Federica Zar, Consigliera Nazionale con delega alla Comunicazione
Un piccolo tesoro dell’Archivio Luce racconta quanto siano antiche alcune delle domande che ancora oggi attraversano la nostra professione.
Che cosa ci facevano le Relazioni pubbliche nei cinegiornali degli anni Cinquanta e Sessanta? La domanda non è così curiosa come potrebbe sembrare. Basta entrare nell’Archivio storico dell’Istituto Luce e cercare “Associazione italiana per le relazioni pubbliche” per trovare sette brevi filmati che raccontano, in meno di dieci anni, una professione impegnata a conquistare visibilità, autorevolezza e riconoscimento.
Il primo elemento sorprendente è proprio questo: le Relazioni pubbliche erano già materia da cinegiornale. Nel maggio 1960 La Settimana Incom dedica 54 secondi al secondo Convegno nazionale dell’Associazione Italiana Relazioni pubbliche, a Roma. Arriva anche il ministro Giuseppe Togni, mentre in sala si incontrano esponenti delle istituzioni e del mondo economico.
Nel 1961, Venezia ospita il secondo Congresso mondiale delle Relazioni pubbliche. Il filmato dell’Archivio Luce mostra i delegati riuniti a San Giorgio Maggiore e, dettaglio che oggi fa sorridere, le cuffie per la traduzione simultanea. La professione è già internazionale, fatta di incontri, contaminazioni e confronto tra culture.
Ma c’è un’altra immagine che merita attenzione. Sempre nel 1961, a Milano, Roberto Tremelloni consegna una targa d’oro dell’Istituto per le pubbliche relazioni. Un piccolo rito pubblico di riconoscimento professionale che ci ricorda quanto, allora come oggi, una professione abbia bisogno anche di costruire la propria reputazione e i propri luoghi di legittimazione.
Nel 1962 arriva poi il terzo Convegno nazionale di studi dell’AIRP. Venti secondi appena di pellicola, ma ancora una volta istituzioni, professionisti e confronto pubblico.
Sono frammenti brevissimi. Eppure raccontano qualcosa di molto attuale. Le Relazioni pubbliche nascono anche come professione della relazione: tra organizzazioni e istituzioni, tra imprese e società, tra professionisti e media. E, parallelamente, nasce la necessità di definire competenze, identità e responsabilità della professione. È un percorso che conduce direttamente alla storia di FERPI. Nel 1958 l’AIRP, prima associazione professionale italiana, lascia il posto all’UNERP; nel 1968 questa diventa FIRP e nel 1970, insieme alla FIERP, dà vita alla FERPI.
Non è un caso che tra le cinque tesi costitutive di FERPI del 1970 figurassero temi come lo sviluppo professionale, i rapporti con il giornalismo e la stampa, il riconoscimento della professione e i suoi contenuti deontologici. Questioni che, con linguaggi naturalmente diversi, continuano a interrogarci. Forse è questo il vero interesse dell’Archivio Luce: non soltanto mostrarci com’erano le Relazioni pubbliche, ma ricordarci da quanto tempo stiamo cercando di capire che cosa significhi farle bene.
E mentre scorrono quelle immagini in bianco e nero, viene spontaneo chiedersi: quali saranno, tra sessant’anni, i frammenti che racconteranno la nostra professione di oggi?