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Giornalisti-comunicatori: conoscersi e rendersi utili

23/09/2009

Intervista a Danilo De Biasio, Direttore di Radio Popolare, che è intervenuto sul dibattito avviato su questo sito, con un intervento di Ferruccio De Bortoli, in merito ai rapporti tra comunicatori e giornalisti. Un'interessante punto di vista da parte di chi fa informazione libera e comunicazione indipendente, poichè autonoma da entità editoriali e politiche.

a cura di Emanuela Sias


Quanto ascoltate gli uffici stampa? Siamo fonti utili oppure, concedimi lo scherzo, noiosi petulanti?


Non è stata ancora inventata l’unità di misura per valutare “quanto ascoltiamo gli uffici stampa”. I contatti sono quotidiani, anche perché c’è una vasta varietà di settori: dal teatro alla musica, dal portavoce del politico locale al sindacato. E’ perfino ovvio dire che non vengono considerati petulanti gli uffici stampa che hanno capito cosa siamo in grado di fare e cosa no: per una radio come Radio Popolare l’etichetta specializzata nel “liscio” piuttosto che il portavoce dei “nazisti
dell’Illinois” non avranno spazio.


Forse questa è – epidermicamente – una caratteristica importante: l’ufficio stampa deve sapere chi ha di fronte, non può trattare tutti allo stesso modo. Il prodotto che “vende” è lo stesso ma un conto è proporlo al “Corriere della Sera” e un conto è chiederlo che venga trattato da un settimanale di gossip. Tu domandi se l’ufficio stampa è utile: sì, lo è.


La mia esperienza più frequente riguarda il mondo della politica: avendoli visti al lavoro (e notando come si è modificata dagli anni ‘80 la loro attività) posso dire che al di là del rapporto reciproco di stima e – in alcuni casi – di amicizia, conta la legge della domanda e dell’offerta. Purché quel magico momento in cui le due curve s’intrecciano non preveda alcuna contropartita, se non quella di offrire ai propri ascoltatori un’intervista interessante.


Credi che gli addetti alla comunicazione di aziende, istituzioni o associazioni, apportino contributi importanti per un’informazione libera e democratica o siano solo rappresentanti di interessi, talvolta non legittimi? La verità sta forse nel mezzo… De Bortoli parla di responsabilità, da entrambe le parti.


A costo di inimicarmi la categoria non credo che lo scopo principale dell’ufficio stampa sia quello di apportare contributi all’informazione libera e democratica. Penso che non sia il loro obiettivo, non intendo affatto mettere in dubbio la loro serietà e la loro eticità. Spesso l’ufficio stampa – da quello che ho potuto vedere – si immedesima nel committente, e quando non lo fa considera il suo mestiere esattamente per quello che è: un lavoro.


Un lavoro con un datore, con orari, mansioni e limiti. Quindi no, direi che all’ufficio stampa non puoi chiedere di portare contributi ad una stampa che – ahinoi – non è molto libera. Ma non è questa categoria la principale responsabile del peggioramento della qualità dell’informazione: i giornalisti sono correi della – per usare il titolo di un fortunato e intelligente libro – “scomparsa dei fatti”, sostituiti dalla stucchevole alternanza di dichiarazioni, smentite e rettifiche. Purtroppo gli uffici stampa troppo spesso si adeguano.


Talvolta, in qualità di comunicatori, ci si sente soddisfatti. Accade quando si ha la sensazione di essere fonti autorevoli e rispettate, partner veri dei media. Hai qualche consiglio da dare su cosa fare e non fare perchè questo rapporto sia apprezzato anche dalla “tua parte”? Cosa chiedi, o suggerisci di fare, ai vostri giornalisti nel rapporto con i comunicatori e con gli uffici stampa?


Nel 2002, in vista del Forum Sociale Europeo, l’ufficio stampa aveva fornito ai giornalisti del materiale “tradizionale” e non. Ricordo in particolare una lunga serie di link ad articoli (non solo in italiano) e saggi sul tema della privatizzazione dell’acqua. Vista l’importanza del Forum Sociale Europeo decidemmo di investire parecchie energie (cioè redattori e tempo) sui vari argomenti e
credo di essermi letto quasi tutto quel materiale segnalato. Quanti giornalisti l’hanno fatto? Sarebbe ancora possibile con l’attuale organizzazione del lavoro e la crescente precarizzazione delle redazioni?


Probabilmente quello scelto dall’Ufficio Stampa del Forum di Firenze era la strada più seria, ma non viene considerata efficace: il giornalista medio (categoria di comodo) ha bisogno di un lavoro già sostanzialmente pronto per l’uso.


Un campo che io non conosco minimamente è quello delle offerte 3×2: insieme al servizio sul tal prodotto o sul tal personaggio è compreso l’omaggio, dall’ombrellone al biglietto gratis, dalla cravatta al mitico “press tour”. Non so quanto sia (ancora) in uso ma mi piacerebbe proprio una moratoria, anche unilaterale, di questa pratica, presentandola per quella che è: un ritorno alla dignità del nostro lavoro.


Detto questo credo che non ci siano molti consigli da scambiarsi se non quello di conoscere bene i propri interlocutori e sapere qual è l’utilità reciproca. Perché senza di “voi” faremmo più fatica, ma senza di “noi” sareste più deboli.

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