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AI everywhere: in equilibrio tra utopie e distopie

#Ferpi2Be

11/07/2023

A cura di Mauro Viti

Nell'ultimo periodo sentiamo parlare in continuazione di Intelligenza Artificiale, ma quanto ne sappiamo in realtà? Fino a che punto questa tecnologia è radicata nelle nostre vite? Dobbiamo considerarla un pericolo o un’opportunità? Un’analisi di Mauro Viti per la rubrica #Ferpi2Be.

L’Intelligenza Artificiale è una disciplina che nasce a metà degli anni ‘50 nel New Hampshire (U.S.A.) da un team di informatici. L’obiettivo era quello di realizzare dei sistemi informatici intelligenti che potessero simulare il pensiero umano.

Gli anni passano e vari sistemi di Intelligenza Artificiale sempre più avanzati vengono concepiti fino ad arrivare ad oggi, dove piattaforme quali ChatGPT e Midjourney sono sulla bocca e a portata di tutti.

Sono tecnologie che spaventano e che fomentano allo stesso tempo, alimentando visioni distopiche ed utopiche dove le intelligenze artificiali sono protagoniste indiscusse.

Le tecnologie basate sull'intelligenza artificiale erano ampiamente utilizzate già prima dell'avvento delle generative - AI testuali e multimediali.

Un esempio lo ritroviamo negli algoritmi di Deep Learning (una specifica branca dell'IA) che costituiscono la base dell'elaborazione dei Big Data generati dalle attività degli utenti sui vari Social Network. Piattaforme come Instagram, Facebook e TikTok hanno raggiunto un'elevata efficacia proprio grazie all'impiego di tali algoritmi e di tecniche di Natural Language Processing (NLP), che consentono di estrarre informazioni rilevanti come sentimenti e argomenti di discussione, al fine di categorizzarle e proporre contenuti sempre più personalizzati per ciascun utente.

Ritornando invece al presente e parlando di AI generative, l’interrogativo che ci poniamo è: le AI possono sostituire la creatività umana?

Da un lato c'è da dire che le preoccupazioni attorno all'automazione derivante dallo sviluppo di nuove tecnologie non sono nulla di nuovo. Tutte le rivoluzioni in ambito tecnologico hanno infatti portato a cambiamenti nel mercato del lavoro richiedendo competenze sempre più specifiche che le nuove macchine non avevano.

Dall'altro è vero però che la creatività non era ancora stata toccata dalle tecnologie: l'idea che la macchina possa raggiungere e/o superare l'essere umano in ambiti sempre più "intimi" spaventa e porta a diffidare di tali strumenti.

Le AI sono delle tecnologie molto avanzate in grado di evolversi all'aumentare della quantità di input che ricevono. Ma rimangono tali. Ciò che risulta mancare è proprio "l'elemento umano imprescindibile", ovvero l'insieme di esperienze personali, emozioni e pensieri profondi.

Nonostante la mancanza di questo “elemento imprescindibile” l'intelligenza artificiale rimane un potente strumento in grado di aiutare i creativi nel loro lavoro, e nel velocizzarlo, tramite l'automatizzazione di alcune fasi del processo creativo.

Ed è per questo motivo che copywriters, grafici e comunicatori in generale dovrebbero imparare a sfruttare questi sistemi al fine di ottimizzare tempi e risultati del proprio lavoro.

Usare piattaforme come ChatGPT per confrontarsi e per correggere errori grammaticali e concettuali, o anche per scrivere un Copy più adatto ad una determinata fascia di pubblico sono alcune applicazioni possibili che darebbero sicuramente una marcia in più a qualsiasi creativo.

Le AI saranno sempre più presenti nel mondo della comunicazione come in qualsiasi altro ambito, non sfruttarle significherà solamente avere uno svantaggio competitivo rispetto agli altri.

La misura in cui le AI possano essere più o meno utili è dettata anche dalla "qualità" degli input che essa riceve.

Parlando di "qualità" degli input non possiamo non parlare di informazione.

Anche qui infatti le AI svolgono un ruolo fondamentale. Basti pensare alla modalità di funzionamento dei social network che attraverso l'iper personalizzazione dei contenuti porta gli utenti a stare sempre più tempo online perdendosi nei "rabbit holes" di contenuti (reels, post, etc.).

Più contenuti proposti dall'algoritmo consumiamo, più questo ci conosce e ci sposta verso un estremo od un altro rispetto a determinate tematiche, creando una società sempre più polarizzata. Queste sacche mediatiche che si vanno a creare ci impediscono di accedere ad informazioni oggettive, inalterate dalla bolla mediatica in cui siamo stati confinati.

Vediamo quindi che da un lato l'intelligenza artificiale è uno strumento estremamente utile, ma dall'altro può provocare effetti negativi su larga scala.

Per concludere, l'intelligenza artificiale può essere considerata l'innovazione più importante degli ultimi anni in quanto la ritroviamo in moltissime tecnologie in diversi ambiti.

Per quanto riguarda il discorso creatività, come detto in precedenza, bisogna provare ad accantonare la visione distopica e cercare di immaginare l'AI come uno strumento da affiancare al creativo piuttosto che un sostituto.

L'obiettivo è quindi di distanziarsi da utopie troppo spensierate e distopie eccessivamente drammatiche, accogliendo invece l'idea di una simbiosi ben calibrata tra uomo e AI.

 

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