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Dark Economy

16/05/2012

Quando i riflettori del consumo si spengono e gli spettatori si distraggono, entra in scena la dark economy, la mafia dei veleni. Nomi, numeri, rotte dei traffici, ragnatela delle complicità. È un virus che si diffonde: ma esiste un antidoto. _Antonio Cianciullo_ ed _Enrico Fontana_ mostrano il rovescio della medaglia della green economy.

Dalle terre di Gomorra alle contrade del Guangdong, dai boss dei casalesi alle broker cinesi in minigonna: c’è un filo nero che collega clan, imprese troppo disinvolte, politici collusi, apparati statali deviati, funzionari pubblici corrotti. E’ la dark economy, un settore che fattura ogni anno miliardi di euro con i traffici illegali di rifiuti su scala globale. Siamo di fronte all’altra faccia dello specchio, il lato oscuro della produzione. Medicine scadute, vecchi computer, auto da rottamare, lampadine, vestiti, pneumatici: tutti gli oggetti che ci circondano hanno un doppio destino. Possono diventare risorse da recuperare, alimentando l’industria del riciclo, o un’arma in mano alla criminalità che si arricchisce trasformandoli in una poltiglia infettante carica di metalli pesanti e batteri, diossine e amianto.
Ogni giorno, sotto gli occhi di tutti, dark economy e green economy si danno battaglia. E se finora, in ampie zone del paese, era prevalsa la rassegnazione al disastro ambientale e sanitario, oggi sta nascendo un’inedita alleanza tra cittadini, associazioni, imprese pulite, istituzioni impegnate nella battaglia contro l’ecomafia.
Clicca qui per leggere un estratto dell’introduzione.

Dark Economy
La mafia dei veleni
A. Cianciullo, E. Fontana
Einaudi, 2012
pp. 210, 18,00 €

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