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Sostenibilità alle corde: il ruolo delle relazioni pubbliche nell’epoca della frattura

11/02/2026

Sergio Vazzoler

Mai come oggi la narrazione è parte integrante della soluzione. La trasparenza non si misura unicamente in disclosure, ma anche e soprattutto nella capacità di aprire conversazioni, ammettere fragilità, riconoscere i conflitti. Le RP non devono solo intermediare, ma connettere; non solo trasmettere consapevolezza e fiducia, ma coltivare senso e agire con maggiore audacia

 

La comunicazione verde e responsabile rappresenta da sempre la mia bussola professionale. E mai come ora ritengo sia fondamentale serrare i ranghi e unire le forze per rispondere insieme agli attacchi nei confronti della conversione ecologica della nostra società. Non ho mai amato la parola “transizione” proprio perché non è in grado di comunicare quanto serve. E ciò che serve è quella “rottura” di cui ha parlato il premier canadese Mark Carney al World Economic Forum di Davos.

 

Non a caso le grandi potenze, seppur in ordine sparso, sono quelle che fanno fallire i grandi appuntamenti internazionali dedicati alla crisi climatica. Così come intendono rompere l’equilibrio internazionale ripristinando rapporti di forza, analogamente provano a contrastare in ogni modo chi prova a convertire il modello produttivo bastato sui combustibili fossili e sulle disparità sociali.

 

E, in parte, ci stanno riuscendo.

 

La parola “sostenibilità”, che per anni ha popolato agende, conferenze e scopi aziendali, sembra essersi eclissata. Dall’Agenda 2030 al Re-Arm 2030, il passo è stato fin troppo breve.

 

L’acronimo ESG appare come un pugile stremato: colpito da destra, abbandonato a sinistra. E chi, nel mondo della comunicazione, ha provato a sostenere la causa di una narrazione consapevole, oggi si ritrova a gestire una crisi di legittimità, non solo semantica ma anche strategica.

 

Ma c’è un problema: la crisi climatica non aspetta. Nei mesi passati lo zero termico ha raggiunto i 5.000 metri, la Tour Eiffel ha chiuso per surriscaldamento e. in Italia, nelle scorse settimane onde alte 4 metri hanno devastato le coste del Meridione e delle isole.

 

Chi comunica ha oggi una responsabilità amplificata: contribuire a riattivare la fiducia, a ridare spessore alle parole svuotate dall’abuso e dalla retorica. In tempi di “rottura”, serve una nuova alleanza tra comunicazione, impresa e società civile. Un’alleanza che non abbia paura di porre domande scomode, ma che sappia generare visione, connessione e trasformazione. Perché la sostenibilità deve anche tornare a farci battere il cuore.

Serve tornare alla domanda fondamentale: perché vogliamo cambiare il nostro modello economico?

La conversione ecologica non è solo una questione di tecnologie o di politiche. È una questione di immaginario collettivo: decidere quale futuro riteniamo possibile. E oggi, più che mai, la qualità del racconto è parte integrante della soluzione. 

 

La trasparenza non si misura unicamente in disclosure, ma anche e soprattutto nella capacità di aprire conversazioni, ammettere fragilità, riconoscere i conflitti. È qui che le relazioni pubbliche trovano la loro vera funzione: non solo intermediare, ma connettere; non solo trasmettere consapevolezza e fiducia, ma coltivare senso e agire con un pizzico di quell’audacia a cui ha fatto riferimento Mark Carney nel suo discorso così ispirazionale.

 

Ed è proprio qui che si colloca la sfida lanciata da Global Alliance per le relazioni pubbliche, con la proposta – rilanciata da FERPI in Italia - di integrare i 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile con un diciottesimo goal dedicato proprio alla comunicazione responsabile. E sono convinto che il Manifesto della comunicazione verde e responsabile del PR Roman Forum darà ancora maggiore spinta a questa azione collettiva.

 

 


 

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