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Ifoodshare

11/04/2013

La responsabilità sociale non è soltanto una questione che riguarda le aziende ma che tocca da vicino tutti noi. In tempi di crisi e di nuovi poveri, quattro milioni in Italia secondo le stime di Confcommercio, quattro ragazzi siciliani hanno creato una piattaforma per condividere e scambiare il cibo in eccesso con persone che hanno bisogno.

Tra il programma di cucina e l’intervista al cuoco di turno, tra il talent show dei fornelli e la ricetta della variante vegetariana della pasta all’amatriciana, c’è chi cerca di portare l’attenzione e gli occhi del Paese fuori dalla scatola televisiva.
Daniele Scivoli, Francesco Perticone, Daniela Lirosi e Elisabetta Di Benedetto sono quattro ragazzi tra i 25 e i 35 anni residenti a Caltagirone (CT) che a modo loro hanno deciso di guardare in faccia la realtà. Accanto alle attività lavorative – tra loro c’è chi gestisce un servizio di export di prodotti siciliani, chi ha un’agenzia di comunicazione, chi vende online giocattoli di legno e chi si occupa da sempre di servizi di assistenza – hanno dato vita ad Ifoodshare, la prima piattaforma italiana che permette di condividere e scambiare il cibo in eccesso con persone che hanno bisogno.
Secondo le stime della Confcommercio, sono 4 milioni le persone, in Italia, “assolutamente povere”. Dal 2006 al 2011 la crisi ha creato 615 poveri al giorno per un totale di 1,120 milioni di persone. Le mense della Caritas si riempiono, aumenta il numero di coloro che fanno la fila per un piatto di pasta e di coloro che chiedono gli spiccioli per un panino. Senza considerare quelli che in fila non si mettono, per pudore, ma stringono la cinghia tutte le settimane.
“L’idea è venuta alla fine del 2012, momento in cui ci siamo domandati se quella solidarietà, così intensa durante il periodo natalizio, potesse essere resa quotidiana attraverso un servizio capace di facilitare all’occorrenza l’incontro tra la domanda e l’offerta” ci racconta Elisabetta Di Benedetto.
Accedendo alla piattaforma di Ifoodshare singoli cittadini, famiglie, associazioni, aziende private, aziende agricole, ong, parrocchie ed enti sociali possono inserire i prodotti che desiderano donare, completi di descrizione e data di scadenza, e creare così la propria cesta alimentare. A quel punto, i potenziali beneficiari possono farne richiesta e accordarsi con l’offerente per uno scambio sull’uscio di casa oppure scegliendo la sede di un ente sociale come luogo di raccolta e di ritiro.
“Uno dei nostri obiettivi è coinvolgere in questo nuovo processo di solidarietà la rete delle Caritas, le parrocchie e tutte quelle realtà attive sul territorio che rappresentano dei punti di riferimento per le persone che non hanno abbastanza di cui mangiare e che dunque è molto probabile non possano neanche accedere a internet”. A loro favore è iniziata una pratica di assistenza sul funzionamento della piattaforma che avviene personalmente o via telefono tramite il numero 0933 1937071 messo a disposizione da IFS .
1,3 miliardi di tonnellate è la quantità di cibo che viene dispersa o sprecata a livello internazionale secondo i dati pubblicati dalla FAO nel 2011. Nel paesi sviluppati, gran parte di questo spreco avviene a livello di distribuzione e consumo domestico. “Il cittadino è per noi l’attore di un nuovo paradigma di comportamento e l’idea di mettergli a disposizione una piattaforma facile da usare va incontro al desiderio di responsabilizzarne i modi e l’atteggiamento” continua Elisabetta.
Possono farsi avanti single che sbagliano a fare la spesa, famiglie con il frigo troppo pieno, supermercati che vogliono liberarsi dei prodotti in scadenza, agricoltori a cui rimangono in mano gli ortaggi meno esteticamente perfetti ma del tutto buoni, ristoranti che offrono buffet, mense scolastiche o aziendali che non sanno cosa fare degli avanzi. La lista degli eccessi in dispensa è lunga. Servono pochi minuti per condividerla.
Fonte: GreenMe

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