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Giornalisti e csr: ecco che cosa ne pensano

22/11/2004

Un articolo tratto dal sito di informazione nonprofit Vita.it.

Giornalisti e csr: ecco che cosa ne pensanodi Gabriella Meroni (g.meroni@vita.it)210 giornalisti rispondono all'indagine on line promossa da Ministero del Welfare e Associazione Anima210 giornalisti in tutta Italia hanno risposto al questionario di rilevazione on line nell'ambito della prima indagine mai realizzata in Italia ed in Europa sul livello di conoscenza e sulle opinioni degli operatori del mondo dell'informazione sul tema della CSR, Corporate Social Responsibility (Responsabilità Sociale di Impresa). I promotori del progetto Il progetto è stato ideato e coordinato da Hill&Knowlton Gaia, agenzia di comunicazione con forte competenza nell'area CSR, per il Ministero del Welfare e per Anima, associazione dell'Unione degli Industriali di Roma per la promozione della responsabilità sociale d'impresa in partnership con Eurisko, che ha condotto l'indagine, e realizzato in collaborazione con Fondazione Italiana Accenture, Marketing University ICT e le agenzie giornalistiche Asca, LaNuovaEcologia, Redattore Sociale e Zadigroma.Il giornalista esperto di CSR è "molto giovane" I risultati dell'indagine offrono per la prima volta un quadro di insieme su cosa pensano realmente i giornalisti della CSR. Il totale dei rispondenti è per la maggior parte specializzato su temi sociali e ambientali, il 58% dei quali dichiara di essersi interessato alla CSR in tempi recenti (un anno o meno) e di avere conoscenze al riguardo ancora poco approfondite: solo il 22% definisce "buono" il proprio attuale livello di competenza sul tema.I giornalisti hanno una concezione evoluta della CSRLa maggioranza dei giornalisti ha una concezione "evoluta" della CSR, come ambito di intervento che va ben oltre il sostegno ad organizzazioni non profit o il riferimento a temi sociali o ambientali nella proprie strategie di comunicazione. La CSR dovrebbe dunque interessare tutte le aree di attività aziendale ma per la maggioranza delle imprese è oggi  - nel giudizio dei giornalisti - soprattutto uno strumento per migliorare la propria immagine.Da parte delle imprese necessario un impegno continuativo e misurabilePer quanto l'atteggiamento prevalente verso le imprese che adottano politiche di CSR sia positivo, una consistente minoranza (46%) mantiene un atteggiamento cauto o diffidente. Per rendere più credibile la responsabilità sociale delle imprese è necessario, a giudizio del campione, un impegno che sia da una parte continuativo nel tempo (67%), dall'altra misurabile e verificabile (60%). Bilancio sociale (67%) e codice etico (54%) vengono indicati come gli strumenti utili a comunicare in modo efficace un impegno credibile sul versante della CSR.I giornalisti chiedono maggiore formazioneIl giudizio sull'attuale offerta informativa è per la maggioranza (59%) decisamente critico. Le associazioni non profit sono oggi la fonte più utilizzata dalla maggioranza (65%). L'ipotesi di una formazione "mirata" sul tema viene accolta positivamente dalla grande maggioranza dei giornalisti (78%), in particolare dai più giovani, dalle donne e dai pubblicisti. Comunicazione sociale, finanza etica e impresa sociale sono i tre temi che si vorrebbero maggiormente approfondire in un corso dedicato al tema della CSR.Workshop di formazione gratuitoProprio per rispondere alla domanda di formazione giunta dai giornalisti stessi, i risultati dell'indagine sono serviti ad orientare un workshop di formazione gratuito, che si terrà a Roma il prossimo gennaio presso l'Unione degli Industriali, rivolto ai redattori di tutte le testate nazionali stampa, radio, televisive ed on line, mirato ad accrescere la conoscenza sul tema della CSR, per chiarirne confini ed ambiguità e per fornire gli strumenti cognitivi di base, atti ad affrontare l'argomento in modo corretto ed equilibrato. Paolo Anselmi, Vice Presidente Eurisko, che ha coordinato la ricerca"I risultati di questa indagine - afferma Paolo Anselmi, Vice Presidente di Eurisko che ha coordinato la ricerca - mostrano come nei confronti della CSR vi sia oggi elevato interesse e sensibilità da parte del mondo giornalistico ma nello stesso tempo come gli stessi professionisti dell'informazione avvertano il bisogno di un incremento delle proprie competenze e di una migliore offerta informativa sul tema. Una più accurata formazione dei giornalisti rappresenta in prospettiva la migliore garanzia di un'informazione rigorosa e corretta sul tema della CSR anche per il grande pubblico".Katia Martino, Direttore Generale CSR - SC - Ministero del Welfare "Nonostante la CSR abbia da tempo conquistato la ribalta mediatica, la strada per una sua completa diffusione è ancora lunga" dichiara Katia Martino, Direttore Generale CSR - SC del Ministero del Welfare "Il nostro impegno è non solo quello di estendere la conoscenza del tema tra tutti gli stakeholder, ma anche quello di promuovere la corretta diffusione della CSR da parte dei mezzi di comunicazione".Nicoletta Fiorucci, Presidente di Anima"La CSR porta con sé la necessità di ripensare il modo di fare impresa, dove la pianificazione strategica divenga il risultato dell'incontro delle molteplici istanze dei vari stakeholder. In quest'ottica di partecipazione allargata, un ruolo fondamentale lo giocano i mezzi di comunicazione, come strumento di diffusione di questo cambiamento culturale" dichiara Nicoletta Fiorucci, Presidente di Anima, associazione che all'interno di Confindustria da tre anni opera per la promozione della CSR tra le imprese.

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