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Caso Amanda: un delitto tra codice penale e codici della comunicazione

03/11/2011

Quale il ruolo delle litigation PR nel processo di Perugia? Impossibile non valutare il peso della pressione mediatica sugli esiti del dibattimento. Molte le sfaccettature esaminate da _Rosanna D’Antona_ durante il convegno promosso da Reset in collaborazione con Ferpi e ANM che si è tenuto lo scorso 27 ottobre a Roma.

di Rosanna D’Antona e Andrea Sarto
Lo scorso 3 ottobre, Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti con formula piena dalla sentenza d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto nella notte tra il primo e il 2 novembre 2007.
In questo contributo non vogliamo entrare nel merito di quanto accaduto quella tragica notte a Perugia e tanto meno dei quattro anni di processo, ma analizzare l’evento dal punto di vista delle strategie di litigation pr messe in atto ovvero l’effetto di una buona strategia media sull’opinione pubblica.
In un processo che acquisisce una tale popolarità non si può sottovalutare il ruolo che la pressione mediatica esercita sull’opinione pubblica e sui legali coinvolti. Vi sono infatti dei meccanismi che potrebbero influire sull’andamento di un processo se non addirittura condizionarne l’esito. Ed è innegabile che i legali delle parti in causa abbiano saputo utilizzare l’interesse dei media sul caso. Accanto ai legali, il compito delle litigation pr è quello di governare i meccanismi della comunicazione e, in coordinamento con la strategia legale, cercare di introdurre nel dibattito gli elementi che possano andare a sostegno delle parti.
Una notizia golosa
Il processo per l’omicidio Kercher conteneva tutti gli elementi che rendevano “golosa” la notizia e capaci di trasformare il fatto di cronaca in una grande fiction: due giovani amanti, una ragazza bellissima, il sesso, la droga, l’amica assassinata, le notti brave…
Osservando come è stato trattato dai media, è evidente che l’attenzione è stata gradualmente spostata dall’”omicidio di Meredith” alla “assoluzione di Amanda”. Mentre in tribunale, pubblico ministero e avvocati della difesa affrontavano i diversi gradi del giudizio secondo i dettami del codice di procedura penale, l’opinione pubblica – alimentata dai media – si divideva, secondo le norme del codice non scritto della comunicazione di massa, in due fazioni: innocentisti o colpevolisti, pro o contro Amanda.
La stampa italiana ha sostanzialmente preso le parti dell’accusa assecondando le contraddizioni tipiche dell’italiano medio: bacchettone e voyeur. Il ritratto di Amanda è quello di una donna fredda, seduttrice e manipolatrice. In secondo piano quello di Raffaele, ragazzino confuso e sottomesso. Per contrastare questo “pre-giudizio”, l’avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito ed esperta nell’uso dei media, ha saputo sparigliare le carte accomunando Amanda al sexy cartoon Jessica Rabbit e alla sua famosa battuta: “Io non sono cattiva, sono loro che mi disegnano così”.
Un caso internazionale
Ma il processo di Perugia era diventato da tempo una storia che riguardava anche altre nazioni: la Gran Bretagna di Meredith Kercher e gli Stati Uniti di Amanda Knox. Come gli italiani, anche gli americani e gli inglesi si sono appassionati al processo con la stessa curiosità e morbosità con la quale in Italia ci si é appassionati ai vari casi Cogne, Erba, Garlasco… con in più l’interesse per le loro compatrioti e il contesto italiano.
Anche se il presidente della corte di assise di appello di Perugia, Claudio Pratillo Hellman, prima di ritirarsi in camera di consiglio ha chiesto rispetto dichiarando che «Non è una partita di pallone. Non c’è spazio per tifoserie contrapposte», il contesto mediatico, da tempo era diviso in due: colpevolisti i media italiani e inglesi – che hanno ribattezzato la bella Amanda «Foxy Knoxy» -, innocentisti quelli americani.
Stampa, tv, web e agenzie di pr
Per contrastare i media italiani e inglesi, la famiglia Knox ha ingaggiato una agenzia di pr di Seattle, Gogerty Marriott, e negli Usa è rimbalzata solo l’ immagine della ragazza americana vittima di un’ingiustizia. Ha scritto il New York Times: “Se fosse applicato lo standard che la legge richiede, il verdetto sarebbe ovvio e non condizionato da superstizioni medievali, proiezioni sessuali e fantasie sataniche”. Tutte le maggiori emittenti americane hanno dispiegato i loro migliori mezzi per seguire il destino della bella connazionale, dalla Cnn all’Abc che ha dedicato la più importante trasmissione del mattino ad Amanda che «combatte per la sua salvezza», alla Cbs che ha realizzato importanti collegamenti con inviati a Perugia.
Appare evidente la differente strategia di litigation pr messa in campo dalle diverse fazioni. Da una parte chi ha sostenuto l’accusa cavalcando l’immagine della bella ragazza che nasconde un oscuro segreto, dall’altra chi ha seguito il processo riportando in patria l’immagine di una giustizia italiana approssimativa e di una informazione tesa a fare i processi nelle piazze anziché nei tribunali.
Una sentenza trasmessa in diretta
Punto culminante della vicenda è stata la conclusione del processo. Tutto in diretta. L’ ultimo appello di Amanda Knox e Raffaele Sollecito è stato ripreso da una telecamera e trasmesso da tutte le emittenti televisive del mondo e anche la sentenza è stata celebrata secondo lo stile delle grandi dirette da prima serata: dalla Cnn alle italiane Rete 4 e RaiUno, con Quarto Grado (oltre 6milioni di spettatori e il 22% di share!) e Porta a Porta, che sono stati tra i più seguiti nella sera dell’assoluzione. Con 400 giornalisti accreditati, molti dei quali americani, l’aspetto mediatico ha sopravanzato di gran lunga quello giudiziario. La sentenza è stata raccontata immediatamente sulle homepage dei maggiori siti di news inglesi e americani ed è dilagata su Twitter.
E alla luce della diversa strategia di litigation pr messa in atto si può comprendere come i media stranieri abbiano diversamente interpretato la sentenza di assoluzione “per non aver commesso il fatto”: per gli americani “è finito un incubo” (The Telegraph) e “la corte italiana ha liberato Amanda” (The New York Times), per gli inglesi “la corte italiana monda (clears) la coppia dell’omicidio” (BBC) e “assolti dall’omicidio” (The Guardian).
Il ruolo delle litigation pr
Si possono condividere le conclusioni di Aldo Grasso dalle colonne del Corriere della Sera: “Se si aggiunge il pasticcio delle indagini e la sconfessione dei periti, si capisce quanto la storia sia sfuggita ai binari del procedimento giudiziario per imboccare quelli più fantasiosi e pop della tv. Tanto non è l’esito del processo che interessa (Meredith è stata quasi del tutto dimenticata), quanto la seducente ambiguità effusa mediaticamente dall’immagine di Amanda”.
In sintesi, le litigation pr hanno svolto un ruolo non secondario in questo caso, in particolare:

ognuno dei protagonisti ha individuato una strategia legale alla quale ha fatto seguito un piano di comunicazione a sostegno (stampa, tv e web)
dai dettagli processuali, l’attenzione è stata spostata su temi più ampi e di maggior effetto
la scelta di legali con una abilità e consuetudine a rapportarsi con i media.

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