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Efficacia sociale e capitale relazionale, la ricchezza delle non profit

08/07/2010

Le nuove Linee guida per il bilancio sociale del terzo settore messe recentemente a punto dall’Agenzia per le onlus fanno tornare prepotentemente alla ribalta il tema della rendicontazione per le onlus. Una necessità, ma anche un’opportunità espressa da _Giangi Milesi,_ presidente Cesvi, in un’esclusiva intervista.

La sostenibilità è un argomento molto dibattuto ma in Italia non è ancora diffusa una vera cultura della CSR. Per favorirne la diffusione anche nel nostro paese nasce Business, magazine totalmente dedicato alla sostenibilità. Dal numero di giugno è tratta questa intervista con Giangi Milesi, realizzata in collaborazione con Ferpi.
Recentemente l’Agenzia per le Onlus ha presentato le prime Linee Guida per la redazione del Bilancio sociale delle imprese non profit con l’intento di promuovere la crescita di una cultura dell’accountability e della sostenibilità anche tra i ‘lavoratori del bene’. Le Linee Guida si indirizzano a un vasto universo che è stato riconosciuto formalmente solo nel 2000 e che è composto da più di 200 mila organizzazioni senza fini di lucro in cui operano oltre 500 mila lavoratori retribuiti e 3 milioni di volontari per un fatturato di circa 38 miliardi di euro (dati Istat/Cnel). Secondo l’Agenzia delle Onlus, nel giro di due anni il 75-80% delle imprese del terzo settore stenderà il proprio bilancio sociale. Ma come si misura il bene fatto e cosa significa sostenibilità per una non profit? Lo abbiamo chiesto a Giangi Milesi, responsabile non profit e terzo settore di Ferpi e dal 2005 presidente di Cesvi, organizzazione non governativa italiana fra le più accreditate anche a livello internazionale, la prima non profit che ha certificato il bilancio e la prima che, nel 2000, ha ricevuto l’Oscar di Bilancio Ferpi.
Bilanci sociali delle aziende non profit: a che punto siamo in Italia ?
Appena agli inizi. Vi è ancora poca trasparenza e quindi poco benchmarking. Ma i segnali sono incoraggianti grazie all’Agenzia delle Onlus e a un gruppo di associazioni non profit, tra cui Cesvi, che stanno lavorando per individuare gli indici di efficienza e di efficacia del Terzo Settore.
Rendersi conto, tener conto, dar conto: cosa significa accountability e qual è il punto chiave del bilancio sociale di un’azienda non profit?
Accountability per una non profit significa soprattutto tener conto. Il punto chiave è stabilire chi sono i beneficiari e cosa si è fatto concretamente per loro.
Una impresa profit misura la sua crescita quantitativa in denaro. E una non profit come la misura?
La misura in termini di efficacia sociale e di capitale relazionale rispondendo a domande del tipo: quante persone ho curato? Quante minestre ho distribuito? Quante foreste ho salvato? Quanta senso civico ho creato nei cittadini? La crescita di una non profit non è misurata dai soldi, ma dalle cose che fa.
Qual è il metro di misura del bene fatto e verso chi?
L’indicatore base di efficacia è il numero delle persone beneficiate e il Bilancio Sociale oggi è il miglior strumento di misurazione anche se non esistono ancora standard condivisi e confrontabili a causa della varietà delle cose che si fanno per aiutare il prossimo.
Quali sono gli indicatori di sostenibilità di una non profit?
Una valutazione di sostenibilità è fornita dagli standard di efficienza. L’Agenzia delle Onlus si sta orientando verso un rapporto 70-30 fra costi per la mission e costi di raccolti fondi e struttura. Ma ci sono organizzazioni che costano di più e altre, come la mia, che si sono poste il limite del 15 per cento. Alla fine saranno i donatori a decidere cosa è giusto.
Dove sta il valore aggiunto di una non profit?
Sta nei risultati ottenuti con la propria missione e nel capitale sociale, cioè nello stock di fiducia che definisce la vera ricchezza di una società, quella che anche gli economisti vorrebbero sapere misurare oltre al Pil.
Investire nel bilancio sociale in tempi di crisi: uno spreco o una necessità per una non profit?
È sempre una necessità, nella crisi è anche una opportunità.
Il vantaggio maggiore e il maggiore ostacolo per la sostenibilità di una non profit ?
L’incontro non sempre facile tra l’economia e la logica del dono.
Tratto da Business

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