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Expo è finito, viva Expo

05/11/2015

Vittorio Cino

“Sbaglia chi ritiene che i temi di Expo, nutrizione e sostenibilità, non siano stati trattati. Lo sono stati, ma con modalità e narrazione molto diversi rispetto alle attese di chi si immaginava Expo come un gigantesco seminario scientifico. La narrazione è stata invece tanto più efficace quanto più vicina alla realtà, che è contraddittoria, multiforme, a più voci.  Abbiamo visto di tutto in Expo, e proprio questo a  mio parere è stato il suo punto di forza.” Lo sostiene Vittorio Cino, Direttore Communications & Public Affairs The Coca-Cola Company Italia, commentando la chiusura della manifestazione.

 

A bocce finalmente ferme, una prima sommaria valutazione è forse già possibile. Per quanto riguarda gli aridi numeri, il bilancio è certamente positivo. Oltre 21 milioni di visitatori, concentrati soprattutto nella seconda metà di Expo, raccontano una storia sicuramente positiva, un interesse e coinvolgimento popolare crescente e sempre più spinto, basato sul passaparola e l’ansia di essere parte dell’evento stesso.  Il discorso pubblico è stato contraddistinto da una mutazione genetica durata alcuni mesi: partita da un atteggiamento di distacco e scetticismo sulla valenza e fattibilità dell’evento stesso e poi da un sempre maggiore coinvolgimento emotivo man mano che Expo rivelava i suoi punti di forza.

Un po’ meno scontato  è stato il gradimento che l’evento ha ottenuto,  tanto più importante in quanto conquistato sul campo, non scontato ma costruito giorno dopo giorno.  Al pubblico, famiglie, giovani e meno giovani, scolaresche, turisti italiani e stranieri, Expo è piaciuto.  Ed è piaciuto soprattutto per le stesse ragioni che hanno fatto storcere la bocca ad alcuni osservatori e intellettuali: un Expo che è stato un po’ Disneyland, un po’ show, un po’ ufficio turistico, ma che è stato anche confronto, dibattito, proposte di soluzioni, e anche scontro tra opposte visioni del  mondo e della realtà.

Sbaglia chi ritiene che i temi di Expo, nutrizione e sostenibilità, non siano stati trattati. Lo sono stati, ma con modalità e narrazione molto diversi rispetto alle attese di chi si immaginava Expo come un gigantesco seminario scientifico, caratterizzato da un atteggiamento accademico in grado di imporre una visione a senso unico dei temi oggetto dell’evento.

La narrazione è stata invece tanto più efficace quanto più vicina alla realtà, che è contradditoria, multiforme, a più voci.  Abbiamo visto di tutto in Expo, e proprio questo a  mio parere è stato il suo punto di forza.  I temi della nutrizione e della sostenibilità sono stati comunicati in maniera difforme ma sostanzialmente efficaci. Con risvolti a volte pacchiani, a volte macchiettistici ma molto spesso convincenti.

E convincenti perchè coinvolgenti e divertenti. E’ mancata a volte la regia, ma non il flusso di comunicazione che si rivolgeva al visitatore-consumatore, un soggetto di per sè contraddittorio nei pensieri e atteggiamenti. Solo l’esperienza Expo poteva coinvolgere un visitatore che oggi riassume in sé le contraddizioni della modernità globalizzata, consumando allo stesso tempo prodotti biologici e cibi globali, con un atteggiamento slow ma con attività tipicamente fast e sempre tenendo d’occhio il portafoglio.

Hanno avuto torto coloro i quali si sono posti agli estremi: sia chi sì è rinchiuso nella torre d’avorio del no ideologico a Expo, rifiutandosi anche di recarsi a Rho e mischiarsi alla folla che si pretendeva di rappresentare, sia chi, dopo avere criticato Expo fino al giorno dell’inaugurazione, si è poi italianamente trasformato in focoso sostenitore di un evento interpretato quasi come novità del secolo.

Hanno avuto ragione coloro i quali hanno interpretato l’evento con bonario buon senso, sperando nel suo successo, compiacendosi dell’efficienza organizzativa dimostrata da Milano e dall’Italia, esultando per il  successo di pubblico; confidando infine che dal 1° novembre 2015 Milano e il Paese possano costruire una narrazione pubblica più equilibrata e positiva, meno dogmatica e maggiormente proiettata verso un futuro che si costruisce anche sui grandi eventi.

 

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