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Fase 2: la sfida dei comunicatori? Essere partner dei nuovi eroi

20/05/2020

Filippo Nani

Nel dodicesimo – e per il momento ultimo – appuntamento con i CafFERPI promossi dalla delegazione Triveneto João Duarte, vice direttore della Fondazione Enel, ha parlato del ruolo della comunicazione durante il lungo lockdown, ma soprattutto di come le Relazioni Pubbliche possono essere determinanti nella Fase 2.

C'è spazio per i comunicatori tra gli eroi del mondo post Covid-19? Nel dodicesimo e ultimo appuntamento della prima stagione dei CafFERPI della delegazione Triveneto João Duarte, vice direttore della Fondazione Enel ha provato a rispondere a questa domanda, partendo dalla considerazione – assai drammatica in verità – che nel momento più buio della crisi pandemica è mancata la voce delle imprese e con essa anche il ruolo dei comunicatori che le affiancano.

João Duarte è un esperto di relazioni pubbliche ed è communication manager con oltre 16 anni di esperienza nel settore pubblico e privato nell’ambito delle pubbliche relazioni e delle comunicazioni, anche in contesti internazionali. Dal 2008 è entrato in Enel e nel 2018 nella Fondazione Enel, e ha ricoperto diversi ruoli nell'area delle comunicazioni internazionali, guidando e partecipando direttamente a progetti chiave per la trasformazione multinazionale del Gruppo. E’ stato responsabile del rebranding del Gruppo Enel e della nuova strategia di sponsorship globale.

Duarte ha citato uno studio dell’Università di Harvard che ha rilevato come lo spazio dell’informazione pubblica – durante il lungo periodo del lockdown - sia stato particolarmente inquinato. Un ambiente nel quale hanno imperversato fake news legate da un lato al negazionismo e dall’altro al pensiero cospirazionista. Una vera e propria crisi di informazione che alla pandemia ha aggiunto una infodemia, vale a dire una epidemia di informazioni spesso contraddittorie e raramente affidabili.

In un periodo in cui, per la prima volta da molto tempo, l’audience dei mezzi di comunicazione tradizionali (ma non solo) è tornato a crescere è venuta meno quella propensione a dialogare con i consumatori che in un periodo normale è la linfa vitale di ogni attività di relazioni esterne. Una conseguenza, forse inevitabile, del disorientamento generale, ma anche la dimostrazione che troppa della nostra comunicazione ha perso di senso. La costruzione dei valori del brand si è concentrata troppo sul valore commerciale e nel momento in cui la gente non consumava più quello spazio è rimasto desolatamente vuoto. E così abbiamo assistito all’imperversare di voci narranti e musiche rassicuranti, e la comunicazione si è uniformata nel tentativo di rincuorare un consumatore sì connesso ma disorientato.

«Se consideriamo l'attuale crisi Covid-19 in questa prospettiva poliedrica (crisi di salute pubblica, crisi del business, crisi economica, crisi dell'informazione, crisi di legittimità dei governi, crisi sociale e crisi di salute mentale) – sottolinea Duarte - possiamo chiederci quale opportunità essa nasconda per i comunicatori, in particolare se pensiamo a quelli che lavorano nelle PMI (che sono coinvolte in modo trasversale in tutte le dimensioni). Nell’auspicabile contesto di una green recovery, abbinata alla spinta dell'economia digitale e ai principi della circolarità (anche nel contesto di EU Green New Deal e della strategia EU per l'economia circolare), le relazioni pubbliche possono essere al centro di dinamiche importanti legate alla necessità di nuovi modelli di pensare il business; nuovi modelli di business e nuovi modelli di relazioni con gli stakeholder».

La comunicazione e i relatori pubblici, quindi, non saranno certo eroi al pari dei medici e degli infermieri, ma nel futuro possono e anzi devono giocare un ruolo determinante al fianco delle imprese e degli imprenditori. Aggiunge Duarte: «Siamo cresciuti con l’idea che le relazioni tra organizzazione e i propri stakeholder debbano essere simmetriche e bidirezionali in una logica win win. Oggi questo non basta più. La logica bilaterale deve essere sostituita da una logica trilaterale in cui il rapporto che abbiamo con il pianeta diventa fondamentale per orientare le scelte dei consumatori».

«In effetti – conclude Duarte - uno dei principali insegnamenti di questa crisi è che non va lasciato indietro nessuno. Già oggi l’80% delle persone si dichiara più attento a come le aziende trattano i propri dipendenti, e più in generale i propri stakeholder più vicini.  Allo stesso tempo, la cura della casa comune o "planet stewardship" come viene chiamata da alcuni visionari, non può essere dimenticata poiché, come ci dimostra l'emergenza attuale, l'inquinamento atmosferico è stato anche uno dei fattori che ha contribuito alla propagazione del virus».

E allora, mentre stiamo ancora celebrando (giustamente) gli eroi della prima linea nella lotta alla pandemia, forse è il momento di chiederci che ruolo dobbiamo svolgere come comunicatori nella costruzione di un futuro migliore. Nella consapevolezza che a fianco di quegli imprenditori visionari che potranno segnare la ripresa della nostra economia, così duramente colpita da questa crisi, c’è e ci sarà sempre più spazio per noi comunicatori come partner di questi nuovi eroi. 

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