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Giustizia per le vittime

24/06/2010

Un appello per la modifica dell’articolo 111 della Costituzione e il nuovo spot, _Fragile Vita_ sono stati i due punti fondanti del convegno organizzato a Roma dall’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada.

di Giovanna Corsetti ed Elena Valdini
Giustizia per le vittime tra resistenze e cambiamento. Di questo si è parlato in un importante convegno organizzato dall’ Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus a Roma, cui sono stati invitati magistrati, avvocati e familiari di vittime per confrontarsi principalmente su procedure, reato e pena.
Si è partiti da ciò che nella macchina giustizia spesso non funziona, di ciò che invalida il sistema e, da qui, complici anche anni di sentenze tutto sommato miti, ciò che ha prodotto un dilagante senso d’impunità, avvertito non solo dai familiari delle vittime, ma dalla società tutta.
Si sono evidenziati i limiti, e tra questi la mancata modifica dell’articolo 111 della Costituzione che, se venisse integrato, permetterebbe alla vittima di avere le stesse garanzie di cui già gode l’imputato nell’ambito del procedimento penale. Oggi non è così. Non è così perché la vittima non può parlare, se non in sede civile.
Alla richiesta di modica del 111 l’Associazione aveva già dedicato un importante convegno nell’ottobre 2007, con la proposta di legge (Boato, 29 giugno 2006), che però nell’iter parlamentare “è stata stravolta” come ha sottolineato l’avvocato Gianmarco Cesari, tra i legali dell’associazione. Ecco allora che l’AIFVS – guidata dalla sua irriducibile presidente, Giuseppa Cassaniti Mastrojeni – ha rinnovato la centralità di questa modifica, affinché la legge garantisca i diritti e le facoltà delle vittime (riproponendo la medesima formulazione espressa nel convegno del 2007) in linea anche con la legge quadro 220 del 2001 redatta dall’Unione europea ed in cui, tra l’altro, si chiede a tutti gli stati membri di sostituire l’espressione “persona offesa” con “vittima”.
Sull’importanza di modificare il 111 si è espresso anche il consigliere del CSM, Fabio Roia, concorde sulla necessità di riscrivere l’articolo “per costituzionalizzare” la tutela della vittima, così come vuole la convenzione europea dei diritti dell’uomo. Quando fu redatto il 111 il legislatore costituzionale non pensò a questo aspetto ma, se la tutela della vittima fosse espressa chiaramente dalla Costituzione, consentirebbe al giudice, di interpretare anche le norme processuali – ma anche sostanziali – orientando le decisioni e l’applicazione degli istituti a maggiore tutela della vittima”.
Roia non era l’unico magistrato presente al convegno svoltosi a Palazzo Marini. Il suo intervento è stato preceduto da quello di altri tre magistrati, tra cui Guido Salvini, arrivato da Milano. Salvini ha ricordato il caso di un pensionato, investito e ucciso a Milano mentre attraversava la strada sulle strisce, da un pregiudicato, che guidava a una velocità oltre i limiti, dopo aver assunto cocaina e che non si è fermato per soccorrere la vittima.
In quella fondamentale sentenza, per la prima volta, un giudice, Salvini appunto, ha motivato una condanna – in primo grado con rito abbreviato, a 4 anni di carcere e 3 di sospensione della patente – rendendo centrale “il difetto di percezione sociale”. Ha cioè considerato colpa grave la sottovalutazione della vita dell’altro sulla strada, ed è, per questo, partito dal massimo nell’applicazione della pena. Ed è proprio su questo concetto che si fonda la proposta di legge C.3274 su omicidio stradale e lesioni colpose (firmatario il deputato Claudio Barbaro). Una proposta di legge che pone l’accento sull’imputazione soggettiva, chiedendo ai politici di prevedere reati e pene ad hoc per la guida azzardata, temeraria o aggressiva e di equiparare lo stato vegetativo alla morte.
Appassionati e preziosi anche gli interventi di altri due magistrati presenti: Paolo Remer (Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Rossano) e Salvatore Cantaro (Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Roma). Quest’ultimo ha sottolineato l’importanza della discrezionalità del giudice e illustrato, tra i molti altri contenuti, anche le motivazioni del ricorso in Cassazione per il caso Lucidi, per il quale aveva chiesto di “riaffermare il principio della sacralità della vita” asserendo che la condanna a cinque anni per omicidio, stabilita in Appello, era troppo bassa. Il caso cui si fa riferimento, come in molti sanno, riguarda le vite spezzate di due ragazzi, Alessio e Flaminia, investiti a Roma, sulla Nomentana nel maggio 2008 – in primo grado venne chiesta ed emessa per il pirata della strada, una condanna a dieci anni per omicidio volontario, con dolo eventuale, derubricato in colposo in Appello, sentenza infine confermata in Cassazione, con riduzione della pena a 5 anni.
Al convegno era presente anche la mamma di Flaminia, Teresa Chironi; composta, precisa, ha preso la parola: “Non c’è convincimento e fiducia se si passa dal volontario al colposo senza altri elementi”.
Il giudice Remer a sua volta ha esordito descrivendo i tratti della terra da cui proviene, la Calabria. Ha ricordato a tutti quale deve essere il lavoro di un buon pubblico ministero, quanto sia fondamentale e insostituibile la fase del “repertamento” delle prove e quanto inappuntabile debbano essere i rilievi tecnici, per evitare facili vie di fuga in fase di dibattimento. Su un centinaio di casi trattati, ha ricordato che per molti la causa era da ricondursi a buche, segnaletica inesistente o poco curata, senza dimenticare l’asfalto non a norma e all’eventuale complicità di collaudatori compiacenti.
Sul piatto del convegno, oltre alle richieste al legislatore e agli interventi di giudici e legali (tra gli altri relatori anche il deputato Giacomo Terranova della Commissione Trasporti alla Camera e il professor Stefano Preziosi, che insegna diritto penale all’Università di Bari), anche le testimonianze dei familiari delle vittime.
Un appuntamento importante, quello di Roma, uno di quei convegni che ti aspetteresti citato e più volte ripreso, non solo da chi si occupa di questo perché purtroppo “gli è successo” o perché lo riguarda per il lavoro che fa, ma anche dagli organi d’informazione. In quella sala, anche questa volta, praticamente quasi assenti.
Durante il convegno è stato presentato lo spot dell’associazione, girato da un gruppo di ragazzi e dal titolo Fragile vita, con l’obiettivo che diventi presto pubblicità progresso, da trasmettere su tutte le reti nazionali.
Insomma, non sono problemi del tutto sconosciuti. Eppure le cose cambiano poco.
In una sala della Camera dei Deputati un gruppo di persone si è incontrato perché convinto che morire sulle strade è inaccettabile e che i tempi sono maturi (e in verità sarebbero maturi già da un po’) perché qualcosa cambi.

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