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Il pallone è sgonfio: ricette per uscire dalla crisi

26/06/2006

La sintesi di Roberta Dellavedova sul dibattito dell'ultimo “Fuori Orario” dedicato alla comunicazione di crisi nel mondo del calcio.

Come già annunciato in questo sito, Martedì 20 giugno, nella consueta cornice del RITACaffè di Milano, si è svolto il settimo appuntamento del  ciclo Fuori Orario, l'iniziativa promossa da Ferpi Lombardia che in questa occasione proponeva il tema: Il pallone è sgonfio: quale comunicazione serve?.Sono intervenuti: Luigi Norsa socio Ferpi, esperto di Crisis Management (Luigi Norsa & Associati srl) e Giovanni Paci giornalista esperto di crisi (Corriere Economia-Corriere della Sera). Moderatore del dibattito: Filippo De Caterina, Delegato Ferpi per la Regione Lombardia, responsabile della comunicazione di L'Orèal Italia.
Ecco i principali spunti emersi dall'interessante e vivace dibattito.
Il sistema calcio è sotto accusa. Gli scandali emersi nelle ultime settimane pongono seri interrogativi sulla solidità etica e morale dei suoi protagonisti. Il pallone è sgonfio? Pare proprio di sì.
Al dissolversi della nebbia che gravava sul sistema calcio, affiorano giorno dopo giorno particolari importanti sul sistema di relazioni costituito. Il calcio come fenomeno mediatico è diventato oggetto esso stesso di un meccanismo mediatico feroce che ne ha svelato impietosamente gli aspetti meno nobili.
Partendo da queste considerazioni, è d'obbligo quindi chiedersi come sia possibile adesso gestire/superare la crisi e soprattutto come possa essersi creato il meccanismo di connivenza tra gli attori coinvolti.
Risponde per primo Giovanni Paci con un dato di fatto che sembra una provocazione. Tutti gridano ad uno scandalo che in realtà non c'è. Le aziende spesso tendono a relazionarsi con i media esercitando la propria influenza in una continua altalena di rapporti di potere dove, se da un lato il giornalista ottiene informazioni di prima mano, l'azienda riesce a veicolare le proprie notizie.
Alla fine, aggiunge Norsa, non emergeranno fatti veramente rilevanti anche se è incontrovertibile che sia stato svelato un sistema di connivenze poco edificanti. La sensazione che si percepisce, però, è che la gente  continuerà comunque a tifare e a seguire il gioco del calcio. Il tifo infatti rimane una fede che trascende. Nonostante tutto.
Ciò si riflette, come osserva De Caterina, nelle affermazioni dei commentatori-giornalisti, molti dei quali si auspicano che la crisi possa essere presto superata magari grazie ai Mondiali. Si avverte quindi la fretta di lasciarsi tutto alle spalle il più velocemente possibile con la netta sensazione che lo si voglia fare senza però affrontare seriamente il problema. Evidentemente il punto di vista del tifoso tende ad emergere rispetto a quello del giornalista.
La crisi però è scoppiata. E questo è un fatto. Per Paci, la crisi verrà naturalmente superata, qualcuno pagherà e i club più importanti non ne verranno più di tanto colpiti.
Ogni società di calcio ha reagito per affrontare la crisi anche se in modo differente. Eccone due esempi:
-  la Juventus ha subito destituito e disconosciuto il consiglio di amministrazione perché solo con l'eliminazione delle vecchie figure di potere, la società è ora in grado di guardare al futuro;
-  il Milan, invece dall'altro lato, nega, fugge e minimizza.
Da ciò nasce però la considerazione di Norsa nei confronti anche di altre manifestazioni sportive, che si svolgono al di fuori del mondo calcistico, dove è risaputo che il risultato finale non dipende esclusivamente dalla prestazione sportiva sul campo. Comportamenti ambigui non solo quindi nel mondo del pallone ma anche in altre discipline sportive.
Attualmente pare che solo la magistratura sia l'unica chiave utile per far saltare gli schemi. Se per Paci il problema vero è nel sistema, Norsa si interroga se per la gente che guarda il calcio vincere con disonore stia diventando meglio che perdere con onore. Infatti, in un momento in cui il calcio sembra sempre meno un sport, spettacolarizzato all'eccesso e dove spesso regna furbizia e malaffare, la magistratura non può che diventare l'unico "grimaldello" a disposizione.
Il pubblico presente all'incontro si interroga sulla questione delle intercettazioni come strumento di indagine e soprattutto sulla loro diffusione attraverso i media, in particolar modo la carta stampata. Se è vero che i giornali le pubblicano perché di principio "fanno il proprio lavoro" è altrettanto vero che facendolo rischiano di alimentare il gossip che nulla ha a che fare con i fatti contestati dalla giustizia. A fronte dell'opportunità o meno di diffondere il contenuto delle intercettazioni, Paci osserva però, che un giornale non può permettersi di "bucare" del materiale che invece tutti gli altri giornali hanno e pubblicano. L'uso spregiudicato delle immagini e del linguaggio, osserva De Caterina, è ancora purtroppo estremamente diffuso.
Quale potrebbe essere quindi il ruolo dei comunicatori? Essere coscienti dei meccanismi che muovono il sistema sapendo però di non poterli modificare, come osserva Norsa. Dopo Tangentopoli, infatti, sono scoppiati nuovi scandali proprio perché venivano replicati sempre gli stessi immutati schemi. I casi sono venuti alla luce solo ponendo l'evidenza dei fatti di fronte all'opinione pubblica.
Il calcio si svela d'un tratto senza più regole, impunito e privilegiato in materia di bilanci e pressione fiscale e dove professionisti, che avrebbero dovuto garantirne una comunicazione efficace e trasparente, sembra non si siano nemmeno posti il problema di gestire una crisi che rischia di lasciare un solco profondo.
Si avverte quindi un forte bisogno di trasparenza soprattutto in relazione ai compensi di dirigenti e calciatori troppo spesso gonfiati artificiosamente.
Il nostro calcio avrà mai il perdono sociale? Per Norsa potrà averlo solo se prometterà di non reiterare più comportamenti che violano le legalità e l'etica, scontando la propria penitenza e risarcendo chi direttamente o indirettamente è stato danneggiato.
Roberta Dellavedova

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