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5G: la conoscenza per superare l'ostilità

10/07/2020

Sergio Vazzoler

La conflittualità intorno al 5G innesca una partita tra il decisore pubblico e le fazioni avverse che vedono nell'innovazione tecnologica un rischio per la salute, la sicurezza e l'ambiente. A restarne esclusi i "neutri"che non si sono ancora formati un’opinione. Da qui l'esigenza di momenti di conoscenza, divulgazione e confronto: l'intervento di Sergio Vazzoler durante il webinar sul tema realizzato da Casp in collaborazione con la Delegazione Ferpi Piemonte, lo scorso 1° luglio.

La conflittualità intorno al 5G non è diversa da altri fenomeni di contrapposizione che vedono innovazione tecnologica, sviluppo economico e cambiamento scontrarsi con il rifiuto determinato dalla paura per i rischi associati alla salute, alla sicurezza e all’ambiente.

In questo quadro possiamo individuare cinque diverse categorie di soggetti che determinano il campo da gioco comunicativo.

  • I proponenti e le imprese che “spingono” per affermare il nuovo paradigma di quinta generazione.

  • I comitati e i gruppi organizzati che contrastano tale affermazione.

  • Le istituzioni nazionali e locali che devono decidere e applicare le decisioni.

  • Gli enti di controllo e la comunità scientifica che è chiamata a esprimersi su limiti, fattori di rischio e strumenti di analisi e monitoraggio.

  • I media che rielaborano le posizioni in campo per costruire la “cornice” adatta con cui presentare all’opinione pubblica i fatti (pochi) e le opinioni (molte).


Ognuno di questi attori, con più o meno forte consapevolezza, gioca le sue carte. Come per altre vicende, anche nel caso del 5G il fronte del “NO” è presente da subito nella partita e ciò determina un’influenza sul gioco complessivo, in quanto gli amministratori pubblici si approcciano al tema con il fiato sul collo e, complice una crescente e diffusa fragilità politica, spesso “decidono di non decidere”. D’altra parte le imprese e il mercato, anziché concentrarsi sulla narrazione positiva dei nuovi scenari determinati dalle applicazioni tecnologiche, si “infilano” nel botta e risposta con il fronte avverso ma, soprattutto, scegliendo modalità e strumenti di comunicazione che spesso parlano soltanto a nicchie (sempre più risicate) di addetti ai lavori (vedi l’acquisto di intere pagine sui grandi giornali). E così i media cavalcano il dibattito tra le opposte fazioni anziché focalizzarsi sulla divulgazione per illustrare al meglio il merito delle questioni. E in questo contesto anche la comunità scientifica è sollecitata a “replicare” anziché “spiegare”.

Come spesso accade a rimanere fuori e senza voce è la sesta categoria, quella più importante: i cosiddetti “neutri”, coloro che non si sono ancora formati un’opinione precisa sul tema e che, molto probabilmente, entrano in gioco con disagio e utilizzando scorciatoie emotive sollecitate dalla conflittualità in atto.

Da qui la necessità e l’utilità di moltiplicare i momenti di conoscenza, divulgazione e confronto: occorrono, infatti, chiavi di lettura e di interpretazione che consentano di allargare il campo da gioco e renderlo meno ostile per chi ci vuole entrare per la prima volta.

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