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Antonelli: l’etica conviene a tutti

05/06/2014

“Rinunciare all’etica è un opportunismo miope che taglia le gambe alle prossime generazioni, garantendo soltanto una sopravvivenza di breve termine”. Lo sostiene _Claudio Antonelli,_ Presidente di _PIU - Professioni Intellettuali Unite_ e Vice Presidente di _Confassociazioni,_ in un’intervista esclusiva per Ferpi.

Nata nel 2004, PIU – Professioni Intellettuali Unite è un progetto che mira a valorizzare il contributo delle professioni intellettuali allo sviluppo dell’economia, creando le condizioni per una collaborazione equilibrata tra professionisti, imprese, istituzioni e società. In un’economia della conoscenza quale quella attuale, l’etica è un valore strategico e un fattore essenziale. Di etica professionale abbiamo parlato con Claudio Antonelli, presidente di PIU e Vice Presidente di Confassociazioni, di cui PIU è socio fondatore e Ferpi tra le associazioni aderenti.
Si sente spesso parlare di etica, soprattutto in ambito professionale. Ma è davvero un valore rispettato da professionisti ed imprese? Qual è la situazione nel mercato del lavoro italiano?
Lo stato dell’arte è che la questione è disattesa. II 99 per cento delle imprese non fa nulla attivamente rispetto a questo tema, nonostante tutti siano consapevoli dell’importanza dell’etica. L’etica è una cosa buona, tutti sono d’accordo, ma nessuno fa nulla. È irrilevante rispetto alla realtà. Nella cultura italiana, gli altri devono essere etici ma se io ho un’opportunità, la colgo. Tutti devono essere etici ma io posso anche non esserlo. Questa forma mentis mostra di non comprendere come un sistema etico sarebbe più efficiente ed efficace dal punto di vista del business. In questa realtà, per fortuna qualcuno fa qualcosa ma è opportuno discernere chi lo fa realmente e con convinzione da chi lo fa soltanto “per immagine”.
Diversa la tendenza per quanto concerne le professioni, per cui l’idea è che per essere etici sia bastevole avere un codice. Questo è fondamentale ma non sufficiente. Il codice va rispettato. Il comportamento etico di un professionista rassicura il cliente, conferma la fiducia assegnata e rafforza la credibilità per un successivo nuovo incarico. Da qui si sviluppa la reputazione, in un circuito virtuoso tra qualità della relazione e sviluppo del lavoro. Purtroppo, però, spesso gli organi preposti al rispetto della deontologia professionale non sono in grado di effettuare un controllo ex ante, intervenendo solo su alcuni casi macroscopici che vengono a galla, ma a posteriori.
Perché l’etica e il comportamento delle aziende e dei professionisti diventi etico è fondamentale che passi il messaggio che l’etica conviene a tutti e quindi a ciascuno.
In tempi di crisi, quali quelli attuali, molti possono essere tentati di mettere da parte l’etica professionale e cercare delle scorciatoie che consentano di sopravvivere in attesa di un futuro migliore. Come valuta questo atteggiamento?
Se sto affogando e per sopravvivere metto da parte l’etica, lo faccio senza capire che è un atteggiamento che, nel lungo periodo, non premia. L’etica professionale non è un diploma da appendere al muro né un elenco retorico di buone intenzioni ma un sistema virtuoso di criteri di comportamento e di regole concordate che creano equità nel mercato.
Si parla da anni di crisi, a volte non pensando che, se siamo in questa situazione, è anche perché c’è stato un atteggiamento poco etico. La bolla finanziaria è stata dettata da comportamenti poco etici e ora faticosamente cerchiamo di recuperare una situazione compromessa. Rinunciare all’etica è un opportunismo miope che taglia le gambe alle prossime generazioni, garantendo soltanto una sopravvivenza di breve termine.
PIU è tra i soci fondatori di Confassociazioni, di cui anche Ferpi fa parte. Cosa ne pensa della collaborazione tra associazioni? Può aiutare a diffondere l’etica ed aiutare le imprese ad uscire dalla crisi?
Non posso che essere favorevole alla collaborazione tra associazioni. PIU nasce nel 2004 come un progetto di collaborazione tra associazioni. Se Confassociazioni è una confederazione rappresentativa delle associazioni verso le istituzioni, PIU è un luogo di collaborazione e di lavoro comune. Il lavoro di dialogo tra le associazioni può avvenire soltanto in una dimensione progettuale, come quella di PIU. Le associazioni nascono alcuni decenni fa per rappresentare, consolidare e riunire persone che fanno lo stesso mestiere. Ora, in un’economia della conoscenza quale quella attuale, le competenze evolvono si intrecciano e sfumano una nell’altra. Mantenere dei compartimenti stagni, tra professioni diverse, comporta una chiusura che porta all’asfissia. Nascono continuamente nuove competenze che si pongono a cavallo tra diverse discipline. Quindi, oltre ad avere delle associazioni, occorre avere ambiti in cui il lavoro – concreto e fattivo – diventa comune. Ad esempio, come PIU stiamo discutendo delle modalità con cui gestire il monitoraggio dell’aggiornamento professionale dei soci. L’apporto di tutti è importante ed utile. PIU è un laboratorio, un’agorà dove si cerca di mettere a fattor comune tutto quello che può far evolvere le associazioni e, con esse, le professioni ed il mercato del lavoro. La conoscenza è un bene unico con una caratteristica splendida: ogni informazione condivisa non è persa anzi si arricchisce e porta ricchezza a tutti.

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