e il modo di comunicare, poiché alcune aziende sono state in un primo tempo in silenzio per l’immobilità dei consumatori e poi, in fase di ripresa, hanno iniziato a comunicare anche in modo più istituzionale e non solo di prodotto.

“Come si formano le opinioni e quali gli elementi che le condizionano in Italia?”, ha domandato Nani a Pagnoncelli che ha sottolineato: “Innanzitutto va capita la centralità delle opinioni dei cittadini in Italia. E’ attraverso l’ascolto di bisogni e desideri dei cittadini-consumatori che le aziende orientano le proprie strategie e proposte. Ma anche la politica mette sempre più al centro il sondaggio, come se in qualche modo rinunciasse al proprio ruolo e inseguisse il consenso”. Ipsos, peraltro, in Italia ogni anno realizza 1800 ricerche di cui meno del 5% hanno attinenza all’ambito politico.

L’ospite del CafFerpi ha precisato che bisogna fare attenzione a inseguire l’opinione pubblica perché il nostro Paese ormai vive del presente permanente. “Le linee di tendenza – ha detto - sono quelle di conquistare il consenso attraverso l’ascolto del cittadino e quindi il rischio è di rincorrere micro bisogni, perdendo di vista uno scenario più generale. Fare riforme che tutti reclamano ma nessuno vuole significa avere il coraggio dell’impopolarità, pensiamo alla riforma delle pensioni, per fare un esempio. In ambito aziendale le ricerche possono aiutare ma non sostituire l’intuizione dell’imprenditore e del management. Le opinioni, infatti, aiutano a capire e a prendere decisioni che si formano attraverso l’esperienza empirica, il confronto tra persone e l’esposizione ai mezzi d’informazione”. 

La televisione risulta avere ancora una grandissima centralità con il digitale che ha consentito la moltiplicazione di canali. Il telegiornale di prima serata è ancora la fonte d’informazione principale – data la popolazione italiana tra le più vecchie al mondo - c’è poi la radio che allo scoccare di ogni ora ha un aggiornamento di notizie. Si registra invece un calo di lettori dei quotidiani e della carta stampata e poi c’è internet. “In questo quadro – ha evidenziato Pagnoncelli - assistiamo a una sorta di paradosso: abbiamo un accesso illimitato alle informazioni ma di primo livello quindi senza analisi. Ci si illude di sapere ma l’informazione è superficiale e manca la capacità di approfondimento e di senso critico. Su internet c’è possibilità di sapere ma le notizie spesso possono essere insidiose e false. Da un sondaggio che abbiamo realizzato quasi 2 italiani su 3 pensa che gli altri non sappiano distinguere le notizie fasulle mentre gli intervistati sono convinti di essere in grado di individuarle”. “Sui social network – ha proseguito Pagnoncelli - si è portati a interagire con persone che la pensano come noi e quindi c’è scarso confronto di opinioni. Le informazioni che vengono proposte risentono dell’algoritmo e pertanto sono legate a scelte e interessi già fatti. Diventa così una sorta di informazione su misura. Ecco che le opinioni possono essere influenzate da questi fattori”.

L’ultimo argomento affrontato ha riguardato la fiducia. Così Pagnoncelli: “Abbiamo visto un’impennata di fiducia verso le istituzioni e corpi intermedi e anche verso le competenze degli esperti. Questa stagione può essere archiviata ma di fronte alla crisi economica possono emergere particolarismi di visioni e fratture, Per evitare questo, bisogna mettere a fuoco alcuni punti: tempi, è questa l’occasione per prendere decisioni sul futuro del Paese per i prossimi 10 anni; metodi, se siamo di fronte a scelte decisive bisogna coinvolgere le forze politiche, sociali e intermedi per la costruzione di un progetto; priorità, non tutti potranno beneficiare contemporaneamente degli interventi ed è necessario che in questa fase le priorità siano destinate ai ceti meno abbienti (in Italia 1,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, 3 milioni in povertà relativa) e più esposti alla crisi ma all’interno di un disegno più alto in cui tutti potranno beneficiare in chiave prospettica. Ecco allora che saranno più centrali la fiducia, il valore della forze intermedie e di tutti coloro che hanno la consapevolezza del proprio ruolo e della responsabilità nella società”.

 

 

 

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