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Etica della trasparenza e riforma delle regole di lobbying

21/03/2006

Molte le novità tra le proposte di regolamentazione del lobbying americano: dalla creazione di un Ufficio per l'integrità pubblica alle indecisioni sul grassroot lobbying.

I tempi sono quasi maturi, al Senato statunitense, per la creazione di un Ufficio per l'integrità pubblica (Office of Public Integrity), indipendente, che vigili sulla conformità dei comportamenti di chi fa lobbying secondo le regole. Questo almeno è quanto emerge dal sito di Common Cause, organizzazione nonprofit schierata apertamente a sostegno della trasparenza del sistema.
Le ultime proposte per inasprire i provvedimenti contro i gruppi di influenza, presentate dal leader della minoranza Harry Reid, in aggiunta al programma di riforma proposto dai Democratici, sono state respinte dai legislatori. Ma il senatore si è dichiarato pronto a riproporre gli emendamenti individualmente.
Secondo Common Cause, il Senato ha il dovere di riconsiderare le proposte di riforma del sistema di lobbying dopo lo scandalo Abramoff e i conseguenti problemi affiorati: in particolare è ancora calda e irrisolta la questione del grassroot lobbying. Per alcuni senatori infatti, nonostante si dichiarino pro-trasparenza e dunque siano d'accordo nel regolamentare chi fa attività di lobbying e nel chiedere che questi rilascino dati precisi sul loro operato, il grassroot lobbying non dovrebbe sottostare a queste regole. Se il regolamento relativo alle associazioni più "povere" ancora non mette d'accordo il Congresso americano, sono invece tutti concordi nel ritenere che i gruppi di interesse più forti debbano dichiarare con chiarezza da dove provengono i fondi a loro disposizione.
Per saperne di piùwww.commoncause.org
Valentina Tubino - Totem

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