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Dolce stil web

25/05/2009

Chattare, uplodare, downlodare, rippare, blobbare e craccare: in un libro utile e divertente le parole al tempo di Internet.

Harald I regnò sulla Danimarca dal 911 al 986 d.C. Lo chiamavano “Blåtand” (dente blu), ovvero BlueTooth, forse perché era l’unico scuro in mezzo a tanti biondi o perché era ghiotto di mirtilli. È proprio dalle capacità di questo sovrano – di unire i piccoli regni danesi e metterli in rapporti tra loro – che hanno tratto ispirazione gli inventori del protocollo di comunicazione a corto raggio ormai installato su tutti i telefonini e anche in molti personal computer.


Questa è solo una delle tante storie raccontate in Dolce stil web. Le Parole al tempo di internet (Sperling&Kupfer, pp. 224, euro 16, prefazione di Gianrico Carofiglio). Il libro di Pino Bruno, giornalista scientifico e autore di numerosi testi di informatica, che con un linguaggio chiaro e diretto svela i misteri di quello slang della Rete di cui nessuno può fare più a meno: un misto di simboli e di neologismi, di inglese e spagnolo. Per scoprire, tra l’altro, che i delinquenti informatici non si chiamano hacker (così come ci siamo abituati a definirli), bensì cracker o black hat. Gli hacker, invece, sono i pirati che agiscono per fini etici.


“Questo libro è la bussola indispensabile a tutti i navigatori del Web, a chi vuole capire e soprattutto non farsi ingannare da sedicenti guru, falsi profeti e imbonitori tecnologici”, afferma nella prefazione Gianrico Carofiglio, magistrato, scrittore e senatore. Non è quindi soltanto una raccolta di “storie dietro le parole” l’opera di Bruno, che peraltro nella recensione di copertina dice: “il Digital Divide è un problema che preoccupa i governi di tutto il mondo e la polizia è sempre a caccia di cyberpedofili e responsabili di phishing. D’accordo, ma se volete che la gente si preoccupi, fate in modo che almeno capisca di cosa parlate!”.


Redazione Cultur-e

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