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I privilegi degli Ordini e i costi delle professioni

10/01/2013

Se la legge che disciplina le professioni non regolamentate, approvata lo scorso 19 dicembre, porterà alla riconoscibilità delle associazione come Ferpi e quindi è un fatto positivo, lo stesso non si può dire di una circolare del Ministero del Lavoro, emanata il giorno seguente, riguardante i lavoratori autonomi titolari di partita Iva, che rischia di penalizzare il settore delle Rp. Il punto di vista di _Giovanni Landolfi._

di Giovanni Landolfi
Il 19 dicembre 2012, com’è noto, è stata approvata la legge che disciplina le professioni non regolamentate. Bene, abbiamo vinto la riconoscibilità della nostra associazione=brand awareness. In sintesi, la legge stabilisce che queste professioni possono usare le relazioni pubbliche.
Il che è un tantino tautologico per i relatori pubblici. In compenso, il 20 dicembre 2012 il Ministero del Lavoro ha emanato una circolare in cui specifica che i lavoratori autonomi con partita Iva sono assimilati ai subordinati sulla base di alcuni semplici parametri (reddito, durata della collaborazione e postazione fissa in ufficio). Sono però esclusi da questa presunzione i professionisti iscritti ad albi e ordini professionali, oltre ad associazioni sportive, artigiani e commercianti, tanto che Il Sole 24 Ore del 29 dicembre titolava in proposito: Partite Iva, controlli per pochi. E chi sono quei pochi? Non saranno per caso proprio quelli individuati dalla legge che disciplina le professioni non regolamentate?
Per quanto ci riguarda, è utile ricordare che i liberi professionisti sono il 60% dei soci Ferpi e una quota rilevante dei professionisti del settore (vedi post di Roberto Antonucci sugli studi di settore su Ferpinet). Ora, le assunzioni camuffate da partita Iva sono spesso un espediente odioso, ma la riforma Fornero ha già cancellato tutte le possibili alternative e chiunque abbia visto i bilanci di un’agenzia sa quale impatto può avere sui conti dell’impresa anche una singola assunzione a tempo indeterminato in più. La conclusione è che andiamo verso una ulteriore penalizzazione dell’occupazione nel nostro settore e, soprattutto, ci andiamo in condizioni di grave handicap rispetto alle professioni ordinistiche, che sono invece autorizzate per legge a gestire la flessibilità con le partite Iva.

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