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Rappresentanza degli interessi: costruire fiducia nella casa di vetro

08/10/2026

Sara Giuliani

Dall’Università IULM di Roma, un confronto su come la rappresentanza degli interessi possa contribuire a decisioni pubbliche più trasparenti e informate.

 

Le relazioni istituzionali sono un lavoro di studio, ascolto e costruzione paziente di argomenti, che oggi si confronta con nuove regole, nuove competenze e con l’intelligenza artificiale. Se ne è discusso il 5 ottobre all’Università IULM di Roma nell’incontro “Relazioni istituzionali e lobby. AI, competenze, valore e regole per una rappresentanza degli interessi efficace”, promosso da FERPI con IULM, Federmanager Roma e Parlamento Magazine.

 

In apertura, il presidente FERPI Filippo Nani ha contrapposto al racconto spesso negativo della lobby una rappresentanza degli interessi «competente, trasparente e responsabile». Una competenza che, per Antonio Amato, presidente di Federmanager Roma, è parte integrante della leadership manageriale. Da qui l’obiettivo indicato da Giuseppe de Lucia, delegato nazionale Public Affairs FERPI: non difendere un ruolo, ma costruire una cultura della professione.

 

Con la moderazione di Vincenzo Manfredi, il dibattito è entrato nel vivo con Alfonso Celotto, costituzionalista di Roma Tre con una lunga esperienza da capo di gabinetto. Per lui la lobbying è «un pezzo di democrazia». Eppure, a più di un secolo dalla «casa di vetro» di Filippo Turati, se ne parla ancora come di qualcosa di oscuro. Perché il contributo dei portatori di interesse arrivi, servono però istituzioni aperte. Alessandro Iodice, consigliere giuridico della Presidenza del Consiglio, ha osservato che i ministeri restano spesso impermeabili alle sollecitazioni esterne e ha chiesto più responsabilità al decisore politico.

 

Di responsabilità ha parlato anche Grazia Murtarelli (docente di Strategic Communication allo IULM), applicandola all’intelligenza artificiale: va governata, perché una sintesi non governata produce «errori sofisticati». E se l’AI va governata, va anche regolata. Francesca Bitondo (direttrice Relazioni istituzionali di Microsoft Italia) ha sottolineato il paradosso di regolare una tecnologia velocissima con i tempi lunghi della norma, e ha indicato nella fiducia la vera sostanza della professione.

 

Una fiducia che deve ancora fare i conti con un pregiudizio. Annagrazia Calabria (direttrice Relazioni istituzionali di Webuild), deputata per tre legislature, ha ricordato che in Italia l’interesse particolare è guardato con una presunzione di illegittimità. Norme costruite ascoltando chi ne conosce l’impatto portano invece meno contenziosi e più investimenti. Per Maurizio Sberna (direttore Comunicazione e Relazioni istituzionali di Beko Europa) la fiducia passa anche dall’interno dell’azienda, con credibilità e con quel «gusto della complessità» che nessuna intelligenza artificiale può sostituire. Una complessità che chiede competenze nuove: per Carlo Imperatore (direttore di Federmanager Roma) le relazioni istituzionali sono ormai una funzione di governance, fondata su quelle che Manfredi ha definito «hard skills relazionali».

 

Le conclusioni, affidate a Marco Trifuoggi, coordinatore della Commissione Public Affairs FERPI, e a Daniela Bianchi, vicepresidente FERPI, hanno tirato le fila: cultura, responsabilità, fiducia, competenze portano tutti nella stessa direzione.

 

La rappresentanza degli interessi è una risorsa per la democrazia, a patto di essere trasparente e competente. E una casa di vetro, prima ancora che con le regole, si costruisce con la fiducia.

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