/media/post/zvbv8hr/GlobalRisksReport.png
Ferpi > News > Global Risks Report 2026: costruire relazioni nell’era della competizione

Global Risks Report 2026: costruire relazioni nell’era della competizione

29/01/2026

Micol Burighel

Il World Economic Forum descrive un mondo più frammentato: nel breve periodo dominano geoeconomia, conflitti e disinformazione; nel lungo, clima e natura tornano a presentare il conto. Per chi fa relazioni pubbliche, la sfida è tenere insieme fiducia, consenso e cambiamento.

 

Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum mette nero su bianco una sensazione già diffusa: stiamo entrando nell’“era della competizione”. Rivalità tra Paesi, protezionismi, conflitti e pressione sul costo della vita accorciano l’orizzonte. L’agenda diventa più reattiva, schiacciata sul presente: si rincorrono emergenze e, quasi per inerzia, le trasformazioni necessarie sul piano climatico, ambientale e sociale rischiano di scivolare ai margini proprio quando sarebbero più urgenti.

 

Per chi si occupa di comunicazione e relazioni pubbliche è un cambio di condizioni di base. Quando cooperare diventa più costoso e la fiducia si assottiglia, si riduce la materia prima del patto sociale: disponibilità a negoziare, riconoscimento reciproco, accettazione dei compromessi. Senza questo terreno comune, anche le transizioni più ragionevoli faticano a prendere forma.

 

La geoeconomia domina le preoccupazioni

Il report segnala con forza l’ascesa della competizione geoeconomica, ossia l’uso dell’economia come leva di potere, tra dazi, sanzioni, controlli tecnologici e restrizioni sulle filiere. È una cornice che tocca direttamente anche la transizione, facendo entrare energia, catene di fornitura, minerali critici e infrastrutture in un terreno più instabile, dove le interdipendenze vengono lette come vulnerabilità. Se il commercio diventa un’arma, la transizione – che dipende da catene globali – diventa più fragile e più esposta agli shock.

 

Dentro questa cornice cambia anche il modo in cui la sostenibilità viene percepita. In molti contesti scivola da “tema valoriale” a questione di sicurezza, autonomia e competitività. Proprio in questo contesto possono attecchire le semplificazioni più pericolose: “o crescita o clima”, “o bollette o transizione”. Il nostro lavoro, spesso, è evitare che la discussione diventi un aut aut permanente.

 

Il paradosso climatico e l’agenda corta

In parallelo, il report descrive un paradosso: nel breve periodo l’attenzione si sposta altrove e i rischi ambientali scendono nelle priorità. Non perché siano diminuiti (pensiamo al miliardo e più di danni quantificato in Sicilia, Sardegna e Calabria) ma perché l’urgenza del presente occupa la scena e forse è difficile unire i tanti puntini lontani con cui clima e ambiente ci stanno già presentando il conto. Quando però l’orizzonte si allunga, la gerarchia torna netta: eventi estremi, biodiversità ed equilibri terrestri restano tra le minacce più severe.

 

La difficoltà, quindi, non è capire “cosa conta” nel lungo periodo. È riuscire a tenerlo in agenda mentre il presente divora attenzione. Qui la comunicazione può essere parte della soluzione: serve una narrazione capace di motivare al cambiamento senza negare paure, ansie e preoccupazioni. Cosa non facile ma ormai dovremmo aver compreso che su questi temi la complessità non si elimina, si governa.

 

Disuguaglianza e disinformazione, fratture che bloccano il consenso

Il report insiste su un punto cruciale: i rischi si rinforzano a vicenda. In questa logica, disuguaglianza e disinformazione pesano direttamente sulla possibilità di fare transizione.

 

Tra i rischi più interconnessi, la disuguaglianza continua a crescere, aumentando la percezione di ingiustizia, irrigidendo il confronto e indebolendo la fiducia in istituzioni e organizzazioni. In questo clima, anche misure tecnicamente solide possono incontrare resistenza se vengono vissute come costi scaricati su pochi o imposti dall’alto. A questa frattura si aggiunge la disinformazione (e la cattiva informazione), collocata dal report tra i rischi più rilevanti sia nel breve sia nel lungo termine. Se manca un terreno condiviso di fatti, ogni scelta tende a trasformarsi in uno scontro identitario. E una transizione che richiede compromessi diventa, semplicemente, più vulnerabile.

 

Ricucire un mondo multipolare e frammentato

Uno degli highlight più utili per colleghe e colleghi riguarda la trasformazione dell’ordine globale: un assetto sempre più multipolare e frammentato, con regole meno uniformi, alleanze variabili e cooperazione selettiva. In questo quadro collaborare su clima, salute globale, stabilità finanziaria o tecnologia diventa più difficile, perché richiede coordinamento stabile. Quando il coordinamento si indebolisce, cresce l’istinto di cercare solo autonomia strategica.

 

Qui si innesta bene un passaggio del discorso tenuto a Davos dal primo ministro canadese Mark Carney. Il suo messaggio è netto. Non basta sperare nel ritorno del “vecchio ordine”, e un mondo di fortezze, per quanto comprensibile, è costoso perché porta a un sistema più povero, più fragile e meno sostenibile. Carney riassume l’urgenza di costruire nuove alleanze con una frase che suona come promemoria per le “potenze medie” e, per analogia, per tutte le organizzazioni che non possono dettare regole da sole: “se non siamo al tavolo delle trattative, finiremo nel menu”. E chiude nel migliore dei modi, con un invito all’azione positivo e fiducioso: “dalla frattura possiamo costruire qualcosa di più grande, migliore, più forte, più giusto”.

 

Il filo che tiene insieme

Il Global Risks Report 2026, letto con gli occhiali delle relazioni pubbliche, ricorda che oggi non bastano buone strategie. Serve il collante che le rende attuabili: fiducia, integrità informativa, giustizia percepita e, soprattutto, alleanze.

 

Se l’istinto del tempo è chiudersi, il compito di chi costruisce relazioni è evitare che si chiudano anche le possibilità di costruire un futuro più sicuro e giusto. Senza retorica: con metodo, ascolto, coerenza e un lavoro paziente di connessione.

 

 

Eventi