/media/post/4blufa8/iamina1304.png
Ferpi > News > AI, vantaggio competitivo e comunicazione d’impresa

AI, vantaggio competitivo e comunicazione d’impresa

13/04/2026

Anna Minà

Quasi un lavoratore italiano su due usa già l’AI nei micro-task quotidiani. Ma il vero salto strategico delle imprese è ancora da compiere.

 

I dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence (AI) del Politecnico di Milano School of Management mostrano che il 47% dei lavoratori italiani impiega l’AI per svolgere attività operative puntuali. Nonostante ciò, questa trasformazione fatica a tradursi in un’adozione sistematica e olistica all’interno delle imprese. Quando circa la metà dei lavoratori adotta l’AI per finalità simili e facendo leva sugli stessi strumenti, il risultato è paradossale: una tecnologia che dovrebbe aiutare le imprese a differenziarsi finisce per omologare.

 

La questione è quindi concreta: in che modo le imprese possono incorporare l’AI nella propria strategia?

Molti tentativi falliscono perché i manager interpretano l’AI come una scelta dicotomica tra adozione e resistenza. Invece, è necessario riconoscere che l’adozione dell’AI nelle imprese genera inevitabili tensioni che non devono essere eliminate, semmai comprese e gestite. Non si tratta di contrapporre intelligenza umana e artificiale: se da un lato alcune attività vengono automatizzate, dall’altro lato altre vengono potenziate, con benefici in termini di velocità, scalabilità e precisione. Automazione e augmentation coesistono, spesso all’interno degli stessi processi aziendali.

 

Il vantaggio competitivo delle imprese non risiede nell’automazione, facilmente replicabile, ma nell’augmentation. Le tecnologie sono accessibili a tutti e i processi imitabili: oggi l’AI è condizione necessaria per competere in contesti ad alta velocità, ma non sufficiente a distinguersi. Il vantaggio emerge quando l’AI amplifica elementi difficilmente imitabili: la creatività, l’autenticità e la capacità di valorizzare il contributo umano all’interno delle imprese.

 

Quando l’inserimento dell’AI nelle routine operative trascura la componente umana, le imprese diventano più vulnerabili e perdono forza competitiva. Il successo dipende infatti dalla capacità di custodire risorse di valore, rare e difficilmente imitabili. Limitarsi ad adottare strumenti tecnologici senza integrare competenze e giudizio umano nella collaborazione con l’AI significa indebolire il proprio elemento distintivo. È dunque la qualità della relazione tra persone e tecnologia a determinare e proteggere l’elemento distintivo delle imprese.

 

In questo scenario, il professionista delle Relazioni pubbliche assume un ruolo centrale. Se il vantaggio competitivo dipende anche da risorse intangibili, è compito della comunicazione d’impresa renderle visibili e riconoscibili. Come ricorda Stuart Turner, una comunicazione efficace consente di costruire e mantenere una comprensione reciproca tra impresa e stakeholder, rendendo intellegibile l’identità organizzativa e valorizzandone le specificità.

 

Le relazioni pubbliche si collocano così nei processi di augmentation, in cui l’AI non sostituisce la creatività, ma ne estende la portata: i contenuti diventano più scalabili, adattabili a contesti e lingue diverse e distribuibili su molteplici canali.

 

Il risultato non è semplicemente tecnologico, ma pienamente strategico, e apre a nuove forme di relazione.

Eventi