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Gli estremi della professione a confronto

29/06/2004

Il diverso rapporto con i media dei colleghi inglesi e di quelli americani. E gli italiani?

Qualche settimana fa - commentando l'esperienza di copresidente della giuria Ipr per le migliori pratiche di relazioni pubbliche sul mercato britannico - avevo segnalato l'impressionante peso che i nostri colleghi inglesi attribuiscono alle relazioni con i media.Al contrario - come prima e più diffusa impressione dal recente viaggio di studio Ferpi in Usa e Canada- è la forte attenzione dei nostri colleghi americani ad aggirare la relazione con i media per concentrare l'attenzione verso la comunicazione diretta, il viral marketing e la mobilitazione dei testimoni diretti.Attenzione, sicuramente entrambi i fenomeni sono veri e in entrambi i Paesi. Ma è pur vero che l'impressione inglese è ricavata da una analisi delle documentazioni presentate dai 66 finalisti (su 700 domande di partecipazione) per i 18 premi dell'Ipr: quindi perlomeno è indiscutibile la rappresentatività delle migliori professionalità britanniche. Nel caso americano invece l'impressione è più flebile, meno certa, ma sicuramente affermata dai vertici di agenzie (Edelman, Dilenschneider Group, Golin Harris), di professionisti e studiosi come James Grunig, Frank Ovaitt, Ofield Dukes e organizzazioni come la Prsa, la Nami e la borsa americana: insomma un panorama abbastanza vario della professione.Possiamo affermare che i due mercati si stanno allontanando? Sarebbe sicuramente azzardato. E' verosimile pensare che il periodo non facile che l'opinione pubblica americana sta vivendo come effetto della guerra irakena, induca le organizzazioni a cercare una minore visibilità sui media (ma non si capisce perchè l'Inghilterra dovrebbe essere diversa..). E' anche sicuro che, a forza di batti e ribatti, le teorie di James Grunig, dopo avere convinto l'accademia, cominciano a convincere anche la professione ed è ovvio che questo accada più sul mercato americano che non su quello inglese, notoriamente più cinico, scettico e rottweiller. Insomma le ragioni possono essere tante, ma i due fenomeni vanno compresi e analizzati per bene.Recentemente ho chiesto a un trentina di studenti di laurea specialistica di scrivere una tesina scegliendo una fra dieci tematiche: otto hanno scelto di scrivere sull'ufficio stampa, sei di comunicazione integrata e sei di internet come nuovo ambiente di relazione. Insomma, rispetto a qualche anno fa, c'è sicuramente un maggiore equilibrio e si potrebbe forse dire che il nostro Paese sia maggiormente influenzato da oltre atlantico che da oltre manica.Sarebbe interessante sentire le opinioni di operatori di agenzie, di direttori della comunicazione di organizzazioni, di consulenti su queste domande:°vi pare che la domanda dei vostri datori di lavoro/committenti si orienti ai media più di, meno di o come prima?°se dipendesse da voi vorreste lavorare con i media di più, di meno o come prima?Chi fa la prima mossa? (tmf)
Sul viaggio in Usa e Canada dei dodici 'ferpini' e sul confronto tra realtà americana e quella italiana vedi anche l'intervista a Toni Muzi Falconi di Scienzedellacomunicazione.com.

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