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I catastrofisti sono più dannosi delle catastrofi

27/07/2010

L’ottimismo è il miglior antidoto alla crisi. È quanto emerge dal rapporto Censis - Confcommercio su consumi e clima di fiducia degli italiani. Il concetto che più chiaramente è emerso è quello di “rinvio”. Che però, come illustra _Sergio Zicari_ non è il modo migliore di risolvere i problemi.

di Sergio Zicari
Rinvii e attendismo sono un freno alla crescita. Lo dice il rapporto Censis – Confcommercio presentato il 22 luglio su consumi e clima di fiducia degli italiani. L’analisi, condotta alla fine di giugno, mostra un livello generale di fiducia ai minimi storici e un considerevole 75% di intervistati che dichiara di avere «messo i remi in barca» nelle sue abitudini di spesa perché spaventato e pessimista per il perdurare della crisi.
Il concetto che più chiaramente emerge dalla lettura del rapporto non è quello di eliminazione (di spese superflue o comunque non indispensabili) bensì di rinvio. Leggiamo infatti che il 17% ha deciso di rinviare le spese di ristrutturazione dell’alloggio, il 16% l’acquisto dell’autovettura o dello scooter/moto, il 14% ha rinviato l’acquisto di elettrodomestici, l’11% quello di mobili.
Se poi osserviamo che il contagio da rinvio non ha colpito solo i cassaintegrati ma anche molte famiglie ad alto reddito o comunque non a rischio posto di lavoro (dipendenti pubblici, ecc.) otteniamo un quadro che si chiama effetto povertà le cui manifestazioni sono diametralmente opposte all’*effetto benessere* (quello che ha spinto milioni di persone a vivere sopra le proprie capacità), ma le cui conseguenze sono non meno nefaste. Non per nulla la lezione che si ricava dal rapporto del Censis è quanto più volte da noi espresso su queste pagine: l’ottimismo è il miglior antidoto alla crisi.
Tutto questo accade mentre fonti non certo accusabili di essere pro-governo parlano di una situazione in deciso miglioramento (anche se certamente non in tutti i settori). Ad esempio, la Commissione UE ha registrato per l’Italia una revisione al rialzo del PIL 2010 che dovrebbe crescere dello 0,8%, contro il +0,7% nelle previsioni formulate lo scorso autunno. Per il 2011 la crescita dovrebbe essere più robusta con il Prodotto interno lordo che si dovrebbe attestare a +1,4% spinto soprattutto dai consumi interni.
I giornali riportano che aumenta il fatturato dell’industria italiana. Ad aprile ha registrato un aumento del 6,4% rispetto allo stesso mese del 2009, e dello 0,5% su marzo per quanto riguarda il dato tendenziale: si tratta del più alto dal giugno del 2008. Gli ordinativi dell’industria hanno registrato ad aprile un aumento del 20,6% (dato grezzo) rispetto allo stesso mese del 2009, e un rialzo del 4,7% su marzo. È il più alto dall’agosto del 2006 (ben prima, quindi, che si parlasse della crisi).
La nostra esperienza sul campo ci dice che se il Censis avesse intervistato manager e imprenditori anziché consumatori i risultati sarebbero stati del tutto analoghi. La tendenza al rinvio sembra essere tipica di molti, troppi imprenditori. Rinviano la decisione a lanciare un nuovo prodotto, ad acquistare un nuovo macchinario, ad assumere un nuovo agente commerciale, a formare il proprio personale. Ogni decisione è semplicemente «rinviata». Mentre si aspetta che il mare torni ad essere pescoso e che la bufera si plachi, molti preferiscono ammainare le vele e spegnere i motori. Ma tirare i remi in barca non è il modo migliore per raggiungere nuove zone di pesca né nuovi porti. È semplicemente il modo migliore per farsi superare da altri capitani più determinati e coraggiosi.

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