Ferpi > News > Rp Lab - L’empatia come forma di comunicazione

Rp Lab - L’empatia come forma di comunicazione

17/10/2012

Mancano poche settimane alle presidenziali americane e Obama sembra essere sul punto di abbandonare la Casa Bianca, stando alle statistiche. Ma forse non sarà così. Perché il presidente, a differenza di Romney, è riuscito a costruire un ponte emotivo fortissimo con i suoi elettori. _Gabriele Cazzulini_ illustra il valore dell’empatia nel rinsaldare i legami, anche in ambito politico.

di Gabriele Cazzulini
“Mr. President, feel my pain!” Era il 2004 quando Cindy Sheehan gridava all’allora presidente americano George W. Bush il suo dolore di madre che aveva perso il figlio soldato nella guerra in Iraq. Quelle urla di una madre che aveva sepolto il figlio ventenne diventarono subito la voce di un’ondata di pacifismo nazionale e, come sempre accade, furono anche ridicolizzate e sbeffeggiate dai più ferventi repubblicani. “Sheehanings” divenne il neologismo fabbricato per denotare gli schiamazzi isterici usati come attacco politico. Nel bene e nel male quella storia drammatica scrisse una lezione fondamentale per la comunicazione politica, perchè rimetteva in gioco un elemento fondamentale, ma troppo spesso svalutato: l’empatia come forma di comunicazione.
Oggi, a poche settimane dal voto presidenziale, quando la fiducia degli americani verso le istituzioni è ai minimi storici, l’empatia ritorna in auge. Con la capacità di capirsi, ma questa volta reciprocamente e senza barriere contrapposte, politica e società possono riprendere un dialogo interrotto. Lo fa con successo Obama, che stando alle nude cifre dell’economia, dovrebbe già iniziare a sloggiare dalla Casa Bianca. Invece no. Perchè? Perchè Obama dice “I care”, come diceva il Bill Clinton del ‘92. Obama “feels my pain" dell’americano soffocato dalla crisi. Prima ancora di capirsi o di condividere un ideale o un programma, gli americani e la politica tornano a “sentirsi”.
E’ un emotional bridge applicato alla politica. La relazione tra presidente ed elettori, benché su una distanza simbolica enorme, si rinsalda mediante un ponte emotivo fortissimo. Infatti è stata questa la chiave di lettura del primo dibattito televisivo Obama-Romney – al punto tale che a Romney è stata diagnosticato un “empathy deficit” che il candidato repubblicano ha tentato di ripianare iniziando a parlare il linguaggio emotivo di Obama, per catturare i cuori, prima di convincere le menti. Anche il secondo dibattito si è giocato pesantemente sulla caccia all’empatia, anche in versione “fake”, simulata, pur di superare l’empasse di progetti e visioni sempre più in collisione.
L’empatia fa riscoprire il lato “caldo” della comunicazione, non solo in politica. E’ il lato emotivo, passionale, che slega le relazioni dai nodi dei media e delle mediazioni tecnologiche. E’ il bisogno di sentire un contatto non più mediato, ma diretto, tangibile se non nel corpo, quanto meno nel cuore. L’empatia sta assumendo un valore sempre più centrale nella comunicazione, specialmente sui social media – ecco la premessa per la prossima puntata di Rp Lab.

Gli articoli precedenti:
Primarie USA: quando la tv è un’arma letale
Media, web e mobile: come cambiano le Relazioni pubbliche
Gamification, quando il marketing è un gioco
McTwitter, un flop o un’esperienza utile?
Il “fattore V”: volgarità e violenza
Tutti siamo personaggi
Il consulente deve identificarsi col cliente?
I social network non sono un gioco
Come cambiano i professionisti della comunicazione
Dove va la professione dopo le amministrative?
Relazioni o contenuti?
La media war di Chicago ed il dilemma tra piazza e palazzo
Un bon ton per il social web
Vendere realtà o fiction?
Una questione di etica
Arrivano le donne vere
Pubblico o privato? Distinguere non serve più
Storytelling, la comunicazione fa la storia
I social network non sono una perdita di tempo
Le startup nuovo orizzonte per la comunicazione
Fare guerrilla con un canarino giallo

COMMENTI

Eventi