Massimo Bustreo, Presidente del Comitato Scientifico di InspiringPR
Cosa ci consegna la XII edizione di InspiringPR?
In ogni edizione del nostro Festival c’è un momento in cui le parole si fanno segno tangibile. È accaduto anche quest’anno, nella XII edizione di InspiringPR. Ed è accaduto partendo da un tema tanto improrogabile quanto profondo e difficile: cosa sono, infatti, le «verità resistenti» oggi? O meglio, cosa rende una verità oggi “resistente”?
Dopo un’intensa giornata di racconti, condivisioni e confronti, sarebbe un errore leggere queste «verità resistenti» come un repertorio di valori da custodire in una teca o da usare come esercizio retorico o ancora come assiomi inamovibili. I testimoni che hanno portato la loro esperienza e la loro parola sul palco di InspiringPR hanno esplorato e condiviso un atto attivo, non difensivo. E lo hanno fatto con la forza di chi sta di fronte alle dinamiche disfunzionali che attraversano il discorso pubblico contemporaneo: flussi informativi incontrollati, pressioni omologanti dell’algoritmo, spettacolarità che sacrifica senso e significato dei fatti, prezzo che diventa misura ultima di ogni idea, misconoscenza dove non malafede dietro cui nascondere la ragione e le evidenze.
Da quanto è emerso dalla giornata di condivisione sul tema, agire «verità resistenti» è significato ancorarsi ai fatti, ai dati, alle evidenze che possono – e devono – essere verificate, condivise, messe alla prova, protette dalla mistificazione e dalla propaganda. Voci autorevoli che hanno mostrato come scegliere la "trasparenza responsabile” sia una pratica quotidiana da difendere: nelle policy, nei comportamenti, nell’adesione a un rigore etico che non cambia voce a seconda del pubblico o dalla divisa che veste. Né si lascia travolgere dalla logica del più forte. O da quella del più veloce, del più visibile, del più seducente. Una pratica quotidiana che non deve dimenticare serietà e umorismo, due facce della stessa medaglia. Che se ben fatta roteare in aria svela pure la terza di faccia: quella dell’umanità, dell’umanesimo e dell’umiltà contro i pregiudizi incrostati, propria alla capacità di chi «plana sulle cose dall’alto» (Calvino).
Alla fine della giornata, è arrivata – diretta e schietta – la domanda che fin dalla vigilia del Festival echeggiava tra il pubblico come anche tra i protagonisti e gli organizzatori di questa edizione: «ma quali sono le caratteristiche di una “verità resistente”? Cosa rende una “verità resistente”? cosa la minaccia?». E la risposta è arrivata dopo un pomeriggio in cui il pubblico ha partecipato in modo profondo, seriamente divertito e ingaggiante al «Processo alle verità»: una gara di debate provocatorio che ha messo alla prova non tanto un caso aziendale concreto, ma soprattutto le nostre stesse convinzioni su cosa davvero significhi comunicare oggi in modo “resistente”.
Dal risultato del dibattito e sotto l’egida di un Giudice dalla sentenza sovrana e indiscutibile che ha ascoltato accusa, difesa e giuria popolare, è nato un sincero e sentito manifesto collettivo sui valori che la comunità dei comunicatori sceglie di difendere. Una più di altre parole il pubblico della XII edizione di InspiringPR ha scelto, con forza e quasi con urgenza: autenticità. Un valore che, insieme a coerenza e trasparenza, forma il nucleo più denso di ciò che abbiamo chiamato «verità resistenti» – quelle verità che reggono alla pressione del tempo, al rumore del presente, alla tentazione dell’opportunismo e della fascinazione.
Il gioco che abbiamo proposto – il Processo alle verità – non era un esercizio retorico. Era una scommessa: chiedere a una platea di professionisti della comunicazione di mettere sotto accusa le proprie certezze, di sottoporle a un vaglio collettivo, di distinguere ciò che dura da ciò che si consuma. I risultati restituiti sono stati, al tempo stesso, una mappa e uno specchio. Accanto al trittico dominante di autenticità, coerenza e trasparenza, la platea ha indicato valore, coraggio, responsabilità, credibilità, fiducia, onestà, integrità, pensiero critico, etica, fatti verificati, amore. Ma anche parole meno attese, più tattili: leggerezza, cuore, cura, dubbio, condivisione. Un vocabolario che dice molto su chi siamo, o su chi vorremmo essere, come comunità professionale.
Il tema di questa edizione ci ha offerto però anche una metafora tecnica, sorprendentemente fertile. Una resistenza, infatti, non è solo ciò che si oppone: in elettronica la resistenza è un componente progettato per proteggere il circuito più importante, sacrificandosi quando la sollecitazione diventa eccessiva. Un fusibile, appunto. Questa doppia natura – resistenza come forza eroica e resistenza come fragilità calcolata – costringe a domande scomode. Chi sono, oggi, i «fusibili» del sistema comunicativo e sociale? Sono le voci dissonanti, i soggetti più fragili, coloro che assorbono le pressioni disfunzionali segnalando, col proprio cedimento, un malfunzionamento più profondo? Il burnout, l’emarginazione, la crisi non sono forse sintomi prima ancora che colpe individuali? E anche: quali sono le mie crepe, quelle che mi ricordano che lì si è rotto qualcosa finché non si spezzasse tutto di me stesso?
Un sistema sano – aziendale, sociale, digitale – dovrebbe prevedere meccanismi per proteggere le proprie «resistenze umane», per non farle bruciare continuamente. Non basta chiedere coraggio: bisogna costruire le condizioni perché il coraggio sia sostenibile. Nell’epoca della digitalizzazione dell’intelligenza, il messaggio che emerge da questa edizione è chiaro: occuparsi di «verità resistenti» significa preservare l’umanesimo delle relazioni. Ascolto, lentezza, autenticità, etica. Il coraggio di restare fedeli alla complessità, di riconoscere limiti e ambivalenze, di comunicare con onestà e misura.
Le parole che la platea ha scelto – dubbio, leggerezza, cura, condivisione – sono gli anticorpi che la comunicazione oggi deve rinforzare. Sono la prova che una comunità professionale matura sa che la verità non si grida: si pratica, si difende, si rigenera ogni giorno. È questo il compito che InspiringPR si è dato nel tempo delle sue edizioni e oggi conferma, confronto dopo confronto: interrogare il senso e il significato della professione del comunicatore, senza celebrazione. E sfidare chi la esercita, anche e soprattutto contro le facili illusioni. La XII edizione ha confermato che questa sfida è ancora aperta – e che vale la pena continuare a giocarla. E che forse, quello che dovremmo fare domani è… guardare oltre!