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Creare una cultura etica d'impresa...

01/06/2004

...un lavoro senza fine. Cronaca dell'incontro con il professore di Business Ethic Archie Carroll, una delle menti più creative nel campo dell'etica.

Archie Carroll, è americano, è professore di Business Ethics alla Georgia University ed è una delle menti più fertili ed innovative nel campo dell'etica. Se ne occupa dal 1974 e nel 1979 ha elaborato la ben nota piramide della responsabilità sociale che, identificando  in ordine crescente quattro livelli di responsabilità dell'impresa ( "be profitable", "obey the law", "be ethical", "be a good corporate citizen"), è diventata il punto di riferimento imprescindibile per tutti gli studiosi di CSR. Venerdì 27 era a Milano dove ha tenuto una lezione al Master di Ethics Management. Noi lo abbiamo incontrato alla tavola rotonda organizzata da Assoetica al Multicenter Mondatori, in una sala gremita di giornalisti, professionisti di comunicazione e giovani  studenti. Al tavolo insieme a Carroll sedevano Bruno Bonsignore, presidente di Asssoetica, i giornalisti Lionello Cadorin, Ettore Tamos e Minni Luongo che è anche presidente CREEDS , l'associazione che riunisce i comunicatori, i redattori e gli  esperti del sociale.L'incontro è stata l'occasione per mettere a fuoco le analogie e le differenze tra Corporate Social Responsibility, l' argomento del giorno che sta infiammando manager e studiosi in Italia e Business Ethics tema verso il quale, invece, l'Italia sta dimostrando una certa freddezza.Carrol ha dato subito fuoco alle polveri affermando in modo perentorio che i comportamenti di attenzione al sociale non sono sufficienti per  "promuovere eticamente" un'impresa. Secondo Carrol, infatti, la CSR si concentra solo sul "ben operare" e si concretizza in programmi sociali e ambientali: essa tuttavia ha un valore molto relativo se non ha un fondamento morale, se cioè non si inquadra in una forte dimensione etica d'impresa. Che senso ha infatti costruire asili nido per i propri dipendenti se poi al personale femminile non si offrono le stesse opportunità di carriera e di remunerazione del personale maschile? La CSR  praticata in  modo superficiale, cioè senza consapevolezza dei danni che l'agire dell'impresa può arrecare ai suoi stakeholder, è destinata a fallire. E così è già successo negli USA, ha precisato Carroll, dove oggi si parla meno di CSR e ci si interroga di più sulla Business Ethics e su  quali debbano essere i fondamenti morali dell'agire d'impresa.Succederà  così anche  in Italia?  La preoccupazione è lecita se si pensa che nel 2001 Parmalat pubblicò il suo primo Bilancio Ambientale e poi è successo quello che è successo. Né vanno dimenticati  i 40mila risparmiatori che hanno sottoscritto i fondi My Way e 4 you della Banca 121 del Gruppo Montepaschi.Fino ad un anno fa il Gruppo Monte Paschi era considerato un campione della CSR. Oggi i 40 mila sottoscrittori stanno combattendo per ottenere giudizialmente l'annullamento di un contratto ingannevole per il quale il gruppo Bancario è già stato condannato dall'Autorità Garante per la Concorrenza per violazione dei principi posti dall'art. 21 TUF sui criteri di diligenza, correttezza e trasparenza nell'interesse del cliente.Il rischio che la CSR venga praticata senza alcun fondamento morale e si  trasformi in un puro esercizio di immagine o in qualcosa di peggio è sempre presente. Ma forse è proprio per questo che, grazie ad Assoetica, si stanno formando i futuri Ethics Officer, uomini e donne di carattere che hanno deciso di assumersi la responsabilità di lavorare per creare una cultura etica nella propria azienda sapendo che è un lavoro senza fine.Nicoletta Cerana

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