Federica Grazia Bartolini
Resoconto della Tavola Rotonda tenuta a Palazzo Pirelli, Milano – 16 marzo 2025
Il divario che non si chiude da solo
Il 91% delle aziende italiane dichiara di voler adottare l’intelligenza artificiale. Solo il 20% lo ha fatto davvero. Questo dato – emerso con forza nella tavola rotonda “Governare l’AI in Azienda” tenutasi il 16 marzo a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio Regionale della Lombardia – non è una semplice statistica. È la fotografia di un Paese che riconosce l’urgenza della trasformazione, ma fatica a tradurla in azione concreta.
L’evento, introdotto da Enzo Rimedio Rappresentante di FERPI Lombardia, moderato da Simone Paolo Guzzardi,CEO di L45, ha riunito attorno a un tavolo imprenditori, manager, rappresentanti istituzionali e mondo accademico – un dialogo multidisciplinare che raramente trova spazio nella quotidianità aziendale, ma che è oggi più necessario che mai. Tra i relatori: Alessandro Magnoni (Consigliere nazionale FERPI), Adolfo Criscuolo (Group Chief HR Officer, Artsana Group), Enrico Santarelli (CEO, E.G.O. Italia) e la Prof.ssa Alessandra Mazzei (direttrice del CERC presso l’Università IULM), con i saluti istituzionali del consigliere regionale di Regione Lombardia Silvia Scurati.
Non è soltanto un tema tecnologico. È un tema di leadership, etica, valori.
Il consenso tra i relatori è stato unanime su un punto fondamentale: il gap tra intenzione e adozione non si chiude con più tecnologia. Si chiude con leadership, cultura organizzativa, empatia e metodo. Le aziende che riescono davvero a integrare l’AI non sono necessariamente quelle con il più alto livello tecnico, ma quelle che hanno compreso che si tratta, prima di tutto, di una trasformazione culturale.
È stato sottolineato, con una chiarezza che vale la pena riportare, che la parola “intelligenza” in “intelligenza artificiale” è in larga parte una scelta di marketing: i modelli attuali operano su base probabilistica, selezionando la risposta statisticamente più probabile su un vasto corpus di dati. Non comprendono, non ragionano come esseri umani. Questa demistificazione non sminuisce la portata della trasformazione in atto – al contrario, la rende più governabile, perché permette alle organizzazioni di approcciare l’AI per quello che è: uno strumento potente che amplifica ciò che trova. Se trova chiarezza, la moltiplica. Se trova confusione, la accelera.
Tre principi operativi per un’adozione responsabile
Dal dibattito sono emersi anche tre principi che ogni organizzazione dovrebbe tenere a mente nel proprio percorso di adozione:
Non tutto deve necessariamente essere automatizzato.Rispettare l’equilibrio tra innovazione e specificità di ogni business – comprese le persone che lo abitano – è una scelta strategica, non una debolezza. L’automazione selettiva, guidata da una visione chiara, produce risultati sostenibili, l’automazione indiscriminata e senza visione, al contrario, rischia di essere controproducente.
La governance dei dati non è un’opzione. È il fondamento di qualsiasi progetto di adozione seria. Sicurezza, qualità e responsabilità nella gestione dei dati non sono vincoli burocratici: sono precondizioni per costruire sistemi di AI affidabili, legalmente e reputazionalmente solidi e sicuri per il business.
L’AI richiede persone competenti anche dal punto di vista delle soft skills. Empatia e autenticità non sono qualità residuali destinate a essere sostituite dalla macchina: sono il differenziante competitivo che nessun algoritmo potrà mai replicare. Un leader che ascolta genuinamente i propri collaboratori – e li accompagna nel cambiamento – possiede una capacità che nessun sistema probabilistico sa emulare.
L’Europa regola mentre il mondo corre
Un passaggio del dibattito ha toccato la dimensione geopolitica: “Gli americani innovano, i cinesi scalano, l’Europa regola.” Il rischio reale per le imprese italiane ed europee non è la mancanza di regole – necessarie e giuste – ma la tentazione di trasformare la compliance in un’attesa passiva, mentre altri mercati si muovono con decisione. Trovare l’equilibrio tra governance e velocità di adozione è, nelle parole di uno dei relatori, “un esercizio molto difficile”. Ma è esattamente l’esercizio che le nostre organizzazioni non possono permettersi di rimandare.
Costruire ponti, non alzare muri
Le domande dal pubblico non si sono fermate: segno che questi temi non solo sono rilevanti, ma generano interrogativi profondi per chi li vive ogni giorno in azienda. È da questa consapevolezza – e dalla convinzione che il cambiamento si governa, non si subisce – che nasce il mio lavoro e il Metodo Golden Bridge®, presentato nel libro Governare l’impatto dell’AI in Azienda il Meotodo Golden Bridge® per una strategia applicativa (FrancoAngeli, 2026): sei pilastri operativi – Brand & Beliefs, Reputation & Responsibility, Innovation & AI, Dialogue & Empathy, Growth & Leadership, Ethics & Authenticity – per aiutare CEO, C-level e manager a integrare l’AI senza perdere l’identità della propria organizzazione.
Il differenziante competitivo tra le organizzazioni, nei prossimi tre-cinque anni, non sarà il livello di sofisticazione tecnica. Sarà la fiducia e l’autenticità – qualità profondamente umane, che si costruiscono con metodo, coerenza e visione.
La serata di Palazzo Pirelli è stata un punto di partenza, non di arrivo. Ne organizzeremo altri: fare cultura su questi temi è oggi più urgente che mai. Perché nell’era dell’AI, vince chi costruisce ponti – non chi alza muri.