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Analisi del report di Confindustria

08/02/2005
Spazioso il bilancio sociale di Confindustria. Riporta il costo del sistema (500 milioni di euro) e il costo della struttura centrale di Viale dell'Astronomia in rapporto ad esso: solo il 7% dei 500, cioè 35 milioni di euro. Che sembrano un po' pochi per un palazzo così bello e popolato. Magari scarica qualche costo sulle sedi locali, con comandi e distacchi. Meglio comunque dei partiti politici che nel legificato bilancio al Parlamento, danno conto della sola sede centrale.Strategie d'avanguardia, riporta il documento, e novità: priorità alla risorsa lavoro, con il negoziato per i contratti collettivi; promuove l'efficienza del sistema – l'associazione - con i consorzi per le utenze elettriche. Incontra i giovani, la Confindustria, e presenta le tecnologie innovative che i suoi associati hanno inoltrato al Miur e al MAP per avere denari del popolo. Eroga infine borse di studio. Si sente però la mano della Bocconi quando include il contributo sociale dell'ufficio studi al tenore culturale della nazione. Vero: colpo d'ala nella misura degli intangibili. Non fa fatica dunque il redattore del Sole a dare contezza dell'evento presentazione pubblica del rapporto sociale.Lontano dal Sole, l'originale del report contiene dei box di interesse per la CSR intesa come ricerca, disclosure e diffusione della informazione. Primo box: totale euro per incentivi dello Stato alle imprese, che tanto spazio occupano nella pur rendicontata attività di lobbying. Fa il suo lavoro: racconta a livello associativo, e quindi anonimo rispetto alla singola impresa, ciò che i suoi associati non fanno per (pelosa) riservatezza delle informazioni. Addita uno standard per le 125.000 aziende iscritte. Grandi e piccine.La faccenda degli incentivi fu poi all'origine della sfuriata di Brunetta, consigliere economico del governo di destra, a Ballarò, quando strapazzò il VP Pininfarina al grido di prendete sempre, fate la vostra parte. Di tale intervento si da conto nel box "Confindustria nei media".C'è poi la ricerca tecnologica e il report dice che sono maggiori i fondi che il sistema industriale ottiene dallo Stato per fare ricerca che quelli che esso offre al sistema pubblico perché esso svolga ricerca. Il saldo è attivo per le imprese. Tenta poi di misurare l'effetto discriminante conseguito dai denari pubblici così ottenuti: dimostra che con essi si fanno cose che altrimenti non verrebbero fatte in quanto molto innovative, cioè a rischio altissimo e ritorno molto differito nel tempo, e che vanno perciò finanziate da denaro pubblico: tipico caso di market failure.Ancora usufruendo del punto di osservazione e interpretando al meglio lo spirito mutualistico di un sindacato, si da conto di una ricerca anonima svolta presso i grandi iscritti sullo stato della concussione in ambiente pubblico. Prosegue così il lavoro fatto in occasione della tangentopoli dove Confindustria brillò per presenza in difesa dei concussi. Se è vero infatti che il singolo concusso ha poca libertà di manovra ("Dovevamo lavorare", disse De Benedetti),  diversa è la posizione della associazione, che proprio questo ci sta a fare. Del singolo corruttore, un'altra volta. So much for ethics.Chiude poi un box sul lavoro a fianco del ministro delle attività produttive per il miglioramento della giustizia civile, seguendo Michael Novak e il cardinale Silvestrini, citati nella stessa pagina del Sole: "Nessuna altra attività dipende tanto dal funzionamento del sistema legale come quella imprenditoriale". Shylock è con noi.

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