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D come Danno

22/03/2017

cristina_camilli

Volatility, Uncertainty, Complexity e Ambiguity: sono le parole che compongono l'acronimo VUCA, usato inizialmente in gergo militare che ha assunto grande popolarità soprattutto nella terminologia delle business schools e delle redazioni economiche. Oggi, nell'era della post verità, di aggiunge anche la D di deceitful, ossia falso, ambiguo, scorretto. Cristina Camilli commenta un recente articolo di Anne Gregory, Past Chair di Global Alliance alla luce anche della campagna di Ferpi #comunicobene.

Anche se chi scrive è indubbiamente donna, e in queste righe si commenta un articolo di una indubbia professionista della comunicazione, non lasciatevi ingannare dal titolo.

Ho avuto modo di leggere poche giorni fa un articolo scritto da Anne Gregory, Professor of Corporate Communication at University of Huddersfield nonché Immediate Past-Chair di Global Alliance.

Come capita spesso a chi lavora con il mondo anglosassone (grandi amanti della sintesi!) e ancor di più a chi si occupa di comunicazione, la riflessione della Gregory si concentrava su un particolare acronimo: VUCA. Usato inizialmente in gergo militare, oggi ha assunto grande popolarità soprattutto nella terminologia delle business schools e delle redazioni economiche. L'acronimo sintetizza in modo molto chiaro la condizione attuale in cui si trova il mondo occidentale, essendo composto dalle iniziali di Volatility, Uncertainty, Complexity e Ambiguity.

Non volendo rovinarvi il gusto di leggere l'articolo della Gregory, anticipo solo che la discussione prosegue segnalando l'evoluzione più attuale di questo acronimo, identificato ora come VUCAD, e quale ruolo i professionisti della comunicazione dovrebbero avere in questo contesto.

La "D" aggiuntiva , infatti, rappresenta un argomento molto attuale, di cui si è abbondantemente discusso in vari appuntamenti promossi da Ferpi e su questo stesso sito: D sta infatti per deceitful, ossia falso, ambiguo, scorretto o qualunque altro sinonimo abbia rappresentato gli ultimi episodi di comunicazione ingannevole che il mondo occidentale ha recentemente sperimentato.

È davvero rassicurante vedere come altre associazioni, di cui Ferpi è non a caso tra i soci fondatori, stiano sentendo l'esigenza di riaffermare le proprie radici etiche e valoriali, con il duplice obiettivo di tutelare i professionisti che rappresentano e contemporaneamente riaffermare la serietà e la competenza che sono necessarie e alla base del nostro lavoro.

Solo in questo modo potremo cercare di contrastare quella "D" aggiuntiva e i danni che sta provocando all'informazione, e di conseguenza ai consumatori e ai cittadini.

Anche per questo Ferpi continua a promuovere la campagna #comunicobene, ed il suo impegno per una comunicazione responsabile, dimostrando come la valenza di questa iniziativa  abbia  evidentemente rilevanza non solo sul territorio nazionale.

 

 

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