Federica Zar, Consigliera Nazionale con delega alla Comunicazione
Competenze, AI ed etica per la professione del futuro
Come può una comunità professionale prepararsi ai cambiamenti che stanno ridefinendo la comunicazione? Una possibile risposta arriva dal Regno Unito, dove il Chartered Institute of Public Relations (CIPR) ha pubblicato il suo Annual Report 2025, significativamente intitolato Shaping the Future of Public Relations.
Più che un semplice bilancio delle attività svolte, il documento rappresenta una riflessione sul ruolo delle associazioni professionali come FERPI sono chiamate a svolgere in una fase di profonda trasformazione della professione.
Tre sono i temi che attraversano l’intero rapporto: formazione continua, intelligenza artificiale ed etica. Tre dimensioni strettamente connesse, che delineano una visione delle Relazioni Pubbliche fondata sulla crescita delle competenze e sulla responsabilità professionale.
Il CIPR considera infatti il lifelong learning una leva strategica. Nel corso dell’ultimo anno ha ampliato in modo significativo la propria offerta formativa digitale, portando a oltre cinquanta i moduli disponibili on demand e registrando una partecipazione sempre più ampia ai programmi di Continuing Professional Development: quasi 3.000 membri hanno completato il proprio percorso di CPD, registrando oltre 200.000 attività formative complessive.
Non sorprende che uno dei capitoli più rilevanti del rapporto sia dedicato all’intelligenza artificiale. Il tema non viene affrontato in termini esclusivamente tecnologici, ma come una questione di governance della professione. L’AI viene riconosciuta come una risorsa destinata a modificare strumenti e processi, ma il suo utilizzo richiede regole, trasparenza e competenze. In questa prospettiva il CIPR ha promosso iniziative di approfondimento, occasioni di confronto e ha aderito al Venice Pledge – presentato da Global Alliance e da FERPI a Venezia in occasione di InspiringPR 2025 – per un impiego etico dell’intelligenza artificiale nella comunicazione.
Il report richiama inoltre il ruolo delle associazioni professionali nel rappresentare gli interessi della categoria e nel contribuire al dibattito pubblico. Nel corso dell’anno il CIPR ha intensificato le attività di advocacy, affrontando temi quali la regolamentazione del lobbying, la lotta alla disinformazione e la promozione di standard professionali elevati. Un’attività che ribadisce come le Relazioni Pubbliche non possano limitarsi alla gestione della reputazione, ma siano parte integrante del buon funzionamento dei processi democratici e della qualità dell’informazione.
Altrettanto significativa è l’attenzione riservata alle nuove generazioni. Attraverso partnership dedicate agli apprendistati e ai percorsi di ingresso nella professione, il CIPR punta a rendere il settore più accessibile, qualificato e inclusivo, nella consapevolezza che il ricambio professionale rappresenti una condizione essenziale per affrontare le sfide dei prossimi anni.
Al di là dei risultati raggiunti, il rapporto offre uno spunto di riflessione che va oltre i confini britannici. In una fase in cui l’intelligenza artificiale ridefinisce rapidamente strumenti, processi e competenze, il valore distintivo della professione continua a risiedere nelle persone: nella preparazione, nel pensiero critico, nella capacità di interpretare i contesti e di agire secondo principi etici condivisi. È una prospettiva che riguarda anche la comunità professionale italiana. Per associazioni come FERPI, il confronto con esperienze internazionali come quella del CIPR rappresenta un’opportunità per alimentare il dibattito, rafforzare la cultura della comunicazione e promuovere una crescita della professione fondata su competenza, responsabilità e innovazione. Perché, come ricorda implicitamente il report britannico, il futuro delle Relazioni Pubbliche non dipenderà soltanto dalle tecnologie che adotteremo, ma dalla qualità della cultura professionale che sapremo costruire.
Il report: https://www.ciprannualreport.co.uk/2025/