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Di Paolo Manuel

16/06/2008

L'ecomuseo, segno di identità culturale locale e motore di uno sviluppo sostenibile

Manuel Di Paolo (marshallgun@libero.it), laureato in Relazioni Pubbliche indirizzo Consumi e pubblicità, presenta la sua tesi dal titolo “L’ecomuseo, segno di identità culturale locale e motore di uno sviluppo sostenibile”


L’intero lavoro di ricerca si propone di mettere in evidenza le potenzialità offerte dal concetto di “ecomuseo” per scendere in seguito nello specifico ed individuare il legame produttivo che ogni singola comunità può instaurare con il proprio territorio e concludere con una proposta per la realizzazione di un “Ecomuseo del lavoro” nella Provincia di Belluno. Lo studio accentra l’attenzione alla rivalutazione di siti archeologici industriali, nello specifico individuando le potenzialità possedute da aree d’estrazione mineraria ormai dimesse ed aree rurali di elevato interesse storico, culturale ed architettonico.


Il concetto di ecomuseo trasposto dalla sua essenza concettuale alla realtà applicativa, diventa un fenomeno di attualità, tale da poter incentrare l’attenzione di una comunità all’ambiente e alle potenzialità nascoste nell’utilizzo del territorio come risorsa da organizzare in considerazione di un potenziale sviluppo sostenibile. L’osservazione evidenzia come la relazione esistente tra siti minerari e territorio, è segnata dallo sfruttamento delle risorse esauribili che il sottosuolo conserva gelosamente svolto dalle società estrattive, per giungere progressivamente allo stato di maturità delle attività e al successivo abbandono dei cantieri nel territorio. L’esauribilità rappresenta la caratteristica chiave, che individua la nascita di un’attività di coltivazione correlata dall’instaurarsi nel territorio di centri abitativi, di attività economiche, sociali e ricreative, ma incondizionatamente regolata dalla presenza del fulcro vitale, quale il minerale da estrarre. L’Italia come il resto d’Europa ancor prima nel tempo, ha visto tracciarsi nel territorio aree circoscritte dove l’attività estrattiva regolava l’economia delle comunità locali.


L’immagine del paesaggio muta necessariamente nel tempo, come risposta all’agire dell’uomo nel territorio, apportando modifiche e alterazioni alla matrice del paesaggio e tali susseguirsi di cambiamenti generalmente si concretizza in una nuova costruzione del territorio. A tal proposito si può sottolineare, come la creatività dell’intera comunità crea il “paesaggio” di un determinato territorio, e la stessa lo può distruggere in nome dello sviluppo.


Il territorio da restaurare attraverso un progetto specifico è però legato alle trasformazioni avvenute nel passato storico di quel luogo o ancora in atto nella realtà storica naturale e geografica del territorio. Ogni progetto di recupero nella sua natura interdisciplinare, può conseguire un risultato che rivitalizzi il paesaggio in senso moderno e dunque più vicino alle necessità contemporanee sia per la comunità stanziante sia per il benessere ambientale.


L’attività di recupero delle aree industriali dismesse, rappresenta l’interesse della comunità alla tutela delle tracce del suo passato, valorizzando i segni propri dell’archeologia industriale nel suo evolversi in funzione delle esigenze del luogo lavorativo e dell’organizzazione della produzione, che la rapida riconversione produttiva e l’intensa urbanizzazione rischiano di cancellare. La ristrutturazione segna la volontà di conseguire una riconversione delle “derilict lands” presenti nel territorio, e questa non deve esaurirsi nella sola riconversione fisica, ma è necessaria la ricerca di nuove “destinazioni d’uso” per gli spazi recuperati quali attività: terziarie, commerciali, turistiche, residenziali e culturali. Una corretta armonia tra queste attività può portare alla luce nuovi spiragli per un imminente rilancio e sviluppo per l’economia locale.


Lentamente viene ad introdursi nella realtà quotidiana una nuova categoria di beni culturali, nello specifico il concetto di “rovina” acquisisce una nuova immagine, rappresenta un tassello importante del mosaico che racchiude la memoria storica, il ciclo produttivo e la vita quotidiana della comunità locale. Una rovina nell’ambito post-industriale, conserva nella sua struttura deteriorata dagli agenti esterni un significato che ancora comunica allo sguardo dell’osservatore, un legame con il passato d’uso produttivo. Questo artefatto diventa “monumento al lavoro” disseminato nel territorio, quale manufatto delle più vaste trasformazioni fisiche indotte nelle città e nei territori dall’evoluzione dei processi produttivi.


D’altra parte la figura dell’ecomuseo diventa uno strumento culturale utile ad attuare una rivalorizzazione e una riconversione d’uso per aree post-industriali che altrimenti perderebbero il loro valore nel passaggio inter-generazionale. La sua principale applicabilità è in funzione della tutela del patrimonio culturale sia materiale sia immateriale, in particolare nella conservazione della “cultura viva” che caratterizza e differenzia una comunità locale. Rappresenta un’istituzione evolutiva a quella museale classica, non concentra l’intera attività nella sola conservazione statica nel tempo, ma ricerca un’applicabilità al contemporaneo, per raggiungere una forma di sviluppo.


L’attività ecomuseale trova vita nella valorizzazione del patrimonio, mediante l’incremento di attività propense a riavvicinare la comunità allo sviluppo della conoscenza e della partecipazione nel proprio territorio. Attualmente queste strutture vanno assumendo un ruolo sociale attivo, sono “continuum” tra la tradizione precedente, di cui rimangono presenti e manifeste le testimonianze dell’evoluzione nel corso del tempo e le possibilità della proiezione nell’avvenire.


L’ecomuseo può diventare strumento utile per il recupero di un sito minerario ormai nella sua veste di post-consumo e rinnovare la sua immagine a comunicatore e produttore culturale, diventando importante vettore e promotore di nuove chances utili per un rinvigorimento dello sviluppo locale.


Tutto ciò rappresenta una mutata consapevolezza del valore che un ambiente riveste, in rapporto alla funzione monumentale collegata alla storia, all’immagine ed ai valori culturali delle testimonianze sparse nell’ambiente paesaggistico. Vengono a crearsi nuovi paesaggi di “tipo evolutivo”, in altre parole paesaggi associati ad un’esigenza in origine sociale, economica, amministrativa o religiosa, che riflettono nella loro forma attuale il processo evolutivo della loro associazione e correlazione con l’ambiente naturale. Questi paesaggi sono reliquie lasciate da una generazione e rappresentano il momento in cui il processo evolutivo in passato si è arrestato, ma le cui caratteristiche essenziali restano materialmente visibili. Questi spazi culturali acquisiscono l’immagine metaforica di “giardini” o “parchi” ricreati dall’uomo al fine di disegnare intorno a se un paesaggio definito dalla presenza di tracce culturali tangibili di elevato valore estetico ed aspetti intangibili dell’evoluzione culturale propria della comunità.


Il lavoro termina con una proposta personale per la realizzazione di un “Ecomuseo del Lavoro”, uno spazio culturale composto di tre aree nell’alto Bellunese comprendenti un sito minerario (Valle Imperina), un forte della resistenza (località Castei) ed Agre una fattoria (un tempo ospizio per i viandanti).


Il progetto vuole essere uno stimolo per una rivalutazione delle aree presenti che nel loro insieme può tracciare un percorso nella vita quotidiana del passato proprio della “comunità agordina”. Le attività individuate trovano rilievo nella presente ricerca di un rilancio dell’immagine locale mediante interventi di diversificazione nel panorama economico potenziando il settore terziario. Queste sono convogliate ad un rilancio del settore turistico attraverso forme di turismo di qualità, non invasive per l’ambiente e nello specifico l’ecoturismo.


Attualmente la realtà locale vede alcuni tentativi di intervento senza un filo conduttore reale ed un’inconsapevolezza dell’esistenza della figura dell’ecomuseo, della sua applicabilità nell’ambito territoriale e l’insieme di possibili opportunità che esso offre. L’ecomuseo non è conosciuto nella sua veste di comunicatore e interrelatore, capace di infondere oltre alla responsabilità del recupero la valorizzazione di tutto ciò che è di rilevante interesse sociale e culturale. Al termine dello studio sin qui svolto, è possibile affermare che l’applicazione del concetto di “ecomuseo” è in stretta concomitanza con la sua uscita dallo stato embrionale in cui attualmente risiede. Il futuro potrebbe vedere la figura dell’ecomuseo come motore e promotore per uno sviluppo sostenibile della realtà locale nella sua vitalità in relazione al processo di globalizzazione quale fenomeno attualmente quasi inalienabile.

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