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From sustainability to durability

04/12/2008

I CCO delle principali società del mondo discutono il passaggio dalla sostenibilità alla durabilità. Un report di Toni Muzi Falconi da un summit segreto...

La settimana scorsa ho partecipato ad un esclusivo e ‘segreto’ summit degli Chief Communication Officer – CCO – provenienti da 15 grandi società che operano globalmente, nel corso del quale si è discusso di alcune delle principali sfide che stanno affrontando le loro sempre più rilevanti funzioni organizzative, assistite da una manciata di ‘sparring partner’ del mondo accademico, delle Organizzazioni Non Governative e dai consulenti.
Non menzionerò nessun nome né alcun luogo, come da accordi, ma invece racconterò alcuni dei temi principali e come sono stati discussi.


Non c’è alcuna intenzione di fare ‘scoop’ nei confronti di nessuno, ma solo di mettere gli altri (studiosi, professionisti e associazioni) a conoscenza del livello della discussione odierna negli ambiti alti della nostra comunità. Giusto pochi punti:


1.
- Abbiamo ormai imparato che la sostenibilità è una parte integrante della corporate governance e anche a come dare priorità a questa consapevolezza in tutte le nostre attività di comunicazione.
Pertanto, è nostra responsabilità accertarsi che:


a) ciascuna delle attività che la nostra funzione implementa direttamente, deve affrontare un esame approfondito di indicatori di comunicazione affidabili e una piena coerenza con la strategia aziendale o con gli obiettivi tattici… senza fronzoli né nice to haves ...


b) il nostro prossimo step è quello di coinvolgere le altre principali funzioni manageriali (marketing, finanza, risorse umane, approvvigionamento, produzione, R&S …) nel governare i sistemi di relazione con i rispettivi stakeholders lungo tutta la linea. Questo implica che dobbiamo sviluppare e realizzare le politiche, i processi e le risorse per agevolare/incentivare che questo avvenga il più rapidamente possibile.
Basta con le guerre territoriali interne. La nostra funzione è ora pienamente inserita nelle alte sfere manageriali delle nostre società e abbiamo bisogno di concentrarci nel conferire un valore aggiunto dimostrabile ai nostri stakeholder interni ed esterni;


2.
- nel corso degli anni questa consapevolezza è stata attribuita (affibbiata) a noi soprattutto attraverso pressioni esterne e ambientali, ma adesso è diventata incorporata nel nostro dna professionale e manageriale.
È giunto il momento di diventare più proattivi e di spostare la strategia dalla sostenibilità alla durabilità, vale a dire la capacità dell’organizzazione di adattarsi e di prosperare nel corso di un lungo periodo di tempo, in particolare alla luce delle sfide dell’attuale clima economico;


3.
- i partecipanti, in rappresentanza di diversi settori economici, non hanno avuto dubbi sulla gravità dell’attuale flessione della crescita economica, ma hanno chiaramente espresso diverse percezioni circa la durata della crisi e delle sue effettive e possibili conseguenze.


Nessuno dubita, tuttavia, che la grande sfida per la professione oggi è di rivedere sostanzialmente e rapidamente all’approccio (consueto) ‘business as usual’ di questo decennio, e adeguatamente stimolare lo sviluppo delle proprie competenze anche e soprattutto quelle dei loro collaboratori, garantendo durature opportunità professionali e di business knowledge mixando input da, e dialogando con, personalità di spicco che rappresentano le comunità accademiche, di consulenza e la società civile.


Ed ora la mia domanda rivolta a voi:
se questi professionisti senior sono consapevoli di non essere sufficientemente adeguati per affrontare tali sfide, pensate che noi – studiosi, educatori, associazioni professionali – saremmo in grado? Come dovremmo interpretare questo messaggio indiretto?


Toni Muzi Falconi



Leggi l’articolo in lingua originale su www.prconversation.com

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