/media/post/5bh5cg9/papermanfredi0405.png
Ferpi > News > Capitale Semantico, Simbolico e Relazionale

Capitale Semantico, Simbolico e Relazionale

04/05/2026

Greta Del Fiacco

Nel nuovo paper FERPILab del Direttore scientifico Vincenzo Manfredi si parla di Relazioni pubbliche come pratica di senso nella complessità.

 

È diffusa la tendenza a considerare il patrimonio di un’organizzazione come un’entità omogenea e indivisibile, generata da azioni univoche e legate a pratiche spesso opache e prive di portata concettuale. Controintuitivamente a questa credenza, il patrimonio organizzativo si origina dall’intreccio di tre dimensioni apparentemente disgiunte tra loro, che appartengono tuttavia alla medesima matrice. È compito fondamentale del relatore pubblico quello di riconoscerle e distinguerle trattandole con le appropriate specificità pur governandole con sistematicità.

 

Capitale semantico 

Rappresenta un patrimonio dinamico di significati condivisibili, cornici interpretative e codici linguistici che rendono possibili le condizioni di comprensione reciproca all’interno di una stessa comunità. È la forma delle tre che più pertiene alla produzione del senso: coincide con la produzione attiva del significato, continuamente elaborato e rinegoziato all’interno della relazione per sua natura orientata - nella prospettiva habermasiana - a quel processo intersoggettivo di riconoscimento reciproco che conferisce pari dignità discorsiva agli interlocutori. 

 

Questa riflessione acquista oggi un'urgenza nuova di fronte alla crescente delega della produzione testuale a sistemi di intelligenza artificiale che non squalifica il ruolo del relatore pubblico ma anzi lo rende ancor più necessario, essendo il relatore pubblico la figura chiamata a portare intenzionalità comunicativa, orientamento all’intesa ed esposizione al riconoscimento reciproco - qualità che l’intelligenza artificiale non è in grado di produrre. 

 

Capitale simbolico

Riprendendo la lezione di Bourdieu in chiave relazionale e comunicativa, esprime le nozioni fondanti di autenticità e coerenza tra le diverse forme di espressione che un’organizzazione, un ente o un’istituzione può mettere in essere: la conformità sempre sorvegliata tra parola e azione, una postura non simulata ma realmente ricercata ed adottata.

 

Capitale relazionale

Incarna il patrimonio di reti sociali che, quando dotate di densità adeguata, determinano fiducia generalizzata, norme di reciprocità e capacità collaborativa. In questo contesto, occupa una posizione di rilevanza la dimensione bridging delle relazioni: la capacità di costruire ponti tra mondi distanti, culture differenti, che costituisce il valore più specificamente professionale del relatore pubblico. La fiducia si configura in questo senso come un prodotto sociale che si costruisce non attraverso l’impiego di azioni comunicative estemporanee, ma attraverso l’implementazione pianificata e continuativa di interlocuzioni solide, la condivisione di norme e un’eredità condivisa di rapporti passati 

 

L’interdipendenza reciproca che si instaura tra queste dimensioni restituisce al professionista di relazioni pubbliche uno strumento diagnostico concreto: capace di affrontare le condizioni reali - e non solo di delineare principi astratti dalla pratica - e di intervenire sul capitale mancante senza erodere quelli presenti. 

 

Questi tre piani si intersecano e convergono all’interno di una cornice più generale: quella che Edgar Morin definisce con il termine complessità. La realtà non è più pensabile secondo logiche lineari o riduzionistiche, ma deve essere letta nella sua problematicità strutturale - non tentando di rinnegarla o semplificarla, ma accogliendola e traendone la vera ricchezza. 

 

Il prof. Manfredi richiama poi il concetto di spazio relazionale arendtiano, che rappresenta la forma politica più alta proprio perché costituisce il luogo in cui gli esseri umani appaiono gli uni agli altri nella loro unicità irriducibile. In questo contesto il professionista di relazioni pubbliche esercita il proprio ruolo nel suo grado più alto, in quanto mediatore tra una pluralità di interessi diversi e differenti prospettive. Le Relazioni pubbliche diventano quindi, nella loro accezione più completa e matura, una pratica riflessiva di costruzione del senso comune: un’attività volta a produrre comprensione, riconoscimento e legittimazione reciproca all’interno di sistemi complessi. Un riconoscimento che si invera solo nel dialogo, nella relazione autentica con l’altro, nell’incontro con il “Tu” buberiano.

 

Da qui discende la differenza sostanziale tra cooperazione e competizione: la prima edifica, co-progetta un senso comune ed implica la disponibilità a rivedere le proprie posizioni, accettando l’imprevedibilità del confronto e accogliendo l’arricchimento che questo porta con sé; la seconda distanzia, presuppone un vincitore ed un vinto, ammette solo il raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Queste due categorie vengono spesso volontariamente confuse e mistificate, simulando dietro un lessico cooperativo un’azione competitiva a senso unico. 

 

Adam Smith - nella Teoria dei sentimenti morali - teorizza la strutturale relazionalità dell’essere umano: il benessere individuale è inseparabile dalla qualità morale delle relazioni in cui siamo radicati, relazioni in cui l’altro conta come soggetto, non come funzione. È questa la base cognitiva ed emotiva della cooperazione, che per dispiegarsi autenticamente, richiede un capitale semantico condiviso: una postura che va oltre l’autoreferenzialità per assumere il desiderio di creare qualcosa insieme. A questa visione si ricollega il principio “homo homini natura amicus”, teorizzato da Antonio Genovesi, che postula uno Stato preposto non a domare le passioni ma a favorire le condizioni in cui la reciprocità rifiorisce. 

 

Infine, il concetto centrale che Manfredi sottolinea partendo dalla definizione del CIPR delle Relazioni Pubbliche: la nozione di cura e la figura del relatore pubblico in quanto custode della ragion d’essere delle organizzazioni - in qualità di attori politici e sociali nel mondo- al di là delle pressioni delle esigenze operative. 

 

A conclusione, possiamo affermare che queste tre forme di capitale danno forma all’architettura portante del senso condiviso nello spazio pubblico. Ciascuna è fondamentale e necessaria per la tenuta dell’organizzazione e del sistema in cui essa è immersa. 

 

Le Relazioni Pubbliche compiute, intese come pratiche di senso e costruzione di una genuina fiducia, richiedono un cambiamento che non è additivo - aggiungendo competenze e strumenti nuovi - ma sottrattivo: rinunciare a ciò che ci preserva dall’incontro con l’altro, a ciò che ci scherma da quel confronto che fa vacillare anche le tesi più salde. L’agire in comune come pratica condivisa di costruzione del mondo non è una formula retorica ma la sfida concreta che questo contributo ci consegna: avventurarsi in un mondo sfaccettato, poliedrico, contraddittorio, pieno di differenze e difformità ma che indubbiamente ci renderà più ricchi - di quella ricchezza che nessuna valuta potrà mai comprare. 

 

 


 

Il paper completo è qui.

Tutti i paper FERPIlab sono disponibili nella sezione apposita del sito qui. 

Eventi