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Ecco a voi Serpica Naro, il metamarchio

01/03/2005

Un'elegante bufala mediatica ha coinvolto nei giorni scorsi il mondo della moda.

Davvero ben congegnata la messinscena architettata dal collettivo Chainworkers e San Precario: una finta stilista, con tanto di sito d'appoggio, show room, redazioni, un ufficio stampa italiano, uno giapponese e uno inglese, book, stile, buyer. Il suo nome è Serpica Naro, designer e artista anglonipponica che, avendo tutte le credenziali, è stata ammessa a partecipare alla sfilate milanesi dalla Camera della Moda. Peccato che Serpica Naro non sia mai esistita. Si è trattato di un inganno, volutamente provocatorio, ad opera di 200 precari del settore della moda. E in effetti sarebbe stato sufficiente essere dei bravi enigmisti per capire che Serpica Naro altro non è che l'anagramma di San Precario."Vogliamo infrangere la vetrina dell'immagine" hanno dichiarato gli inventori della provocazione.Gli organizzatori della settimana della moda milanese hanno scoperto solo poco tempo prima della sfilata della sedicente stilista, che avrebbe dovuto chiudere gli appuntamenti in calendario,la vera identità di Serpica Naro. Tutto è stato organizzato con attenzione e professionalità: del resto i 200 precari della moda altro non hanno fatto che fare il proprio mestiere, che conoscono bene. A eccezione del fatto che, anzichè investire cifre da capogiro, tutta l'organizzazione è costata poche migliaia di euro.Oltre al finto sito (www.serpicanaro.com), i finti uffici stampa, la finta stilista, il finto book ecc, i no global hanno anche creato una finta polemica, tutta incentrata sul fatto che la stilista fosse rea di aver scelto gli spazi adiacenti il centro sociale Pergola. Le manifestazioni hanno inevitabilmente acceso i riflettori sul caso e infine, come se non bastasse, gli ideatori si sono inventati pure un passato scabroso per Serpica, divulgando sulle mailing list omosessuali la notizia che la stilista, nel 2001, si era spacciata per attivista gay per convincere numerosi membri della comunità omosessuale giapponese a posare per un magazine di moda alternativa, per poi invece utilizzarne le immagini nella sua pubblicità. Così i precari hanno potuto diramare comunicati polemici contro la stilista nipponica e annunciare manifestazioni di protesta alla sua sfilata.Contro la settimana della moda, e grazie all'escamotage Serpica Naro, i Chainworkers hanno organizzato una sfilata di moda precaria, con otto modelli dedicati alle difficili condizioni di vita del lavoratore precario. Un esempio per tutti: abiti femminili nascondi-maternità.Una vera lezione di comunicazione. E ci sono cascati proprio tutti.Emanuela Di Pasqua - Totem

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