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André Janones: il “pretoriano digitale” di Lula

05/11/2026

Luca Poma

 

Dalla povertà del Triângulo Mineiro, alla guida dell’«Exército do Lula»: ecco il ritratto del deputato brasiliano che ha trasformato WhatsApp in un campo di battaglia elettorale e – costruendo relazioni digitali con gli elettori, orientando il consenso online - ha fortemente contribuito alla rielezione del Presidente progressista al suo 4° mandato

 

C’è un personaggio chiave dietro la recente rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva al suo 4° mandato: André Janones, uno dei politici più divisivi e al tempo stesso più efficaci della politica brasiliana dell'ultimo decennio.

 

André Luís Gaspar Janones è nato il 5 maggio 1984 a Ituiutaba, cittadina del Triângulo Mineiro, nello stato di Minas Gerais, ed è cresciuto in una famiglia senza mezzi: il padre è morto quando lui era ancora in fasce e la madre, Divina, lavorava come domestica. Lui stesso racconta di aver conosciuto la fame da ragazzo, un'esperienza che cita spesso per spiegare la sua difesa dei programmi di “trasferimento di reddito” a favore delle fasce meno abbienti.

 

Per mantenersi agli studi di Giurisprudenza ha fatto anche il bigliettaio sugli autobus, poi ha aperto uno studio legale dove, accanto ai clienti paganti, assisteva gratuitamente le famiglie povere. Di fede evangelica, legato alla chiesa di Lagoinha, infarcisce volentieri i suoi post di citazioni bibliche; tant’è, quello che conta evidenziare è come il suo percorso partitico sia tutt'altro che lineare. Iscritto al PT dal 2003 al 2015, è passato poi al PSC e, dal 2018, all'Avante (nel 2016 aveva tentato senza successo di diventare Sindaco della sua città natale), ma la svolta arrivò due anni dopo, durante il grande sciopero dei camionisti del 2018 che paralizzò il Brasile: Janones, che camionista non era, diventò però una sorta di portavoce informale del movimento, grazie a dirette e video online che circolavano sui Social macinando milioni di view. Ha ammesso lui stesso che senza quello sciopero non sarebbe mai arrivato a Brasilia: viene eletto deputato federale con 178.660 voti, il terzo deputato più votato del Minas Gerais.

 

Durante la pandemia, consolidò la propria popolarità facendosi paladino dell'auxílio emergencial, il sussidio straordinario per le famiglie colpite dalla crisi, con trasmissioni in diretta che gli portarono un seguito enorme: solo su Facebook arrivò a contare circa otto milioni di follower, e in più occasioni le sue interazioni superarono quelle dello stesso presidente Bolsonaro allora in carica.

 

Nel 2022 l'Avante lo lanciò come candidato alla Presidenza della Repubblica: a 38 anni è il più giovane della corsa, e nei sondaggi oscilla intorno al 3-4%. Ad agosto, però, ritira la candidatura e annuncia il proprio sostegno a Lula. È in quella campagna elettorale che Janones costruisce la sua fama di “guastatore digitale”, diventando uno dei pilastri della strategia online del PT, dedicandosi a contrastare la comunicazione bolsonarista e la disinformazione… con le stesse armi dell'avversario: i toni aggressivi, i contenuti virali e una mobilitazione costante dei suoi sostenitori, che lui chiama «soldati», sono diventati la sua cifra, e alle stesse elezioni viene rieletto deputato con 238.967 voti, secondo in tutto lo stato.

 

Gli anni successivi sono stati segnati dai vari guai giudiziari e disciplinari (cosa invero abbastanza di routine in Brasile). Alla fine del 2023 emersero accuse di rachadinha, la pratica – purtroppo diffusa - con cui un parlamentare si fa restituire una parte degli stipendi dei propri collaboratori. La Procura generale chiese l'apertura di un'indagine, il ministro Luiz Fux del Supremo Tribunal Federal la autorizzò e, nel settembre 2024, la Polizia federale incriminò il deputato per corruzione, associazione a delinquere e peculato. Janones, che aveva sempre parlato di una “montatura”, nel marzo 2025 chiuse la vicenda con un accordo di non persecuzione penale omologato dal STF, nel quale ammise la pratica e si impegnò a restituire circa 131.500 reais.

 

Al netto di queste vicende, in vista delle elezioni generali del 2026, appena svolte, Janones a metà luglio annunciò sul social X di voler mettere in piedi, di sua iniziativa, un «esercito di sinistra» per contrastare l'estrema destra nella corsa presidenziale.

 

Ad agosto, dopo un incontro con Lula, ha alzato ulteriormente il tono, criticando quella che definì una campagna troppo “carina” e morbida del proprio schieramento, dichiarando di aver accettato la missione di liberare il Paese dall'estrema destra, e avvertendo, con una delle sue formule a effetto, che d'ora in poi sarebbe stata guerra, e che converrà «portare via i bambini dalla stanza».

 

Il primo turno del 4 ottobre, come riportato dalle cronache, si è rivelato amaro su entrambi i fronti; poi Lula, quasi a sorpresa, ha vinto, e Bolsonaro jr. – epilogo degno di una telenovela sud-americana – è scappato in USA, con un visto di ingresso garantito dall’amico Trump, dichiarandosi vittima di persecuzioni.

 

Ma è proprio sul ballottaggio che è bene soffermare l’attenzione, perché le iniziative digitali di Janones paiono aver fatto davvero la differenza per la rielezione del leader progressista.

 

Il Deputato ha lanciato su WhatsApp il canale “Exército do Lula”, una lista di trasmissione che distribuisce contenuti a favore del presidente e coordina azioni di condivisione di massa sulle piattaforme. In pochi giorni, il canale ha superato i tre milioni di iscritti; gli organizzatori della campagna di Flávio Bolsonaro reagiscono chiedendone la chiusura.

 

L'11 ottobre il presidente del Tribunale superiore elettorale, Kassio Nunes Marques, accoglie la richiesta e ne ordina la sospensione; ma Janones grida alla censura, e la vicenda si trasforma in un estenuante tira e molla giudiziario. Il corregedor-geral elettorale Ricardo Villas Bôas Cueva ripristina provvisoriamente il canale di Janones, che nel frattempo, complice la pubblicità involontaria, guadagna più di un milione di nuovi iscritti, e supera così i quattro milioni di follower.

 

Il 13 ottobre scorso, Nunes Marques lo ha oscurato di nuovo, per 48 ore, finché la campagna di Lula – visti i risultati in termini di interazioni - non lo ha registrato formalmente come mezzo ufficiale di propaganda presso il tribunale, e a quel punto il canale è tornato online.

 

A una settimana dal voto, Janones ha denunciato il rischio di un nuovo blocco dopo un rapporto di Meta sull'attività del gruppo, ma il 23 ottobre il ministro Floriano de Azevedo Marques ha stabilito che il canale non potrà più essere sospeso o limitato, mentre peraltro Google, Meta e X hanno dichiarato di non aver riscontrato irregolarità.

 

Il 25 ottobre Lula, come abbiamo già sottolineato, ribalta abbastanza a sopresa il risultato del primo turno, e viene rieletto con circa il 51,75% dei voti validi, contro il 48,25% di Flávio Bolsonaro.

 

Quanto abbia pesato l'”Exército do Lula” è impossibile da misurare con precisione, ma il canale, arrivato secondo le stime a oltre cinque milioni di iscritti, è stato indicato da più parti come uno dei principali strumenti di mobilitazione digitale del secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, e diversi osservatori ne hanno lodato la capacità organizzativa e soprattutto l’impatto.

 

I riconoscimenti non si sono fatti attendere: il 27 ottobre il Consiglio comunale di Rio de Janeiro ha approvato il conferimento a Janones della medaglia “Pedro Ernesto”, la sua massima onorificenza, su proposta di un consigliere del PT. Il modello di influenza, inoltre, sembra già aver varcato i confini: secondo la stampa brasiliana, gruppi ispirati al canale sono nati in Francia, Spagna e Argentina, la presidente messicana Claudia Sheinbaum lo ha invitato in Messico, e Janones sarebbe stato chiamato a collaborare con la campagna del premier spagnolo Pedro Sánchez.

 

Il paradosso di André Janones è evidente: un parlamentare con un passato anche turbolento, ma che esce dalle elezioni del 2026 come uno degli artefici riconosciuti della vittoria del nuovo e riconfermato presidente, e come un consulente ricercato all'estero a caro prezzo, nonché gestore di una “rendita digitale” importante.

 

C'è chi ha commentato negativamente questi fatti, osservando che la strategia digitale di Janones sia stata per certi versi “deprecabile”: la sinistra, per non perdere (ovvero per vincere di un ridottissimo scarto), ha ceduto alle lusinghe dell’efficacia della propaganda urlata, degli insulti, dell’aggressione online. L'emblema, una volta di più, di una politica fatta di scontri personali e disinformazione, speculare a quella che il mondo progressista diceva fino a poco prima di voler combattere.

 

È giusto mettere da parte i principi, in cambio di un presidente rieletto…? Una domanda aperta, che sta facendo infuocare il dibattito e interroga prepotentemente non solo la classe politica, ma anche tutti i comunicatori e relatori pubblici.

 

Breve sitografia:

 

Foto: Guimaraesdouglas, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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