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I panni sporchi si lavano in pubblico

20/05/2009

Ci stiamo abituando, purtroppo, con impudente volgarità ad una doppia morale assolutamente immorale. E’ una comoda scappatoia confondere il privato con la privatezza ma la persona umana deve rispondere dei suoi comportamenti nella sua totalità. Dacia Maraini interviene sulla separazione del comportamento privato da quello pubblico.

di Dacia Maraini


Ai tempi dei Movimenti delle donne si diceva: «Il personale è politico». Ed era considerata una grande conquista dopo la centenaria separazione del comportamento privato da quello pubblico. La separazione e l’isolamento della condotta personale, come fosse un luogo neutro, esente da giudizi, un luogo dove la morale non c’entra e non conta, legato solo alle leggi della Natura, ha portato a coprire i peggiori abusi familiari, i parossismi dell’autorità paterna e maritale e ogni forma di prepotenza e violenza privata.


Troppo spesso il «buon cittadino» si divide schizofrenicamente in due metà: la sfera sessuale, sentimentale e intima di cui decide di rispondere solo a Dio o alla sua coscienza e basta. E quella lavorativa, politica, economica, esposta agli occhi e al giudizio dei più.


In culture dove vige la trasparenza questa si chiama ipocrisia. In un Paese cinico come il nostro in cui il modo di agire personale è relegato comodamente nella sfera della «privacy» segreta e inconoscibile, si chiama «difesa della privatezza». Eppure la persona umana è fatta di un solo corpo una sola testa, una sola coscienza.
E non può rispondere al mondo solo per una metà, come faceva il dottor Jekyll, in privato mister Hyde. Due persone che non riuscivano a stare in un solo corpo. Non a caso il grande personaggio di Stevenson è diventato il simbolo della malattia mentale chiama t scissione della personalità.


L’aberrazione della doppia morale purtroppo è molto diffusa soprattutto nei Paesi in cui la religione ha tendenze totalitarie. Ciò che appartiene a Dio sarà giudicato da Dio, ciò che appartiene agli uomini è sotto il giudizio del mondo. Come se la sessualità e i sentimenti non appartenessero anche essi al mondo. Soprattutto quando si tratta di persone con responsabilità pubblica che decidono leggi che riguardano sia il pubblico che il privato.


E’ una comoda scappatoia confondere il privato con la privatezza. È assurdo gridare che «i panni sporchi si lavano in famiglia». L’uomo è un essere pensante e responsabile non solo in ufficio e in strada, ma anche in casa, nel buio della camera da letto. E deve rispondere dei suoi comportamenti.


Altrimenti arriviamo all’aberrazione di quei «bravi amministratori» o di quei «bravi servitori di Dio» che in privato praticano la pedofilia e il sadismo o lo stupro domestico e l’inganno quotidiano, e in pubblico vengono onorati da tutti, purché la cosa non trapeli. Col risultato di un incitamento generale alla menzogna e alla falsità. Una doppia morale assolutamente immorale, a cui purtroppo ci stiamo abituando con impudente volgarità.


tratto da ‘Il sale sulla coda’ – Corriere della Sera del 19 maggio 2009

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