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Verso la comunicazione contestuale e relazionale

06/10/2008

I prossimi passi della comunicazione di impresa e di prodotto dovranno indirizzarsi verso lo sviluppo di due innovazioni concettuali introdotte da Google e dal web 2.0: rispettivamente, la pubblicità (comunicazione) contestuale e la comunicazione come relazione e mutuo trasferimento di contenuti. Una riflessione di Biagio Carrano tratta dal suo blog.

Come Google ha trasformato, grazie ad AdSense, gli annunci pubblicitari in un aiuto alle ricerche di informazione che sta effettuando l’utente, allo stesso modo la comunicazione di prodotto dovrebbe riuscire a costruire modelli contestuali e sincronici con le necessità e le possibilità di accesso mediatico del potenziale utente. Mi chiedo ad esempio a cosa serve proporre l’indirizzo internet di un’azienda su un cartellone 6×3 che magari verrà scorto da un guidatore concentrato sul traffico di una tangenziale. Il guidatore dovrebbe memorizzare quel sito e poi correre davanti al primo pc che trova per visitarlo? Oppure lasciare i comandi dell’auto e appuntarselo su un bloc notes?


Perché i pubblicitari, seguiti a ruota dai comunicatori, non si domandano (quasi) mai quando e come quel nostro cliente ipotetico avrebbe bisogno della comunicazione che vogliamo offrirgli, quasi sempre in momenti sbagliati o inutili?


Veniamo al secondo spunto. Tanti comunicatori aziendali hanno paura di sviluppare contatti diretti con i clienti, i fornitori, le associazioni dei consumatori, a volte anche con i dipendenti, insomma con tutti i soggetti che quotidianamente interagiscono con i prodotti e i servizi dell’impresa o dell’organizzazione che paga loro lo stipendio. Si sentono a loro agio solo con i pubblicitari e i giornalisti, rassicurati dall’idea di poterli gestire grazie alle promesse di qualche notizia nuovo o di un sostanzioso incarico, grazie ai rapporti amicali, ai pranzi passati assieme, ai regali di fine anno. Le imprese più evolute provano a creare un numero verde, solo che i contatti (visto che si pensa saranno quasi solo lamentele) verranno poi smistati all’assistenza clienti o al servizio qualità e non al dipartimento comunicazione.


Insomma, i comunicatori spesso non escono dal circuito azienda-media-pubblicità e non si confrontano con tutti gli altri stakeholders dell’impresa o dell’organizzazione.


Naturalmente qualcuno dirà: e tu cosa proponi?


Eccovi serviti, sempre a costi contenuti, a maggior ragione in tempi di crisi montante.


Un blog aziendale in cui presentare e commentare con i clienti e i fornitori iniziative e avvenimenti aziendali che i media non riterrebbero notiziabili;


Una newsletter per i fornitori in cui si presentino innovazioni, accordi, acquisizioni e tutto quello che per un fornitore può risultare utile sapere per rendersi conto che l’azienda sua cliente si sviluppa e sa affrontare le complessità del nuovo contesto;


la possibilità di lasciare commenti su tutti i comunicati della newsroom del sito web;


Creare concorsi per i dipendenti a raccontare l’azienda in cui lavorano attraverso video e file musicali: la totale libertà di espressione di questa specie di YouTube aziendale potrebbe essere anche uno strumento di analisi del clima. Non bisognerebbe dimenticarsi di mettere in palio premi possibilmente in denaro o vacanze e non fantozziane medaglie di cartone.


Insomma, la lista potenziale è molto più lunga e penso che i comunicatori che leggeranno questo post potrebbero anche collaborarvi con i loro commenti.


Si comunica a individui concreti, non ai media in astratto: prima o poi anche i comunicatori di professione se ne renderanno conto.


tratto da L’immateriale

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