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CSR e Sostenibilità: la crisi frena il consumo consapevole

18/06/2009

Inchiesta di "PRWeek UK" sulle attitudini ambientali dei consumatori: cresce la coscienza ‘verde’, ma con la recessione è più difficile risparmiare rispettando il Pianeta. Una nuova sfida per azienda e comunicatori.

“Essere verdi non è facile” – afferma PRWeek UK. Specialmente durante un periodo di crisi, spiega la rivista inglese, quando la maggior parte delle persone è concentrata sul risparmio e per tutti – ambientalisti, imprese e operatori di CSR – il dibattito sull’ambiente sembra aver bisogno di nuove formule comunicative. Di parole nuove.


È solo una sensazione o c’è qualcosa di vero? Per togliersi il dubbio PRWeek ha commissionato una ricerca all’azienda di sondaggi Populus, con l’obiettivo di verificare se e come stanno cambiando le attitudini dei consumatori a causa della crisi e nei confronti delle tematiche ambientali. Sebbene gli intervistati sono stati soltanto duemila, i risultati offrono ampi margini di riflessione.


La metà dei consumatori interrogati, infatti, si è dichiarata molto più consapevole riguardo ai temi ambientali rispetto solo a un anno fa, quando li ignorava quasi del tutto. Tuttavia, un travolgente 81% rivela che oggi essi prestano molta più attenzione al costo dei prodotti che alle loro credenziali ambientali.


Secondo il fondatore e direttore strategico di Populus, Andrew Cooper, questo dato dimostra che negli ultimi mesi c’è stato un riposizionamento intorno agli argomenti tipici della sostenibilità. I consumatori, insomma, pur avendo maturato una coscienza ambientale, non riescono ad esprimerla a causa della recessione: “stanno cercando prodotti che permettano di risparmiare e di rispettare l’ambiente”, ha detto a PRWeek.


Un effetto comunque atteso, a opinione degli altri osservatori sentiti dalla rivista. “È naturale che durante una recessione molti cerchino di fare economia”, ha commentato David Page di Burson-Marsteller EMEA corporate responsibility. Il punto è, ha spiegato invece, che il cambiamento degli orientamenti di spesa pone una serie di nuove sfide comunicative, soprattutto a quei marchi che nei loro messaggi hanno inserito il “being green” tra le aspirazioni desiderabili.


L’esempio portato da PRWeek è quello relativo al mercato inglese dei prodotti biologici: vale due miliardi di sterline e nell’ultima decade è cresciuto del 20% all’anno, ma dal 2008 l’incremento ha rallentato fino al 2%.
“La gente non comprava biologico per amore dell’Ambiente, ma come espressione di lusso – ha sottolineato Solitarie Townsend, cofondatore e CEO di Futerra Sustainability. Del resto abbiamo speso degli anni ad associare noi stessi con il lusso. Ora in UK il linguaggio è cambiato verso parole come austerità e frugalità. È il messaggio ruota intorno a come fare di più con meno”.


Rosario Vizzini – Redazione Cultur-e

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