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Imprese: strategie di architettura ‘verde’ senza comunicazione

24/06/2009

In aumento i green headquarter, le aziende più consapevoli e attive sul fronte della sostenibilità come vantaggio competitivo. Ma c’è pudore nel comunicare questo impegno ai consumatori.

Convertirsi in un’azienda eco-compatibile per distinguersi dai competitor, attirare i consumatori ed essere artefici di un futuro sostenibile e consapevole. È questo il processo di apertura culturale in atto tra le aziende italiane rilevato da un ricerca di Mark Up. La rivista dell’editrice Il Sole 24ORE che dopo aver esplorato la sensibilità ambientale dei venditori al dettaglio (con un’indagine sui green store pubblicata lo scorso marzo) ha passato in rassegna l’atteggiamento delle aziende verso i temi legati al rispetto dell’ambiente.


È un fenomeno certamente positivo quello segnalato da Mark Up. “Del resto è il mercato che lo chiede – spiega il magazine: solo il 3% dei consumatori interpellati da una ricerca della Arthur D. Little non ritiene importante l’impegno di un’azienda nella sostenibilità ambientale”. C’è quindi nei consumatori una tangibile aspettativa verso l’operato delle imprese, le quali si impegnano in programmi di relazioni e di sviluppo sostenibile per il bene della società e del loro business.


Un’attività dove i temi più frequentati sono la tracciabilità del prodotto, la riduzione delle emissioni di CO2 nella produzione industriale, la sicurezza sul lavoro e la collaborazione con organizzazioni onlus. A cui da ultimo si è aggiunta un’attenzione particolare nella realizzazione o ristrutturazione di edifici nel segno della eco-compatibilità: i cosiddetti “green headquarter”.


L’indagine però fa emergere anche un elemento di seria preoccupazione: la mancata comunicazione del loro impegno ambientale da parte delle imprese, “evidenziata dalla poco conoscenza dei consumatori sulla sostenibilità ambientale coltivata dalle aziende. Secondo una ricerca Henkel condotta da Target Research, il 32% degli italiani ritiene di conoscere le aziende sostenibili, contro un 68% che viceversa ne ignora l’identità verde”, commenta Mark Up. E aggiunge: “l’impegno non viene il più delle volte esplicitamente comunicato quasi a voler sottolineare un senso di pudore e riservatezza che evidenzia quanto le imprese, pur attive in questo ambito, non ritengano necessario rendere note le loro iniziative”.


Quale siano le cause e le possibili soluzioni Mark Up non lo dice. Ma ogni professionista della comunicazione può comunque tirare le sue giuste conclusioni. Propone invece, la rivista, una tendenza internazionale e un caso di eccellenza italiana. La prima è in atto in California dove sta per essere introdotto un regolamento che obbliga le nuove costruzioni, sia residenziali che commerciali, ad allinearsi ai requisiti dei sistemi di certificazione Leed (Leadership in Energy and Environmental Design, ovvero un sistema di rating dell’edilizia sostenibile) e Green Point Rated Standard, con un risparmio di 60 mila tonnellate di CO2.


Un altro Paese “in profumo” di edilizia ecologica è il Regno Unito, dove il governo vuole adottare nuove priorità in materia di progettazione, con l’intenzione di portare tutti gli edifici a emissioni zero entro il 2016. L’esperienza di sostenibilità italiana – “fra le tante presenti in molti settori”, sottolinea Mark Up – è quella della Savno (Servizi ambientali Veneto Nord orientale) di Conegliano Veneto (Treviso). Quella che nei primi mesi di quest’anno ha concluso la costruzione della sua sede sociale (nella foto), realizzata interamente con materiali provenienti dalla raccolta differenziata.


Rosario Vizzini – Cultur-e

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